sabato 13 maggio 2017

India
Dalle organizzazioni cristiane un rapporto al consiglio delle Nazioni Unite sui diritti umani. Maggiore protezione per le minoranze in India
L'Osservatore Romano
Urge proteggere la vita, la sicurezza personale e i luoghi di culto della comunità cristiana indiana: è quanto viene ribadito in un rapporto intitolato «Minoranze ai margini: libertà di religione e comunità cristiana in India», elaborato da una rete di organizzazioni della società civile, congregazioni e ong che puntano a sensibilizzare il consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, in vista della revisione periodica di maggio che riguarda proprio l’India. La revisione periodica è un meccanismo del consiglio dell’Onu che mira a monitorare la situazione dei diritti umani per ognuno dei centonovantatré stati membri.
Il forum dei gruppi cristiani ha elaborato il rapporto dopo una serie di consultazioni svolte in varie parti del paese. Il documento si concentra sullo stato della libertà religiosa di cui gode la comunità cristiana. «Il governo indiano — afferma il rapporto — dovrebbe garantire che la vita, la sicurezza e i luoghi di culto della comunità cristiana siano protetti dagli attacchi e gli eventuali aggressori siano perseguiti secondo il diritto penale». Il forum, inoltre, auspica «un’azione legale rigorosa» nei confronti di tutti coloro che alimentano discorsi di odio con l'intento di incoraggiare violenze contro la comunità cristiana.
Il rapporto smentisce le presunte attività di proselitismo o la crescita esponenziale dei cristiani in India. Secondo il censimento effettuato nel paese, nel 2011, gli indù rappresentano il 79,8 per cento (966 milioni), i musulmani 14,23 per cento (172 milioni ), i cristiani 2,3 per cento (27 milioni), i sikh 1,72 per cento (20 milioni ), i buddisti lo 0,7 per cento (8,4 milioni), i jainisti 0,37 per cento (4,4 milioni), mentre altri culti minori, come parsi ed ebrei, costituiscono lo 0,6 per cento (7,9 milioni) su una popolazione complessiva di oltre 1,2 miliardi di persone. I dati — viene rilevato dal rapporto — mostrano che non c’è stata alcuna modifica significativa delle proporzioni della comunità cristiana all’interno della popolazione indiana, rispetto al precedente censimento del 2001. Stati con vaste comunità cristiane sono Meghalaya, Mizoram, Nagaland, Goa, Kerala, Jharkand, Chhattisgarh, Odisha, Isole Andamane e Nicobare Islands, anche se fedeli cristiani vivono in quasi tutti gli stati del paese asiatico. La comunità cristiana in India non è omogenea e i suoi membri appartengono a varie confessioni religiose. Molte comunità tribali e indigene, chiamate “adivasi”, originariamente animiste, si sono poi convertite al cristianesimo, così come i dalit. Nel contesto attuale, la popolazione cristiana indiana è composta in gran parte da dalit e cristiani tribali. Il rapporto riferisce anche dell’attuale contesto politico in India, delle vulnerabilità delle minoranze religiose, dello status dei cristiani tribali e dei dalit, della condizione delle donne cristiane, delle cerimonie di Ghar Wapsi (“ritorno a casa”, le riconversioni all’induismo) e delle leggi anticonversione.
Tra gli enti presenti nel forum che ha redatto il testo — riferisce l’agenzia Fides — vi sono la Franciscans International, Vivat International, la congregazione di San Giuseppe, Pax Romana, le Sisters of Charity Federation e la società di medicina cattolica missionaria. Tra i redattori che hanno stilato il rapporto «Minoranze ai margini: libertà di religione e comunità cristiana in India» vi sono due cattolici: padre Ajaya Kumar Singh, sacerdote e attivista per i diritti umani nello stato dell’Orissa, e John Dayal, giornalista.
Il rapporto, che sarà valutato questo mese dall’Onu, segue di pochi giorni gli episodi di violenza e intolleranza compiuti da gruppi estremisti indù in occasione delle festività pasquali. Secondo l’ong Christian Solidarity Worldwide «è preoccupante sentire che i cristiani nella democrazia più popolosa del mondo si trovino ad affrontare aggressioni da parte di gruppi fondamentalisti indù e perfino delle forze dell’ordine: la libertà di coscienza e il diritto di professare liberamente la propria fede è garantito dalla Costituzione indiana». A tal riguardo, gli attivisti dell’ong hanno esortato il governo indiano ad «agire con fermezza contro i gruppi fondamentalisti» e le forze dell’ordine a «proteggere, e non a colpire, le minoranze religiose».

L'Osservatore Romano, 12-13 maggio 2017