martedì 16 maggio 2017

Cina
A Hong Kong il cardinale Baldisseri parla della prossima assemblea e presenta l’esortazione apostolica «Amoris laetitia». Il sinodo con gli occhi dei giovani asiatici
L'Osservatore Romano
I giovani e le famiglie asiatiche stanno incontrando in questi giorni il cardinale Lorenzo Baldisseri, in visita a Hong Kong e a Taipei. Il segretario generale del Sinodo dei vescovi ha trascorso due giorni nella grande metropoli portuale cinese, tra le più densamente popolate al mondo, e ora si trova nella capitale di Taiwan per una serie di conferenze sulla prossima assemblea sinodale dedicata alle nuove generazioni e sull’Amoris laetitia.
Da sabato 13 a domenica 14 maggio, a Hong Kong il porporato ha dapprima partecipato a un colloquio con i giovani moderato dal vescovo locale, il cardinale John Tong Hon. A rivolgergli le domande cinque giovani in rappresentanza degli universitari, dei seminaristi, delle nuove famiglie, degli studenti di scuola secondaria e dei disabili. La prima verteva sulla cultura dominante che pur non essendo apertamente “contro la Chiesa” propone modelli di vita “senza la Chiesa”. Baldisseri ha risposto che «gli atenei sono un terreno fertile per la cura pastorale e l’attività della Chiesa. Nelle aule universitarie — ha spiegato — si formano i leader di domani, coloro che, occupandosi dell’eredità impegnativa delle generazioni precedenti, saranno chiamati a formare la società in cui viviamo». Purtroppo però, ha constatato, «se in passato, in alcune parti del mondo, le università erano talvolta luoghi di tensione, conflitto e opposizione contro la Chiesa, la situazione di oggi sembra spesso indicare una certa indifferenza verso la Chiesa». Da qui l’invito ai giovani cristiani affinché siano protagonisti nella vita culturale del Paese.
Un seminarista ha parlato della crisi delle vocazioni, con la consacrazione sempre più spesso concepita come scelta non definitiva. Il segretario generale del Sinodo dei vescovi ha spiegato che si tratta di un problema più ampio, che riguarda anche quanti decidono di sposarsi. È la cosiddetta «cultura dell’effimero, che va contrastata con un attento discernimento nell’itinerario formativo al sacerdozio, alla vita consacrata e a quella coniugale».
L’indomani mattina il cardinale ha celebrato la messa nella cattedrale di Hong Kong, prima di visitare il seminario, dove ha pranzato con gli allievi. All’omelia ha commentato le letture della quinta domenica di Pasqua, soffermandosi sul passo evangelico «Io sono la via, la verità e la vita» (Giovanni 14, 6). Perché, ha spiegato, «essere cristiani significa seguire Lui. Le situazioni in cui viviamo possono essere molto diverse: altro è il contesto socio-culturale di questo splendido angolo di Cina, altro quello dell’Europa o dell’America. Ma ovunque possiamo vivere il messaggio di Gesù». Quindi ha evidenziato come la vita di cui parla Cristo non sia soltanto quella fisica, ma anche «un’esistenza piena, felice, realizzata. Quanti uomini appaiono all’esterno vivi e in piena salute, ma dentro sono “morti”, perché privi di obiettivi e di speranza. Come Chiesa, siamo chiamati a offrire a tutti quella vita che il mondo non possiede: a ridestarla quando sembra schiacciata dal peccato, a difenderla quando è minacciata», ha concluso.
Nel pomeriggio il segretario generale del Sinodo dei vescovi ha animato un meeting con sacerdoti, religiose e formatori impegnati nella pastorale matrimoniale e familiare, conclusosi con un suo piccolo concerto di pianoforte. Rileggendo l’esortazione apostolica postsinodale di Francesco sull’amore nella famiglia, il relatore ha sottolineato, in particolare per i fidanzati che si preparano al matrimonio, l’importanza dei rapporti della coppia con i rispettivi genitori. «Molto — ha detto — dipende dal loro esempio, nel bene e nel male, nella visione di quello che sarà la loro famiglia futura». Mentre, ha avvertito, «una consapevolezza insufficiente dei limiti dei genitori renderà più difficile per loro formare una famiglia migliore, con l’elevata probabilità che imiteranno gli atteggiamenti negativi dei loro genitori. Similmente, modelli ideali potrebbero essere considerati un obiettivo irraggiungibile. Pertanto, le coppie di giovani hanno bisogno della guida di persone sagge ed esperte, che sappiano consigliarle». Per questo, ha suggerito, occorre «una maggiore attenzione alla preparazione al matrimonio. La parrocchia non deve solo assistere e accogliere le nuove famiglie, ma anche crescere a sua volta come famiglia di famiglie». Purtroppo, però, «spesso i corsi di preparazione si limitano a una serie di incontri su temi specifici, dove la preoccupazione prevalente è quella di trasmettere idee, dare suggerimenti e fornire una guida». Da qui l’esortazione a prevedere «una preparazione con famiglie missionarie e giovani coppie di fidanzati che si scambiano idee e vivono esperienze», perché «il coraggio di mettere in atto programmi più qualitativi è più che mai importante», in quanto «la scelta morale ed esistenziale dei futuri coniugi si fonda su un’esperienza di fede autentica, che può essere riscoperta in una comunità che accoglie, forma e accompagna le nuove famiglie».
Prima di partire per l’Asia il cardinale Baldisseri si era recato a Lamezia Terme, per la festa della Madonna di Conflenti, patrona della diocesi calabrese. Su invito del vescovo Luigi Antonio Cantafora, nella sera dell’8 maggio aveva partecipato al gesto dell’offerta dell’olio per la lampada votiva che arde dinanzi alla venerata immagine mariana. A presentare l’offerta gli scout come «associazione di giovani che si occupa di formare i giovani».

L'Osservatore Romano, 16-17 maggio 2017