mercoledì 17 maggio 2017

Europa
La Comece su una risoluzione del Parlamento europeo. Per ridurre lo spreco di cibo
L'Osservatore Romano
Ogni anno in Europa quasi 90 milioni di tonnellate di cibo finiscono in discarica. Uno spreco che coinvolge imprese e famiglie: mediamente ogni cittadino butta nella spazzatura due chilogrammi di generi alimentari ancora commestibili alla settimana. Dati impressionanti e soprattutto intollerabili se si considera che in diverse regioni del pianeta letteralmente si muore di fame.
Per questo la Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece) ha accolto positivamente la risoluzione approvata ieri a larga maggioranza dal Parlamento europeo che invita gli stati membri dell’Ue a ridurre sensibilmente lo spreco alimentare. L’aula di Bruxelles ha ribadito di voler ridurre lo spreco di derrate alimentari del 30 per cento entro il 2025 e del 50 entro il 2030, rispetto ai livelli del 2014. Tra le altre richieste, contenute nella risoluzione non vincolante firmata dall’eurodeputata croata Biljana Borzan, l’esenzione dell’Iva per le donazioni di cibo e il coinvolgimento della Commissione europea e delle autorità degli stati membri per rendere più chiare le etichette con le scritte «da consumarsi preferibilmente entro» e «da consumarsi entro».
In una dichiarazione, diffusa sul sito in rete dell’organismo ecclesiale, il domenicano Olivier Poquillon, segretario generale della Comece, sottolinea con soddisfazione come la risoluzione vada sostanzialmente nella direzione indicata da Papa Francesco, che più volte ha con fermezza condannato quella «cultura dello scarto», che spesso rende le persone insensibili anche agli sprechi alimentari. Un argomento trattato dal Pontefice, viene ricordato, anche nel suo discorso al Parlamento europeo del 25 novembre 2014. «Non si può tollerare — affermò in quella occasione Francesco — che milioni di persone nel mondo muoiano di fame, mentre tonnellate di derrate alimentari vengono scartate ogni giorno dalle nostre tavole».
In questa prospettiva, rileva il segretario generale della Comece, il voto degli europarlamentari dovrebbe essere letto dalla Commissione europea come un «segno d’incoraggiamento» per accelerare l’iter di una legislazione appropriata e dal Consiglio europeo per predisporre un’«azione coraggiosa» che consenta a tutti i soggetti interessati, in particolare i consumatori, di rimediare allo scandalo rifiuti alimentari. La Comece, viene sottolineato, sostiene l’idea di «obiettivi giuridicamente vincolanti», in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Tuttavia, questo significa che la Commissione europea dovrà intensificare il suo lavoro. In tale ottica, il compito più importante è quello di rendere gli europei consapevoli delle conseguenze sociali e ambientali dello smaltimento di cibo ancora commestibile. E parrocchie e movimenti ecclesiali, viene assicurato, potranno dare il loro contributo.

L'Osservatore Romano, 17-18 maggio 2017