mercoledì 31 maggio 2017

Francia
Parte anche in Francia l’esperienza dei corridoi umanitari. Ecumenismo dell’accoglienza
L'Osservatore Romano
«Il primo arrivo di profughi siriani è atteso a giugno»: parole del pastore François Clavairoly, presidente della Federazione protestante di Francia (Fpf), secondo il quale per la concreta attivazione dei cosiddetti corridoi umanitari è ormai questione di giorni.
«È tutto pronto. I promotori protestanti e cattolici dei corridoi umanitari verso la Francia — ha affermato — stanno ora solo aspettando il segnale dal governo del neo-presidente Macron, che ha appena riconfermato il suo impegno a sostenere il nostro progetto». Si tratterebbe insomma soltanto di definire alcuni importanti dettagli operativi. «La questione è ora nelle mani del ministro dell’Interno, Gérard Collomb», ha reso noto Clavairoly, aggiungendo che per i trasferimenti aerei è stato appena concluso un accordo con Air France. E dunque: «Aspettiamo di conoscere il giorno preciso del primo volo».
Il progetto, lanciato, come si ricorderà, il 13 marzo scorso all’Eliseo alla presenza dell’allora presidente della Repubblica François Hollande, «è stato accolto positivamente sia a livello istituzionale sia a livello della popolazione», ha assicurato il presidente della Fpf. «Siamo davvero felici di riproporre — ha detto — quanto già avviato con successo in Italia. Inoltre, siamo molto riconoscenti per il fatto che, nella nostra laica Francia, questa proposta di natura eminentemente ecumenica sia stata accolta con tanta convinzione». Nella penisola il progetto promosso dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia, dalle chiese metodiste e valdesi e dalla Comunità di Sant’Egidio ha finora consentito una via di fuga protetta e la successiva accoglienza a oltre ottocento persone siriane, tutte provenienti dal Libano.
In Francia il protocollo d’intesa per l’attivazione dei corridoi umanitari con il Libano impegna, oltre alla Fpf, la Conferenza episcopale francese, la Fédération de l’entraide protestante, Secours Catholique e la Comunità di Sant’Egidio. Il titolo completo del progetto ecumenico è Opération d’accueil solidaire de réfugiés en provenance du Liban (Operazione d’accoglienza solidale dei rifugiati provenienti dal Libano) e utilizza la medesima base giuridica del progetto italiano, ovvero l’articolo 25 del regolamento comunitario n. 810/2009 che istituendo un “codice comunitario dei visti” concede agli stati che aderiscono alla convenzione di Schengen la possibilità di rilasciare visti umanitari validi per il proprio territorio.
Per i prossimi diciotto mesi, l’accordo impegna il governo francese a concedere cinquecento visti umanitari a beneficio di persone in manifesta condizione di vulnerabilità — si pensa innanzitutto ai siriani che affollano i campi profughi del Libano — mentre i cinque enti promotori si faranno carico delle spese, delle strutture d’accoglienza e dell’integrazione dei nuovi arrivati sul suolo francese.
Si tratta ovviamente soltanto di una goccia, per quanto preziosa, nel mare immenso del bisogno. Stando a quanto previsto dal piano predisposto dall’Unione europea, la Francia è chiamata ad accogliere trentamila rifugiati. «Oggi — spiega Clavairoly a Riforma.it — sono non più di cinquemila su tutto il territorio. Davvero pochi. Il mio augurio è che il nuovo governo francese rispetti gli impegni presi». Un traguardo ambizioso, per il quale bisognerà lavorare molto. In tal senso, assicura, «insieme ai nostri partner ecumenici dei corridoi umanitari, ci impegneremo affinché il numero dei rifugiati da accogliere venga ulteriormente aumentato, tenendo alta la tradizione francese in materia di diritti fondamentali».
La responsabilità dei cristiani di fronte al drammatico fenomeno dei flussi migratori, in particolare l’esperienza dei corridoi umanitari, è stata in questi giorni al centro anche dell’edizione 2017 del Deutscher Evangelischer Kirchentag, il raduno delle comunità protestanti tedesche, apertosi a Berlino e conclusosi domenica a Wittenberg con un culto, la cui colletta è stata in parte devoluta all’attività del progetto Mediterranean Hope della Federazione delle chiese evangeliche in Italia. Nella consapevolezza, è stato rilevato, che saranno soprattutto Francia e Germania a determinare il futuro delle politiche in materia di immigrazione.
«L’unico modo chiaro per combattere il traffico irregolare e clandestino che ogni anno ci affida il debito di 4000-5000 persone morte è creare vie d’accesso legali e sicure in Europa», ha detto il coordinatore di Mediterranean Hope, Paolo Naso, il quale si è anche soffermato sulla necessità di fornire aiuti concreti ai paesi d’origine di migranti e rifugiati. Infatti, ha detto, «i corridoi umanitari non sono la soluzione magica e conclusiva di questa tragedia, anzi: al momento sono soltanto una buona pratica che ci si propone di applicare su larga scala, ma è chiaro che anche avendo corridoi umanitari per 100.000, 200.000, 300.000 persone all’anno occorrerà comunque immaginare di mettere mano alle cause che determinano le migrazioni. Occorrerà intervenire nelle nazioni dove le situazioni di disagio, di persecuzione, di povertà, sono determinate».

L'Osservatore Romano, 31 maggio - 1° giugno 2017