martedì 9 maggio 2017

Italia
Albino Luciani ricordato a Canale d’Agordo dal prefetto della Congregazione per il clero. Quel vento fresco di novità
L'Osservatore Romano
La chiesa parrocchiale di una piccola comunità è «come un’oasi di preghiera e di amore, nella quale le nostre anime trovano ristoro», dove «il cuore si disseta alle sorgenti della vita e scopriamo di far parte del gregge del Signore». Lo ha detto il cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per il clero, in occasione della messa celebrata per l’inaugurazione dei restauri della chiesa di San Giovanni Battista a Canale d’Agordo, sabato 6 maggio. Il più illustre “parrocchiano” della comunità locale è stato Albino Luciani, che «il Signore ha scelto, seppur per breve tempo, come buon pastore della Chiesa universale». Il porporato — che è postulatore della causa di beatificazione del servo di Dio — ha ricordato che Luciani venne «portato a questo fonte battesimale nel 1912, su quest’altare ha celebrato la sua prima messa nel 1935 e, sempre qui, nel 1959, festeggiò la sua consacrazione episcopale». Il cardinale Stella ha sottolineato che Giovanni Paolo I «con la sua semplicità e il suo sorriso impregnato di Vangelo, ha compiuto come un piccolo, iniziale, “restauro” della Chiesa universale». Bastarono infatti «pochi giorni di pontificato, perché soffiasse un vento fresco di novità, che raggiunse gli animi e i cuori di molti credenti». Luciani, infatti, richiamò la Chiesa intera «a spogliarsi di ogni forma di grandezza, per essere umile e povera come il suo Signore».
Il porporato ha fatto notare come mentre «nell’assemblea festosa dei santi egli contempla il volto del Signore», certamente «si starà rallegrando nel vedere la sua parrocchia d’origine restaurata e rinnovata». Ha poi citato l’Angelus del 10 settembre 1978: «Noi siamo oggetto, da parte di Dio, di un amore intramontabile. Dio ha sempre gli occhi aperti su di noi, anche quando sembra ci sia notte». Con queste parole, ha detto il cardinale, Giovanni Paolo I «ci parla del Signore come buon Pastore, che segue da vicino la nostra vita e ci difende dagli assalti del male e dalle paure della notte». Il brano evangelico della IV domenica di Pasqua «aggiunge un importante particolare: il buon Pastore non vuole rinchiuderci in un recinto che ci isola dal mondo e ci protegge dalle sfide della vita», ma al contrario, dopo «aver radunato le pecore, “le conduce fuori” e quando le “ha spinte fuori”, “cammina davanti a esse”, come guida sicura». Queste espressioni, ha aggiunto, «ci aiutano a cogliere il significato del nostro essere Chiesa».
È bello, ha detto ancora il cardinale, che «abbiamo potuto restaurare questo tempio di preghiera e che in questo luogo ci raduniamo per celebrare l’Eucaristia». Occorre ricordare però che la Chiesa «non è fatta di queste pietre materiali, ma, Chiesa, siamo tutti noi, gregge radunato dallo Spirito Santo in Gesù buon Pastore». In particolare, il cardinale ha sottolineato come il Signore non voglia «cristiani chiusi in un “sacro recinto”, che si limitano a celebrare dei riti, restando indifferenti al mondo che c’è fuori». Al contrario, il buon Pastore «ci conduce e ci spinge fuori, ci chiama cioè a vivere il vangelo dell’amore, della misericordia e del perdono, nelle situazioni quotidiane della nostra vita, nei luoghi di lavoro, nelle nostre relazioni familiari e sociali, e per le strade del nostro paese, non solo la domenica, ma anche dal lunedì, che la segue, fino al sabato».
Da parte sua il parroco, don Mariano Ballarin, nel saluto al cardinale, ha sottolineato come restaurare una chiesa sia per una comunità come rimettere Dio al primo posto. Ha poi invitato a riflettere su quello che hanno fatto le generazioni precedenti nel costruire la chiesa. Anche nei piccoli paesi, ha detto, essa è «sempre stata l’edificio più grande, più bello, più curato, perché niente era mai troppo per Dio».

L'Osservatore Romano, 9-10 maggio 2017