venerdì 12 maggio 2017

Italia
Guardia costiera: è la politica che deve fermare la tragedia
Avvenire
(Daniela Fassini) «La soluzione in mare non c' è, non esiste: noi cerchiamo di curare un sintomo, salvando vite, ma la malattia si cura a terra ed è compito della politica ». Non usa mezzi termini il comandante generale della Guardia Costiera Vincenzo Melone, ieri in audizione al Senato, per spiegare «quella tragedia epocale» che si sta consumando sotto i nostri occhi. Risponde alle domande, spiega e racconta cosa succede a Roma (alla centrale operativa di coordinamento dei soccorsi) e in mare quando un barcone carico di migranti viene intercettato. È l' ultima audizione della commissione d' inchiesta che ha visto sfilare di volta in volta sul banco delle interviste, Ong italiane e straniere, militari della marina e, ieri, della Guardia costiera.
Al centro la bufera sollevata sui salvataggi e gli interventi di Sar, ricerca e soccorso, delle navi ong. «Non potete chiedere alla Guardia Costiera di governare il fenomeno » ripete Melone guardando negli occhi quei politici che vogliono capire cosa succede tra la sponda italiana e quella nordafricana e che martedì prossimo presenteranno un documento sulla chiusura dell' inchiesta. «Noi rispondiamo alle convenzioni e il nostro agire è governato dalle convenzioni - spiega - a prescindere dal governo in carica e dal colore politico». 
Melone cita anche il primo intervento di soccorso della Guardia costiera libica, mercoledì, davanti alle coste di Sabratha, dove, circa 500 migranti sono stati intercettati su un barcone di legno e riportati a Tripoli. Un' operazione che, denuncia la Ong tedesca Sea-Watch, in quel momento presente con la sua nave nell' area, ha messo a rischio la vita degli operatori umanitari stessi e pone molti dubbi sulla violazione dei diritti umani dei migranti. 
I tedeschi hanno diffuso in rete un video in cui si vede la nave della Guardia costiera libica sfiorare ad alta velocità la prua della Sea-Watch. Successivamente si vedono i migranti che erano sul barcone salire a bordo della motovedetta. «La ong tedesca ci ha ostacolato - risponde alle accuse il portavoce della marina libica - ha cambiato direzione in modo da incrociare la motovedetta della Guardia costiera». 
Melone aggiunge che «non posso essere colui che riaccompagna i migranti in Libia». «Vige il principio di non respingimento perchè la Libia non ha recepito la Convenzione di Ginevra - spiega - ha una situazione di crisi profonda e di guerra civile, e certamente il Paese o l' Mrcc (il centro di coordinamento della Guardia costiera a Roma, ndr) in generale che coordina l' operazione di soccorso non porterà le persone soccorse in Libia». I racconti dei migranti giunti dalla Libia sono drammatici: persone «in balia dei barbari» che «picchiano selvaggiamente chi è in attesa di partire». Migranti venduti o uccisi da una banda di trafficanti umani all' altra. Intanto Msf risponde alla «bufera di accuse ». 
Secondo indiscrezioni, sarebbero proprio alcuni membri della organizzazione non governativa medica nel mirino delle indagini della Procura di Trapani. Si parla di 'operazioni sospette', soccorsi avvenuti senza l' autorizzazione della centrale operativa della Guardia costiera di Roma. «Come abbiamo più e più volte ripetuto, le nostre operazioni in mare avvengono alla luce del sole, nel rispetto e sotto gli obblighi del diritto internazionale marittimo, con il coordinamento delle autorità competenti - rispondono alle accuse - E servono a salvare vite umane ». Basta criminalizzare i poveri e chi li aiuta, esorta il direttore di Caritas Ambrosiana, Luciano Gualzetti. «Le ong fanno ciò che dovrebbero fare le istituzioni».