sabato 13 maggio 2017

Iraq
Parte la ricostruzione nel nord Iraq. Gli ulivi di Ninive
L'Osservatore Romano
È il primo passo per la ricostruzione della Piana di Ninive e il ritorno dei cristiani nei territori invasi nel 2014 dai miliziani del cosiddetto stato islamico. Nei villaggi di Bartella, Karemlash e Qaraqosh, la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) ha inaugurato in questi giorni tre cantieri per la ristrutturazione delle prime 105 case di famiglie cristiane sfollate. E ai proprietari è stata consegnata una pianta di ulivo da far crescere nel proprio giardino come simbolo di pace e di riconciliazione. «Non prestiamo attenzione alle voci di chi ci scoraggia, di chi vuole impedire la ricostruzione. Abbiamo una decisione ferma di tornare, nonostante tutte le sfide che ci attendono», ha detto l’arcivescovo di Mossul dei Siri, Yohanna Petros Mouche.
Nella chiesa di Mar Shmoni di Bartella, Philipp Ozores, segretario generale Acs, ha consegnato una pianta di ulivo a 35 famiglie, la cui casa nei prossimi giorni verrà ristrutturata dal Nineveh Reconstruction Committee (Nrc), un comitato composto da rappresentanti delle Chiese siro-ortodossa, siro-cattolica e caldea e da tre consiglieri nominati da Acs, con il compito di pianificare la ricostruzione di quasi 13.000 case distrutte dai fondamentalisti. «Questo è un momento decisivo: se perdiamo ora l’opportunità di riportare i cristiani nelle loro case nella Piana di Ninive, potrebbero decidere di lasciare l’Iraq per sempre», dichiara padre Andrzej Halemba, responsabile internazionale di Acs per il Medio oriente e presidente del Nineveh Reconstruction Committee.
A Bartella sono ben 1451 le case da ristrutturare: 75 completamente distrutte, 278 bruciate e 1098 parzialmente danneggiate. A Karemlash sono 754 le case da ricostruire: 89 del tutto distrutte, 241 bruciate, 424 parzialmente danneggiate. A Qaraqosh le case dei cristiani siro-cattolici da ristrutturare sono 6327 (ben 108 del tutto distrutte); quelle dei siro-ortodossi 400. «È la più importante opera di ricostruzione a beneficio di una comunità cristiana dalla caduta del muro di Berlino», ha commentato Alessandro Monteduro, direttore di Acs-Italia.
Il costo complessivo dell’operazione è di oltre 250 milioni di dollari e Acs ha già messo a disposizione un contributo iniziale di 450.000 euro che permetterà di ricostruire le prime cento case. Tale contributo rientra in un vero e proprio Marshall Plan, che comprende anche la fornitura di acqua, elettricità e viveri. «Oggi più che mai è essenziale aiutare le famiglie cristiane affinché non abbandonino l’Iraq, cancellando secoli di presenza cristiana», ha detto Monteduro. In questa prospettiva, Acs continua a sostenere il programma di distribuzione di aiuti alimentari alle 12.000 famiglie rifugiate a Erbil, Dohuk, Kirkuk, Zakho e Alqosh. Entro giugno la fondazione pontificia conta di distribuire oltre 2 milioni di euro di viveri agli sfollati di ogni fede religiosa.

L'Osservatore Romano, 12-13 maggio 2017