domenica 28 maggio 2017

Avvenire
(a cura di Nello Scavo) «Anche i nostri occhi si sono asciugati, perché fisicamente o moralmente stiamo spargendo tante lacrime per tante ingiustizie». Le parole del cardinale Gualtiero Bassetti non sono una denuncia scontata. Parole pronunciate il 26 maggio in un luogo simbolo, durante l’incontro di preghiera interreligiosa per la pace, con i giovani di 24 nazionalità, tutti allievi dei Centri di formazione professionale 'Cnos.Fap Don Bosco', a Perugia.
Nel corso della prima uscita pubblica da presidente della Conferenza episcopale italiana nella diocesi della quale è pastore, l’arcivescovo del capoluogo umbro ha parlato di migranti, terrorismo, politica, ruolo della fede e abbraccio per gli ultimi.
Terrorismo uguale islam?
«Secondo me bisogna togliere un pregiudizio che è questo: terrorismo uguale islam e quindi uguale a fenomeno religioso. Il Papa ha detto molto chiaramente: chi si fa esplodere o chi compie un gesto terroristico, anche se l’ultima parola che dice è Allah, pronuncia la bestemmia più grande del mondo».
Il presidente della Cei ha voluto rivolgere un pensiero «a tutti i morti e i feriti a causa della violenza, delle stragi, degli attentati». È il caso dell’ultima tragedia, quella di Manchester, ieri, «che – ha osservato – non ha bisogno di commenti» ma che non deve impedire di vedere che «ogni giorno uno o due bambini profughi muoiono in fondo al mare e sono creature come noi, creature che vanno in cerca di pace, un po’ di benessere e tanto amore. È la storia tragica dell’umanità».
Accogliere per integrare.
«Integrazione vuol dire anche accoglienza. O facciamo una guerra perpetua o ci integriamo nell’amore e nella fraternità umana e cristiana. Io ho scelto con chiarezza questa seconda via».
Presiedendo la preghiera interreligiosa, Bassetti ha indicato l’esempio dei giovani in strutture come quella perugina. «È proprio da questo contesto in cui vivono i ragazzi, in cui sono educati e rispettati da tutti i punti di vista, che si può fare un’integrazione meravigliosa». Con un sogno concreto: «Fondare una civiltà nuova. Dobbiamo integrarci: le civiltà hanno bisogno di integrarsi e fondersi».
Fede strumentalizzata.
«Bisogna veramente riflettere sul fatto della religione e della fede», ha aggiunto il porporato ricordando episodi vissuti di persona: «Quando andavo all’Elba a trovare i mafiosi nel 41 bis (il regime di 'carcere duro', ndr) di Pianosa, la maggior parte di loro aveva la corona al collo e pregava, ma quale Dio pregavano con tutti i delitti che avevano commesso? La religione, staccata dalla fede diventa pericolosa perché in nome di Dio allora si può anche uccidere. Ma quale Dio?».
Perugia, città aperta
«Certamente essere arcivescovo di Perugia – ha affermato Bassetti – mi ha messo in una visuale della realtà molto ampia. A Perugia si parlano più di 100 lingue, c’è l’Università per Stranieri. Perugia anche in tempi non sospetti è stata una città accogliente e quindi tutto questo – ha ribadito il presidente dei vescovi italiani – è stato per me una buona scuola».
A scuola di politica. Per il bene comune
«Oggi in Italia i partiti sono molto fragili: tutti hanno aspetti buoni ma anche i loro limiti, quindi non si possono fare scelte precise». Gualtiero Bassetti ha lamentato la scomparsa delle scuole di politica, indicando però le urgenze e lo spirito con cui è necessario occuparsi della cosa pubblica.
«Occorre impegnarsi per la politica con la 'P' maiuscola, quella che, come diceva La Pira, si occupa di dare lavoro, casa, cure sanitarie e scuola alla nostra gente».
Quella telefonata di Francesco
«Pronto, sono Francesco: la disturbo?» Il cellulare di Gualtiero Bassetti squillò alle 7 del mattino. È cominciato così il rapporto fra il Papa e quello che sarebbe stato nominato dallo stesso Pontefice, nella terna votata dai vescovi italiani, presidente della nostra Conferenza episcopale. «Dopo quella telefonata che – ha reso noto Bassetti – arrivò prima della mia nomina a cardinale, alla quale non pensavo assolutamente, ci incontrammo nell’appartamento del Papa, dove discutemmo di tanti temi, parlando di tutto come fanno due fratelli. Prima di allora ci eravamo incontrati soltanto due volte: per la visita ad limina dei vescovi umbri e per un incontro del Pontefice con i giovani di Perugia, al quale seguì un pranzo dove ebbi modo di parlare a lungo con lui, stuzzicandolo su varie tematiche».
Proprio così, «stuzzicandolo», dice Bassetti dimostrando di sentirsi «esattamente come mi ha detto un mio sacerdote dopo la nomina, e cioè 'il più piccolo di tutti', quello che deve spendersi più di tutti gli altri per servire i fratelli e la Chiesa».