lunedì 22 maggio 2017

Italia
Bari-Mosca, il viaggio del Santo. Il vescovo Hilarion "Una grazia ricevuta dopo l' incontro tra il Papa e Kirill"
Repubblica
(Rosalba Castelletti) Le campane di tutte le chiese di Mosca hanno suonato a festa per salutare l' evento storico reso possibile grazie all' incontro un anno fa all' Avana tra papa Francesco e il patriarca Kirill: una parte delle reliquie di San Nicola ieri ha lasciato per la prima volta in quasi un millennio Bari ed è arrivata in Russia dove non c' è santo più venerato. La reliquia, un frammento di 13 centimetri della costola sinistra, «dalla parte del cuore», è stata deposta in uno scrigno realizzato appositamente in Russia.
Dopo una liturgia solenne nella Cripta della Basilica di Bari presieduta dal metropolita Hilarion Alfejev, emissario del patriarca Kirill, una folta delegazione ha accompagnato in volo la reliquia da Bari sino a Mosca: l' arcivescovo di Bari-Bitonto e delegato pontificio per la Basilica di San Nicola monsignor Francesco Cacucci, il priore della Basilica di San Nicola padre Ciro Capotosto, il sindaco di Bari Antonio Decaro e il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, oltre a Hilarion e a una delegazione del Patriarcato. A Mosca il reliquiario è stato trasferito alla Cattedrale del Cristo Salvatore, dove il patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill ha celebrato una funzione solenne. Protettore di mercanti e viaggiatori, carcerati e condannati senza colpa, poveri e ragazze da marito, San Nicola il Miracoloso, Cjudotrvorets, è l' unico in Russia a essere chiamato anche "portatore di santità". 
Il suo culto nella Federazione, sopravvissuto persino ai decenni dell' ateismo sovietico, si diffuse sotto Vladimir il Grande molto prima che 62 marinai baresi ne trafugassero 930 anni fa le reliquie dalla città licia di Myra e le depositarono il 9 maggio a Bari. La Traslazione delle Reliquie, secondo il calendario giuliano, in Russia si festeggia il 22 maggio. Non a caso la processione dei pellegrini inizia oggi. Oltre 2mila agenti di polizia e della Guardia Nazionale e oltre 10mila volontari sono stati mobilitati per assistere i fedeli che a migliaia vorranno inginocchiarsi davanti alla reliquia che resterà a Mosca fino al 12 luglio per poi essere trasferita a San Pietroburgo e fare ritorno in Puglia il 28 luglio.
«Il significato di questo evento è inestimabile. Una grazia di San Nicola al popolo russo, ma anche uno dei risultati dell' incontro a Cuba tra papa Francesco e il patriarca Kirill lo scorso anno». Così il metropolita Hilarion Alfejev, l' emissario e stretto collaboratore di Kirill, il patriarca di Mosca e di tutte le Russie, definisce il trasferimento delle reliquie di San Nicola dal capoluogo pugliese sino in Russia. Partito sabato per Bari, è stato proprio Hilarion, presidente del dipartimento delle Relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca, ad accompagnare un frammento del costato del Santo sino alla Cattedrale del Cristo Salvatore.
Chi spera che questo viaggio apra la strada a un prossimo incontro in terra russa tra Francesco e Kirill dovrà però aspettare. «Per ora non c' è un nuovo vertice in agenda», ha detto il metropolita a Repubblica. 
Eminenza, perché San Nicola è così importante per la Chiesa ortodossa russa? 
«San Nicola il Miracoloso è il santo più venerato in Russia. Basti vedere il numero di chiese e icone a lui consacrate. Lo celebriamo non solo in dicembre, ma già dell' XI secolo abbiamo inserito nel nostro calendario ecclesiastico una festa in maggio per ricordare la traslazione delle reliquie da Myra a Bari avvenuta 930 anni fa. A differenza di altri santi, Nicola viene festeggiato due volte, un riconoscimento speciale tra i credenti russi. L' arrivo della reliquia è una grazia del santo al popolo russo, ma anche uno dei risultati dell' incontro a Cuba tra il patriarca Kirill e papa Francesco». 
Quali altre fondamenta ha gettato quell' incontro? Come prosegue il dialogo tra le due Chiese? 
«C'è la volontà di proseguire questo dialogo, come conferma la dichiarazione congiunta firmata da papa Francesco e dal patriarca Kirill all' Avana. L' incontro ha aperto nuovi orizzonti per estendere la cooperazione comune. Le nostre due Chiese si trovano ad affrontare le stesse sfide. Il dialogo riguarda soprattutto il lavoro congiunto per far fronte a queste minacce». 
C'è in agenda un nuovo faccia a faccia? 
«Per ora quest' ipotesi non è in discussione. Al momento vogliamo portare a termine i temi discussi durante l' incontro di Cuba. Ma, credetemi, è stato estremamente importante preparare il primo incontro tra i capi delle due Chiese dopo lo scisma. Il prossimo incontro sarà più facile da organizzare». 
Quali sono le sfide che accomunano le due Chiese? 
«La principale è la sfida del terrorismo sotto gli slogan islamici, sfida che adesso affrontano i popoli in Medio Oriente, Africa e Asia. In sostanza assistiamo al genocidio dei cristiani. Dobbiamo innanzitutto unire i nostri sforzi per proteggere i cristiani oggi minacciati. La seconda sfida è senz' altro il secolarismo militante e bellicoso che sta prendendo sempre più piede in Europa e che tenta di relegare la religione ai margini. Il secolarismo tende a minare non solo le basi della religione, ma anche le fondamenta della vita umana e della famiglia. La tutela della vita umana dalla fecondazione fino alla morte è uno dei compiti delle due Chiese». 
La battaglia della Chiesa russa ortodossa contro il secolarismo in Russia viene spesso criticata dalla società civile che la considera un' interferenza nella vita laica. Come rispondete a queste critiche? 
«Partiamo dal presupposto che anche Gesù Cristo venne criticato quando predicava. Come diceva l' apostolo Pietro: "Chi soffre come cristiano, non si vergogni, anzi glorifichi Dio". Se qualcuno ci critica perché predichiamo le virtù cristiane non dobbiamo vergognarcene. È quando qualcuno ci critica sulla sostanza che dobbiamo prestare attenzione». 
Il Papa ha convocato l' ambasciatore ucraino presso il Vaticano dopo che il patriarca Kirill ha lanciato un appello a Bergoglio, all' Onu e agli stati del Quartetto Normandia contro due progetti di legge in discussione a Kiev. Ce ne può parlare? 
«Il primo legalizzerebbe l' esproprio delle chiese. È già successo: negli ultimi due anni ci sono già stati 40 casi, ma le diocesi che hanno presentato ricorso hanno sempre vinto le cause. Se sarà approvata, la legge sarà dalla parte degli oppressori. La seconda bozza obbliga la Chiesa Ortodossa del Patriarcato di Mosca, in quanto considerata Chiesa di un Paese "aggressore", a concordare con il governo la nomina di ogni sacerdote. Lo Stato ucraino potrà così delegittimare la Chiesa. Leggi simili non esistevano in Europa dal nazismo. Perciò confidiamo nel sostegno dei nostri fratelli cattolici e di papa Francesco».