martedì 23 maggio 2017

Italia
Con l’aiuto dello Spirito. Alla Conferenza episcopale italiana il Pontefice chiede di camminare insieme. Bassetti, Brambilla e Montenegro i nomi della terna per la presidenza
L'Osservatore Romano
Gualtiero Bassetti, Franco Giulio Brambilla e Francesco Montenegro: sono i nomi che, in ordine di preferenza, compongono la terna eletta a norma dello statuto della Conferenza episcopale italiana (Cei) e proposta al Papa oggi, martedì 23, per la nomina del nuovo presidente.
Il cardinale arcivescovo di Perugia - Città della Pieve, il vescovo di Novara e il cardinale arcivescovo di Agrigento sono risultati rispettivamente primo, secondo e terzo eletto nella seconda giornata di lavori della settantesima assemblea, che si erano aperti nel pomeriggio del 22 maggio in Vaticano, nell’Aula nuova del Sinodo, con un intervento del Pontefice. Rispondendo al saluto del presidente uscente — il cardinale Angelo Bagnasco, che ha guidato l’episcopato per un decennio nel corso di due mandati — Francesco ha improvvisato un breve discorso, al termine del quale ha invitato i non vescovi a uscire per poter intavolare con gli aventi diritto un dialogo a porte chiuse protrattosi per oltre due ore. Un dialogo — come ha detto lo stesso Papa prima di intimare l’extra omnes che ha suscitato l’applauso dei presenti — incentrato sulla sincerità «come abbiamo fatto l’altra volta, che è uscito tanto bene e mi ha fatto bene», nel quale «si domandano le cose chiaramente, senza paura». Perché «quando non c’è il dialogo, quando quello che presiede non permette il dialogo, semina il chiacchiericcio ed è peggio», ha spiegato.
Da qui l’esortazione: «Dialoghiamo tra noi. Da parte mia, sono disposto ad ascoltare anche opinioni che non siano piacevoli per me, ma con tutta libertà, con tutta libertà». Anche perché — ha aggiunto — «secondo la più bella definizione, il Papa è il servo dei servi di Dio. E questo è quello che devo fare oggi, rispondendo alle vostre domande, alle vostre preoccupazioni».
Al termine della sessione Francesco ha quindi voluto che fosse consegnato ai vescovi il testo che aveva preparato. «Più una meditazione che una introduzione» l’ha definita, assicurando di averla scritta «con la volontà, soltanto, di aiutare la Conferenza ad andare avanti e così dare più frutti» e di averla consegnata «perché la portiate, le leggiate e facciate una meditazione. È un servizio», ha aggiunto il Pontefice.
Nel testo lasciato ai presuli ha augurato loro «che queste giornate siano attraversate dal confronto aperto, umile e franco. Non temete — ha esortato — i momenti di contrasto: affidatevi allo Spirito, che apre alla diversità e riconcilia il distinto nella carità fraterna. Vivete la collegialità episcopale, arricchita dall’esperienza di cui ciascuno è portatore e che attinge alle lacrime e alle gioie delle vostre Chiese particolari».
Del resto — ha fatto ancora notare — «camminare insieme è la via costitutiva della Chiesa; la cifra che ci permette di interpretare la realtà con gli occhi e il cuore di Dio; la condizione per seguire il Signore Gesù ed essere servi della vita in questo tempo ferito».
Per Francesco, infatti, «respiro e passo sinodale rivelano ciò che siamo e il dinamismo di comunione che anima le nostre decisioni. Solo in questo orizzonte possiamo rinnovare davvero la nostra pastorale e adeguarla alla missione della Chiesa nel mondo di oggi; solo così possiamo affrontare la complessità di questo tempo, riconoscenti per il percorso compiuto e decisi a continuarlo con parresia».
L'Ossrvatore Romano, 23-24 maggio 2017