lunedì 15 maggio 2017

Filippine
Leader religiosi, civili e militari uniti contro il terrorismo. Educare i giovani per sottrarre nuove leve a Daesh. 25 anni fa il sacrificio di padre Salvatore Carzedda
(a cura redazione "Il sismografo")
(Francesco Gagliano - ©copyright) In una riunione tenutasi domenica a Cotabato, nella regione autonoma nel Mindanao musulmano,  le autorità religiose, civili e militari delle Filippine hanno approvato una risoluzione di condanna del terrorismo e dell'estremismo violento, due elementi altamente destabilizzanti in quest'aerea del paese. I partecipanti sono stati circa 3oo tra funzionari civili e militari e soprattutto guide religiose musulmane, quest'ultime sono componenti fondamentali della società per il loro servizio di insegnamento e orientamento, che è l'arma migliore da utilizzare nella lotta al terrorismo.
L'educazione e il dialogo dei giovani sono quindi stati i temi principali della riunione perché solo così è possibile contrastare l'opera di reclutamento che i membri di Daesh stanno intensificando negli ultimi tempi. Le autorità civili e militari hanno naturalmente sottolineato che dalla collaborazione tra tutte le componenti della società possono nascere i frutti migliori: pertanto al lavoro di educazione e ascolto dei giovani da parte dei leader religiosi va accompagnato il rafforzamento della sicurezza e la lotta al terrorismo.
La morte 25 anni fa di padre Salvatore Carzedda
Non sembra una semplice coincidenza che la conclusione di questi lavori cada a pochi giorni dal 25esimo anniversario della morte di padre Salvatore Carzedda, ucciso il 20 maggio del 1992 a Mindanao dove dedicò la maggior parte dei suoi anni in missione per il Pime. «Martire della quotidianità del dialogo tra cristiani e musulmani» così è stato ricordato sul sito Mondo e Missione per sottolineare la grande opera di dialogo che il missionario italiano promosse nelle Filippine, dove arrivò all'inizio del 1977. Da allora e fino al giorno del suo assassinio, eccezion fatta per un soggiorno di studio e servizio negli Stati Uniti tra tra 1986 e il 1989, padre Carzedda ha speso tutte le sue energie per promuovere la cultura dell'incontro e del dialogo tra cristiani e musulmani, nonché tra quest'ultimi e la comunità indigena della grande isola meridionale di Mindanao, dove la maggior parte della popolazione locale, al tempo del suo arrivo e per molti anni a seguire, viveva in condizioni di isolamento e povertà. Racchiusa nella sua tesi di dottorato compilata negli Stati Uniti c'è il cuore della forza del dialogo per cui padre Carzedda pagò il prezzo del martirio: «I musulmani sul Nuovo Testamento e i cristiani sul Corano dovrebbero cominciare a fare i conti con una nuova comprensione di quanto i Libri Sacri rappresentano. Entrambi sbaglierebbero ad abbandonare la sfida del dialogo e l’esperienza dell’incontro a causa delle incongruenze tra le due fedi. Il mio tentativo è invece quello di facilitare una nuova comprensione e un nuovo ascolto reciproco, senza livellare le differenze tra le tradizioni religiose. E a guidarmi è la convinzione che il dialogo con l’islam è possibile e necessario per porre fine alle dolorose incomprensioni che vanno avanti da secoli».