sabato 27 maggio 2017

L'Osservatore Romano
(Nicola Gori) Un tempo era “la superba”, la “dominante dei mari”. Al punto che persino Londra e l’Inghilterra nel dodicesimo secolo vollero issare sulle loro navi la bandiera con la croce rossa di san Giorgio, simbolo dell’antica repubblica marinara. Negli ultimi decenni ha perduto migliaia di residenti e di lavoratori, perché anche qui la crisi si è fatta sentire. Ma non ha mai perso la tenacia e la fierezza che caratterizza i suoi abitanti. È questa la Genova che ha incontrato Papa Francesco in visita pastorale sabato 27 maggio.Il Pontefice è stato accolto da un abbraccio più forte di quello che lega la città al mare. E si è commosso davanti a quel porto da cui suo padre partì alla volta dell’Argentina. La non lontana Lanterna, il mitico faro che domina Genova dal lontano 1128, ha fatto da spettatore a tutta la visita. È stata testimone muta di tutte le vicende dei genovesi, dai momenti più bui della storia fino ai fatti recenti. Ed era l’ultima luce che si spegneva all’orizzonte per milioni di emigrati che partivano per le Americhe.
Forse anche per questo come prima tappa Francesco ha significativamente scelto lo stabilimento dell’Ilva di Cornigliano, dove ha incontrato il mondo del lavoro. Del resto la città nel secolo scorso è stata un centro di riferimento per migliaia di persone in cerca di impiego. I suoi cantieri erano l’approdo per tanta gente di ogni parte d’Italia e non solo. Ora che un lento declino ha segnato la situazione occupazionale, il Papa è venuto a riaccendere la speranza. Anche perché la Chiesa locale ha sempre avuto un occhio di riguardo verso i lavoratori che si trovavano in condizioni di disagio. Restano indimenticati gli interventi del cardinale Giuseppe Siri, l’arcivescovo il cui ricordo è ancora vivo tra le famiglie della zona del porto. Lo consideravano un difensore dei loro diritti nei confronti di quanti pensavano solo al profitto. Ma anche la Chiesa degli ultimi decenni, guidata dal cardinale Angelo Bagnasco, ha avuto molte attenzioni e ha mostrato solidarietà concreta verso quanti stanno perdendo il posto.
Atterrato alle 8.20 all’aeroporto Cristoforo Colombo, proveniente da Ciampino, il Pontefice è stato accolto dal cardinale Bagnasco, dal presidente della Regione, Giovanni Toti, dal prefetto di Genova, Fiamma Sperna, dal sindaco Marco Doria, e dal direttore dello scalo Paolo Sirigo. Lo accompagnavano gli arcivescovi Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, e Gänswein, prefetto della Casa Pontificia, e monsignor Sapienza, reggente della Prefettura.
In automobile Francesco ha raggiunto il vicino complesso siderurgico dell’Ilva, dove una grande folla di fedeli è giunta da ogni parte della regione per ascoltare le sue parole. Alcuni indossavano la tuta da lavoro, con tanto di elmetto protettivo blu o giallo in testa e le bandierine con i colori del Vaticano pronte per essere sventolate. All’interno, a bordo di una vetturetta elettrica il Papa ha attraversato il padiglione 11, normalmente utilizzato come deposito dei rotoli d’acciaio e ristrutturato per l’occasione. Salutato dalla “ola” dei 3500 presenti, ha risposto alle domande di un imprenditore, una rappresentante sindacale dei precari, un lavoratore e una disoccupata, particolarmente commossa. Con tutti loro Francesco ha voluto pregare il Veni creator Spiritus, aggiungendo a braccio all’espressione «Vieni padre dei poveri», “padre dei lavoratori e delle lavoratrici”. Come segno di gratitudine gli operai hanno realizzato un pastorale d’acciaio che viene consegnato a Francesco al termine della messa pomeridiana in piazzale Kennedy.
Sempre in automobile il Papa si è quindi trasferito nella cattedrale di San Lorenzo, dove lo attendevano tredici vescovi della Liguria, tra cui l’ausiliare di Genova, monsignor Nicolò Anselmi, il clero, i religiosi, le religiose e i seminaristi. All’esterno cori da stadio che invocavano “Francesco Francesco” e un grande sventolìo di bandiere con il volto del Pontefice. All’interno erano quasi millesettecento i presenti. Tra loro anche esponenti di altre confessioni e due imam in rappresentanza della comunità musulmana. Tantissime le suore: molte di loro si sono scattate foto-ricordo con i tablet e gli smartphone e gli hanno donato un mazzolino di fiori.
Dopo il benvenuto rivoltogli dal cardinale Bagnasco, il Pontefice ha risposto per oltre un’ora e mezza alle domande di due sacerdoti, di una religiosa e di un cappuccino. Ma prima Francesco ha voluto fare memoria dell’attacco contro i cristiani copti in Egitto del giorno precedente, invitando a recitare un’Avemaria per le vittime.
Dopo l’incontro in cattedrale, il Pontefice si è diretto in auto al santuario della Madonna della Guardia, distante circa venti chilometri. Sorge sul monte Figogna, a più di ottocento metri di altezza, in quello che anticamente era un punto strategico per osservare navi o eserciti nemici che potevano minacciare la città. Ma dal 29 agosto 1490, quando Maria apparve a Benedetto Pareto, un contadino di Livellato, quella che un tempo era la periferia più estrema di Genova è diventata il luogo più caro a tutti i liguri. Da allora la Madonna veglia, fa la “guardia”, a quanti vivono nella regione.
Oltre 2700 giovani dalle parrocchie di tutta la provincia genovese, insieme al mondo delle associazioni e dello scoutismo, sono arrivati a piedi, marciando per quattro chilometri. Lungo la strada che dalla Valpolcevera porta sulla cima, in centinaia hanno salutato il passaggio del Pontefice, che ha percorso gli ultimi cinquecento metri a bordo della papamobile. All’arrivo ha trovato i giovani che lo attendevano fin dall’alba indossando una maglietta azzurra. «Hanno sfumature diverse ma ricordano il colore del mare, che è anche il colore di Genova», spiega uno di loro. Durante l’attesa, sotto il sole, hanno improvvisato canti e seguito da uno dei maxischermi sul piazzale del santuario la diretta radiotelevisiva sulla visita.
Francesco è stato accolto dal rettore, monsignor Marco Granata, mentre dalle prime file all’esterno della chiesa  sono stati sollevati  22 cartelli a formare la scritta: «Ti vogliamo un mare di bene». E in questo clima di festa si è svolto l’incontro con i giovani della missione diocesana, introdotto dalle note di Danza alla vita, cantato e suonato da un picc0lo coro con chitarre che ha animato tutto l’appuntamento. Il Pontefice ha risposto a quattro domande, rivoltegli da due ragazze e due ragazzi.
Infine in privato, nella sala del caminetto, ha pranzato con centotrenta ospiti d’eccezione: undici detenuti, dei quali cinque provenienti dal carcere di Marassi, e sei dalla casa circondariale di Pontedecimo (quattro donne e due uomini). Sono stati scelti tra quanti hanno da scontare le pene più lunghe e non possono beneficiare di misure alternative o di semi libertà. Al pranzo — organizzato dalla cooperativa sociale San Giorgio — c’erano anche poveri, rifugiati e senza fissa dimora, assistiti dalle associazioni ecclesiali diocesane. Per l’occasione gli accompagnatori e i volontari che li seguono quotidianamente hanno servito come camerieri il pasto, con le immancabili trofie al pesto preparate da un noto ristoratore locale. Attorno alla tavola, a ferro di cavallo imbandita in bianco, anche un posto per la piccola Agnese di otto mesi che con la sua mamma originaria della Guinea è ospite della casa famiglia Papa Giovanni che sorge proprio presso il santuario.
Tutta la città e la diocesi sono state coinvolte per la giornata del Papa. Tra i volontari, molti quelli che operano nelle parrocchie ma anche nei movimenti ecclesiali e nelle associazioni dei militari in congedo. Molti avevano al collo il fazzoletto degli scout, altri in testa il cappello degli alpini, altri ancora indossavano le divise delle Misericordie e delle organizzazioni del volontariato sociale. Insomma tutto il tessuto cittadino ha voluto darsi da fare e tra i “doni” più significativi dedicati al Pontefice, quello dei gelatieri artigianali genovesi che hanno realizzato due creazioni originali ispirate a sapori dell’America latina: un gelato a base di dulce de leche e una granita al mate.
L'Osservatore Romano, 27-28 maggio 2017.