venerdì 26 maggio 2017

Italia
Il 27 maggio la visita del Pontefice a Genova. Nell’abbraccio della Madonna della guardia
L'Osservatore Romano 
(Marco Granara, Rettore del santuario della Madonna della guardia) Avevamo in progetto un pellegrinaggio a Roma, da Genova e dal suo santuario, in occasione del centenario (maggio 1917-2017) dell’arrivo della Madonna della Guardia nei giardini vaticani, voluta dai genovesi e dal loro concittadino Giacomo Della Chiesa, Benedetto XV. Ma Papa Francesco ci ha preceduto con la notizia di un suo viaggio a Genova per la stessa data. Grande gioia! Non c’è dubbio, da parte di tutta la città, della diocesi e del santuario «principe della ligure terra», come lo aveva definito il Papa genovese. Il viaggio previsto verso Roma sarà solo rimandato e sarà per Genova un’altra occasione per restituire visita e gratitudine al Pontefice.Ora, in occasione dell’arrivo di Francesco, è doverosa una congrua riflessione. Genova, storia della Guardia, Chiesa e papato, protagonismo popolare... Potrebbero essere questi i titoli che, articolati e un po’ riletti, hanno da dire molto al nostro cammino di oggi.
La fine del Quattrocento — e precisamente il fatidico 29 agosto 1490, data dell’apparizione della «Madre di Gesù Cristo», come si dichiara a un modestissimo contadino della Val Polcevera — trova un mondo che comunque è sostanzialmente circoscritto intorno al Mediterraneo. Genova, repubblica marinara, commerciale e competitiva, si ritrova al centro di questo mondo. Enfatizzando un po’ e con tutti i limiti di quanto veniamo dicendo, Genova poteva considerarsi in qualche modo la capitale economico-finanziaria del mondo di allora. Le monarchie del nord Europa facevano riferimento alla banche genovesi per i loro affari finanziari. Pur tra mille contraddizioni, anche politiche ed economiche, la città coleva ostentare il suo ruolo di “superba”, come da allora cominciò ad appellarsi. Ma questa forma di contraddittoria grandezza strideva con la complessità del degrado morale e religioso che la dilaniava. E non era solo di Genova questa situazione di divario tra realtà civile, religiosa e sociale e la conclamata appartenenza formale alla fede cristiana. Tutta la Chiesa si poteva dire in crisi. Papi e vescovi, preti e religiosi, il popolo stesso, nelle sue articolazioni di plebe e di aristocrazia, erano allo sbando. C’era una grande richiesta di riforma. Eravamo a due passi della tragica spaccatura protestante e, contemporaneamente, anche nella Chiesa emergevano qua e là germi di seria riforma cattolica.
In questo contesto per Genova — essa stessa “superba” e religiosamente “squinternata in crisi” — si affacciano due iniziative che partono dalla provvidenza di Dio e, per altre strade, vogliono spingere alla ricostruzione sul Vangelo di una realtà così contraddittoria. Per la Genova della nobiltà e dell’alta borghesia sono gli anni di Caterinetta Fieschi, la grande santa mistica e riformatrice. E per la società popolare e contadina spunta l’iniziativa di Maria verso l’umile Benedetto Pareto sul monte Figogna, il monte “della Guardia”. Già questo appellativo dato a uno svettante monte brullo e prospiciente un orizzonte immenso, era significativo da sempre. Da questa cima, da tempo immemorabile, si avvistavano pericoli imminenti di navi corsare o comunque di eserciti nemici. Un punto simbolico e profetico per preavvertire la popolazione di ogni tipo di pericolo imminente, per difenderlo da sempre nuove possibili piraterie.
In questo luogo e in questo contesto ideale si inserisce la storia del mandato di Maria a un modesto contadino di «costruire lì» per lei e con lei una semplice cappella. Notizia registrata da un documento notarile del 1530 e conservato. Un racconto scarno ed essenziale, senza fronzoli devozionistici, senza messaggi particolari. Il modesto contadino, Benedetto Pareto, si impaurisce, si schermisce, si dichiara impari al compito troppo gravoso per un poveretto. La Madonna lo rincuora: «Non avere paura, sarai aiutato da ogni parte». Da qui la sua disponibilità e, dopo non poche difficoltà di ogni tipo, l’inizio dell’impresa.
È così che comincia dal monte della Guardia un’umile e preziosa impresa di «riforma e di ricostruzione ideale, umana e religiosa». Chi dicesse oggi al piccolo Benedetto Pareto di essere stato, suo malgrado, un riformatore religioso popolare, troverebbe un contadino che si schermisce incredulo.
Da questo paradigma di partenza si può rileggere la storia del ruolo della società umile, popolare e contadina, nello sviluppo dell’umanità stessa nel suo insieme. Umiltà unita a fede semplice e pura, alla base di enormi movimenti di valori, di ricostruzioni di famiglie, comunità religiose e civili, di solidarietà, di lavoro, di corresponsabilità politiche serie, di cultura di base solida e autentica.
Tutta la storia della Guardia ha questi connotati e questa valenza riformatrice e ricostruttrice. Il grande santo dei poveri — Luigi Orione — che dalla Madonna della guardia trovò ispirazione e sostegno, raccontò un suo sogno-visione significativo. Mentre saliva il monte Figogna di Genova, vide scendere dalla “montagna della Guardia” dei grandi rivoli e come dei fiumi d’argento lucentissimi e brillanti che quasi la coprivano, allargandosi verso la valle sino a dilagare oltre le colline e la pianura, tutto investendo di splendore. Il sogno — egli spiegava — voleva dire che la devozione alla Madonna della guardia, con crescendo meraviglioso, si sarebbe diffusa ovunque, oltre Genova e l’Italia, anche per l’attività della congregazione. Come di fatto poi avvenne.
Oggi, ecco la visita al santuario di un Papa figlio di emigranti, che spesso fa riferimento alla fede della nonna e degli anziani. Oggi arriva al santuario della Guardia un Papa che conosce le “guardie” argentine. Forse sa che ognuna di queste “Madonne della guardia”, con i loro santuari, le scuole per ragazzi poveri e le opere sociali connesse, sono originate dalle fede semplice e forte di uomini semplici e forti nella fede: i Pedemonte a Bernal, i Dellepiane a Rosario, i Macchiavello a Hurlingham, i Fontana a Florida, i Rossi a Vittoria, gli Oneto a Puerto Deseado in Patagonia, i Garibaldi, con le scuole di formazione per ragazzi poveri dedicate alla Madonna della guardia del Chaco, del Neuquen, della Patagonia. Una Madonna dei poveri, la Madonna delle periferie non solo topografiche. come lui le chiama. Una Madonna che sceglie uno scartato della vita per valorizzarlo, escludendo i superbi e mandando a mani vuote i ricchi, nello spirito evangelico e mariano più genuino che troviamo nel Magnificat.
In questa storia il Papa potrà trovare i “temi forti”, prevalenti e ricorrenti del suo pontificato: il vangelo come gioia per tutti e prima di tutto per i più poveri, il superamento della cultura dello scarto per la rivalutazione di un essenziale per tutti, la denuncia della mondanità come male alienante dagli ideali alti, la proposizione di una riforma di una Chiesa troppo spesso autoreferenziale e non missionaria, una Chiesa con le mani sporche, un clero con l’odore delle pecore.
Francesco mangerà con i poveri un pasto frugale ed essenziale, fatto con le mani e col cuore da una cooperativa, promossa dal santuario per valorizzare il lavoro debole. Un pasto simbolico, in continuità con la storia del santuario che i pranzi coi poveri ha promosso da tempi lontani e che, oggi, si è dotato di un ramo onlus denominato «Guardia/accoglienza onlus», perché le braccia e il cuore della Madre di Gesù possano essere in effetti sempre aperte ai suoi figli più deboli, nelle spirito e nell’insieme.

L'Osservatore Romano, 26-27 maggio 2017