domenica 14 maggio 2017

Australia
Il Cardinale Sandri in Australia: quinto, sesto e settimo giorno
Cong. Chiese Orientali
Nella mattina di giovedì 11 maggio il Cardinale Sandri, sempre accompagnato dal Nunzio Apostolico e dal Vescovo Maronita in Australia, si è recato in visita alla St. Mary's Cathedral in Sydney, dove è stato accolto e gentilmente accompagnato dall'Arcivescovo, S.E. Mons. Antony Fisher (foto).
Al termine della breve visita, Sua Eminenza si è recato nella sede del Parlamento del New South Wales, dove è stato raggiunto anche dagli altri Vescovi e Leaders delle comunità Orientali Cattoliche a Sydney, e ha incontrato e pranzato con il Premier dello Stato, S.E. Sig.ra Gladys Berejiklian, di armena apostolica, il Presidente dell'Assemblea Legislativa, On. John Ajaka, cristiano melkita, e due altri parlamentari, intrattenendosi sull'apporto costruttivo e collaborativo dei cristiani orientali giunti nel corso dei vari decenni - e di recente a causa dei conflitti in Iraq e Siria - in Australia e in particolare nello Stato del New South Wales. Il Cardinale Sandri ha ringraziato per lo sforzo che si sta facendo e si continuerà a fare per l'accoglienza dei molti rifugiati. Prima di uscire, è stato richiesto di firmare il Libro d'Onore nell'Ufficio del Presidente, con un messaggio augurale per la pace e la prosperità dello Stato.
Nel pomeriggio, dopo alcune interviste con il quotidiano della Diocesi di Parramatta e con l'emittente cattolica di lingua inglese SHALOM TV, Sua Eminenza si è recato presso l'Australian Catholic University di Sydney dove, alla presenza dei Vescovi, dei Religiosi, delle Religiose e di alcuni laici orientali cattolici, ha tenuto una conferenza introduttiva sul Centenario della Congregazione per le Chiese Orientali (testo allegato), cui è seguito un dialogo tra il Prefetto e alcuni presenti che sono intervenuti con domande e sottolineature di quanto ascoltato (foto varie)
E fu sera e fu mattino: Sesto giorno
Nella prima mattinata di venerdì 12 maggio, il Cardinale Sandri, accompagnato dal Nunzio Apostolico, si è recato presso la Holy Saviour Melkite Catholic School in Greenacre-Sydney, dove, accolto dal Vescovo Eparchiale S.E. Mons. Robert Rabbat, ha visitato le strutture scolastiche, dove sono accolti circa 300 studenti delle scuole primarie, e si è intrattenuto in Salone con tutti gli studenti e i loro genitori (foto varie). Dopo la bellissima esecuzione di alcuni tropari bizantini di Pasqua, cantati in inglese e in arabo, e dell'inno nazionale Australiano, Mons. Rabbat è intervenuto con alcune parole di accoglienza al Cardinale e al Nunzio. Sua Eminenza ha preso la parola, ringraziando per l'accoglienza e chiedendo ai ragazzi anzitutto di valorizzare l'esperienza scolastica che stanno vivendo, ricordando come alcuni loro coetanei, per esempio in Siria, da anni non si possono permettere il "lusso" di andare in una scuola bella e ben tenuta, e forse proprio neanche di potersi formare. "Siate orgogliosi del vostro percorso di crescita e di educazione, perchè è un dono che non tutti possono permettersi in questo mondo". Li ha esortati a non sentirsi mai soli, ma sempre dentro il respiro grande della Chiesa, e ha rivolto anche un incoraggiamento ai genitori, in particolare le mamme la cui festa è ormai prossima, per la loro azione insostituibile nella crescita dei loro figli. Dopo un momento conviviale, durante il quale in tanti hanno voluto salutare il Cardinale Prefetto, tra i quali il Board di laici che dirige la scuola, oltre al Segretario del CECNSW (Catholic Education Commission NSW), Sua Eminenza si è spostato a visitare alcune altre parti della scuola, oltre che gli uffici del servizio di assistenza sociale dell'Eparchia, dove ha incontrato una famiglia di profughi siriani giunta di recente in Australia.
Nella seconda parte della mattinata, il Cardinale Prefetto si è spostato a poche centinaia di metri, presso la parrocchia e la scuola Saint Charbel, affidata ai Padri Missionari Libanesi (Baladiti). Accolto nella Chiesa dal Vescovo dell'Eparchia, S.E. Mons. Antoine-Charbel Tarabay, vi ha fatto l'ingresso solenne ove erano già radunati gli alunni di alcune classi dell'IStituto che conta in totale più di 1100 allievi. Dopo una liturgia della Parola, il Cardinale ha ringraziato gli studenti dell'accoglienza, e li ha invitati a conoscere e custodire sempre le radici della propria appartenenza alla Chiesa Maronita, dentro le sfide di un altro continente e di un altro modello di società nella quale molti di loro sono nati. Tutti insieme si è pregato in comunione con il Santo Padre Francesco, che di lì a poche ore sarebbe giunto al Santuario di Fatima: per questo motivo la preghiera si è conclusa con una piccola processione con la Statua della Vergine di Fatima. Accompagnato dagli studenti, Sua Eminenza al termine si è recato a visitare i locali della scuola, e ha pranzato insieme alla comunità dei monaci libanesi che gestisce entrambe le istituzioni.
Nel tardo pomeriggio, il Cardinale Sandri si è recato presso la Chiesa armeno cattolica di Our Lady of Assumption, ove ha presieduto insieme al Vicario Patriarcale Mons. Basil Sousanian la Divina Liturgia solenne in occasione del cinquantesimo anniversario della fondazione della stessa chiesa (omelia allegata). Al Sacro Rito ha preso parte il Premier del NSW, S.E. Sig.ra Gladys Berejiklian, la quale al termine si è fermata a salutare accanto al Cardinale Prefetto tutti i fedeli presenti. Hanno concelebrato i Vescovi Orientali Cattolici residenti in Sydney (maronita, caldeo, melkita), con il Vescovo Siro-Cattolico S.E. Casmoussa presente in questi giorni in Australia, ed hanno assistito il Vescovo Armeno Apostolico dipendente dal Catholicos di Santa Etchmiadzin, il quale ha proclamato il Vangelo in lingua armena, e il Metropolita Siro-Ortodosso di Australia e Nuova Zelanda. Durante la serata di festa, accanto ad alcuni discorsi, compreso quello del Premier dello Stato NSW, sono stati eseguiti alcuni brani musicali e danze tipiche dell'Armenia.
E fu sera e fu mattino: settimo giorno (ma ci vorrà ancora tempo per poter riposare)
Nella giornata di sabato 13 maggio, il Cardinale Sandri si è trasferito a Melbourne, presso la cui cattedrale è stato accolto dall'Arcivescovo latino, S.E. Denis Hart, Presidente della Conferenza Episcopale e Membro del Dicastero Orientale: i due Presuli si sono intrattenuti in colloquio privato.
Nel pomeriggio, il Cardinale Prefetto, sempre accompagnato dal Nunzio Apostolico S.E. Mons. Adolfo Tito Yllana, si è recato presso la Chiesa Our Lady of Lebanon, appartenente all'Eparchia Maronita di Australia. Nella grande e bella Chiesa, terminata nel 2010 ma consacrata dal Patriarca Rai soltanto nel 2014, Sua Eminenza è stato accolto del Vescovo S.E. Tarabay, alla presenza anche dei Vescovi Caldeo e Melkita, oltre che dai Vicari Generali delle Eparchie Ucraine e Maronite. Nella Chiesa, insieme a tutto il clero, ai Religiosi e Religiose Orientali presenti e operanti a Melbourne (Ucraini, Maroniti, Melkiti, Caldei, Malabaresi, Russi, Copti, Siro-Cattolici), si è celebrata una Veglia vespertina mariana secondo la tradizione antiochena maronita, con bellissimi canti e inni in siriaco, arabo e inglese. Si è voluto così vivere in modo significativo il Centenario delle Apparizioni della Vergine a Fatima, in comunione col Santo Padre Francesco che vi si trova anche per la canonizzazione di Santa Giacinta e Francesco Marto. Il Cardinale Sandri ha rivolto alcune parole ai presenti, in forma di grande supplica a Maria Santissima, la cui venerazione è tanto profonda in Oriente come in Occidente. La Madre di Dio conosce le debolezze e le fatiche dei suoi figli, anche consacrati, e invita tutti noi a riprendere in mano il nostro cammino con il Signore e verso il Signore, aprendo il cuore di ciascuno - cominciando dal proprio- alla grazia e alla misericordia che il Suo Figlio Gesù è venuto a portare con la sua Morte e Resurrezione. Il Cardinale ha chiesto a tutti di essere consapevoli, in un Paese come l'Australia, di vivere il privilegio di poter professare liberamente il proprio credo e la propria fede, pensando ai tanti fratelli e sorelle, specialmente in Medio Oriente, spesso perseguitati proprio perchè di Cristo. Maria, Madre nostra, che ci sei stata affidata sotto la Croce, vedi quanto a volte la nostra vita è lontana dalle nostre parole, quanto siamo poco capaci a volte di far trasparire la gioia del Vangelo del tuo Figlio. Anche oggi noi ci ridoniamo a te e al tuo Cuore, per continuare ad essere, anche in seno alle società più secolarizzate, lievito e fermento della vita nuova nello Spirito.
Al termine, dopo il canto di affidamento a Maria e la benedizione con l'icona della Vergine, il Cardinale ha cenato con tutti i presenti, potendo ascoltare alcune loro considerazioni e il racconto delle loro esperienze - per molti di loro più che decennali - come consacrati Orientali in terra Australiana.
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Omelia del Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, nella celebrazione della Divina Liturgia in rito armeno - Sydney, Venerdì 12 maggio 2017 A.D.
Eccellenza Reverendissima, Mons. Adolfo Tito Yllana, Nunzio Apostolico in Australia,
Eccellenze Reverendissime,
Eccellenza Signor Governatore dello Stato del New South Wales, Mrs. Marie Bashir
Eccellenza Reverendissima, Mons…. Vescovo Armeno Apostolico in Australia,
Reverendo P….., Vicario del Patriarca Armeno Cattolico in Australia,
Distinte Autorità,
Reverendi sacerdoti e religiosi,
Sorelle e fratelli nel Signore!
1.Ringraziamo il Signore che ci dona di radunarci insieme questa sera, per celebrare l’Eucarestia spezzando il pane della Parola e del Corpo e del Sangue di Cristo. Siamo particolarmente lieti per la presenza tra noi di Sua Eccellenza il Governatore emerito dello Stato del New South Wales, che onora così le sue origini armene, e del Vescovo armeno apostolico, al quale chiediamo di recare il nostro saluto al Catholicos Patriarca di .. (Etchmiadzin or Antelias). E ci sentiamo in profonda comunione con Papa Francesco, che in queste ore si trova a Fatima per affidare le sorti e il destino dell’umanità alla Vergine Santissima, e con il Patriarca armeno cattolico, S.B. Gregorio XX Ghabroyan.
2. Mi ha colpito molto l’ultimo versetto del brano degli Atti degli Apostoli da poco ascoltato, perchè esso esprime bene i miei sentimenti mentre ho l’occasione di visitare le comunità orientali cattoliche qui in Australia “Le Chiese intanto andavano fortificandosi nella fede e crescevano di numero ogni giorno” (At 16, 5). Davvero sono grato al Signore perchè anche questa sera posso toccare con mano la fede che è l’anima di un popolo, come quello armeno, che si vanta di poter essere il primo nella storia a vedere proclamato il cristianesimo come propria religione ufficiale, nel 303. E invito anche a voi a fare altrettanto, quasi a compiere un esame di coscienza sui 1700 anni della vostra storia, vedendo come l’appartenenza al Signore Gesù sia stata davvero una luce che ha guidato i vostri passi, da un lato illuminando le pagine della vostra storia di santi, martiri e dottori, capaci di ispirare arte, poesia e cultura, dall’altro consentendo ai vostri antenati di attraversare anche i numerosi momenti in cui i destini della storia e la malvagità degli uomini vi hanno costretto ad attraversare la “valle oscura” di cui parla il Salmo. In questi momenti vi hanno potuto strappare ogni bene materiale, ma non hanno potuto togliere dal vostro cuore la fede nel Signore Gesù, nelle cui mani sono le sorti dell’umanità intera. E anche per voi, come nella pagina degli Atti degli Apostoli e per le altre comunità che ho incontrato in questi giorni, si può dire che la comunità cresca di numero di giorno in giorno: alcuni di voi sono qui da diverse generazioni, altri sono giunti perchè cacciati dalla guerra o dalla violenza del terrorismo, che ancora imperversa in Siria e in Iraq. Penso soltanto all’amata città di Aleppo, che ho visitato nel 2011: quello che per il popolo armeno cento anni fa fu un rifugio sicuro dalla folle persecuzione, in questi anni è diventata la capitale della sofferenza del Vicino e Medio Oriente.
3. Di fronte a tanti drammi e fatiche, potremmo incorrere anche noi nel rischio dello scoraggiamento che prende alcuni discepoli, come descritto nella pagina del Vangelo di Giovanni. La parola di Gesù infatti è stata chiara, forse troppo dura per chi si stava inventando un Dio e un Messia a propria immagine e somiglianza. Gesù dice di sè di essere venuto per dare la vita al mondo, di essere il Pane della vita disceso per compiere la volontà di Colui che lo ha mandato, di dare la sua carne e il suo sangue perchè chi mangia di Lui viva per Lui. Ed è proprio questo il punto che è motivo di scandalo: perchè naturalmente siamo portati a vivere ciascuno per se stesso, mentre il Signore dichiara che Egli vive per il Padre e chi si nutre di Lui vivrà per Lui. Di fronte a questa proposta qualcuno se ne va, perchè vuole tenere la vita per sè, oppure più semplicemente perchè pensa di non farcela, che sia un traguardo troppo duro. Invece il Signore chiede soltanto un atto di affidamento, un deciderci a seguirlo ogni giorno, lasciando che sia Egli a farci vivere, a farci sperimentare la vita vera per Lui, cioè attraverso di Lui. Ecco che emerge la risposta di Pietro: “Signore da chi andremo, tu solo hai parole di vita eterna! E noi abbiamo creduto e conosciuto che sei il Santo di Dio”. Quando ciascuno di noi accoglie nel suo intimo la parola di vita eterna che viene da Cristo, senza accorgersene fa scaturire dentro il suo cuore una sorgente che attinge al cuore stesso di Dio e fa zampillare acqua che purifica e feconda anche attraverso la nostra umile esistenza quella del mondo intero. E’ il prodigio della trasfigurazione della nostra vita che lo Spirito santo è capace di operare.
4. La storia del popolo armeno, quasi fosse un gioiello prezioso, ha incastonate tante gemme che sono un esempio di quanto abbiamo appena meditato: tra tutti, vorrei ricordare la figura di San Gregorio di Narek, che il Santo Padre Francesco ha voluto proclamare Dottore della Chiesa Universale, nella celebrazione indimenticabile del 12 aprile 2015. Egli ci è maestro nel conoscere la miseria e il peccato dell’uomo, ma nel rispondervi alla maniera stessa di Cristo, cioè facendosene carico e volendolo annientare anzitutto in sè: “Io mi sono volontariamente caricato di tutte le colpe, da quelle del primo padre fino a quello dell’ultimo dei suoi discendenti, e me ne sono considerato responsabile” (Libro delle Lamentazioni, LXXII). Gregorio conosce il mistero del male e anche di coloro che lo compiono, e cerca, come dice san Paolo, di vincere il male con il bene: “Ricordati, [Signore,] … di quelli che nella stirpe umana sono nostri nemici, ma per il loro bene: compi in loro perdono e misericordia (...) Non sterminare coloro che mi mordono: trasformali! Estirpa la viziosa condotta terrena e radica quella buona in me e in loro” (ibid., LXXXIII). E infine Gregorio ci è Maestro anche nel guardare alla Vergine Santa come Colei la cui preghiera è in grado di portare a compimento ogni sospirato ed autentico desiderio del cuore umano: “«O purezza delle Vergini, corifea dei beati, Madre dell’edificio incrollabile della Chiesa, Genitrice del Verbo immacolato di Dio, rifugiandoci sotto le ali sconfinate di difesa della tua intercessione, innalziamo le nostre mani verso di te, e con indubitata speranza crediamo di essere salvati».(Panegirico alla Vergine).
5. Cara comunità armena di Australia, grazie di avermi accolto tra voi questa sera. Grazie per la vostra storia, per il vostro presente e per il vostro futuro, che sarà tanto più luminoso e splendente, tanto più terrete le radici ben fondate nel terreno irrigato dalla grazia del Signore e attingendo alla linfa dei tanti santi e martiri del vostro popolo che lungo la vita hanno donato la vita per Cristo e per la Chiesa. Amen.
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Discorso del Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, per commemorare il 100° anniversario della fondazione del Dicastero, con il clero e i fedeli orientali – Sydney, Australian Catholic University, 11 maggio 2017 A.D.
Eccellenza Reverendissima, Mons. Adolfo Ylliana, Nunzio Apostolico in Australia,
Eccellenze Reverendissime, Vescovi delle Eparchie Orientali in Australia,
Distinte Autorità Accademiche,
Reverendi Sacerdoti, Religiosi, Religiose,
Sorelle e fratelli nel Signore!
“Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant'anni nel deserto…Osserva i comandi del Signore, tuo Dio, camminando nelle sue vie e temendolo, perché il Signore, tuo Dio, sta per farti entrare in una buona terra… Quando avrai mangiato e ti sarai saziato… il tuo cuore non si inorgoglisca in modo da dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d'Egitto, dalla condizione servile… Ricòrdati del Signore, tuo Dio, perché egli ti dà la forza per acquistare ricchezze, al fine di mantenere, come fa oggi, l'alleanza che ha giurato ai tuoi padri…”
1.Mi piacerebbe che le parole che Mosè rivolge al popolo che sta per entrare nella terra promessa facessero da cornice all’atto commemorativo che viviamo stasera. Ogni celebrazione anniversaria infatti è un dono e un compito per il futuro: si ricorda, ma per entrare in sincerità in un nuovo tempo, in nuovi spazi, attraverso nuove persone. È stato così in fondo per ciascuna delle comunità che qui sono rappresentate: quelle che sono state organizzate come Eparchie, quindi con un proprio Vescovo - a iniziare dalla Ucraina, in ordine di creazione, poi Maronita, Melkita, Caldea e Siro-Malabarese, e quelle che pur essendo in un numero più ristretto sono comunque parte attiva della realtà ecclesiale e sociale dell’Australia, come quella armena, copta, siro-cattolica, siro-malankarese, bizantino russa. Ciascuno di voi cioè, o in prima persona, o nelle generazioni che lo hanno preceduto, si è trovato in una nuova realtà, a migliaia di chilometri dalla propria madrepatria, e ha imparato a camminare in un nuovo contesto senza però perdere le proprie radici spirituali e la propria identità rituale, entro un contesto più ampio in cui il volto della Chiesa cattolica si è venuto arricchendo di diverse presenze, ma testimoniando insieme l’unico Signore Gesù Cristo, Salvatore del mondo. Vi invito a pensarvi sempre dentro un cammino più grande. Come Orientali Cattolici, dobbiamo pensare in questo centenario al lungo cammino di progressiva consapevolezza in seno alla Chiesa Cattolica circa l’identità e l ruolo delle Chiese Orientali cattoliche. Penso ad alcune tappe nel breve scorcio di poco più di un secolo: quello che ha rappresentato la Lettera Orientalium Dignitas Ecclesiarum di Papa Leone XIII, con il superamento della praestantia ritus latini, proclamata da Papa Benedetto XIV due secoli prima, la creazione della Congregazione e del Pontificio Istituto Orientale da parte di papa Benedetto XV nel 1917, il decreto del Concilio Ecumenico Vaticano II Orientalium Ecclesiarum, il lungo cammino che ha portato alla promulgazione del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali nel 1990, la Lettera Orientale Lumen di san Giovanni Paolo II nel 1995, il testo Pontificia Praecepta de clero uxorato orientali del giugno 2014 da parte di Papa Francesco, che ha interessato direttamente Nazioni quali quella in cui ci troviamo, l’Australia. E dentro questi grandi passaggi, alcuni davvero epocali, la vita quotidiana delle nostre Chiese, attraverso i volti e le storie di Pastori e fedeli, spesso eroici nel portare avanti la testimonianza cristiana in contesti segnati da molteplici difficoltà, dentro le stesse comunità e con i pericoli che le hanno insidiate e le insidiano dall’esterno.
2. Vorrei con voi fermarmi anzitutto su un punto che mi sta a cuore: la dimensione della comunione e della missione. Mi ispiro nel dire questo all’esperienza spirituale che ho potuto vivere nel 2010, quando il Papa Benedetto XVI convocò a Roma l’Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi dedicata al Medio Oriente, ove hanno origine molte delle vostre Chiese: il motto e il criterio di discernimento comune andò proprio sotto queste due parole, comunione e testimonianza.
Giungendo a Sydney, sabato sera, sono stato accolto in aereoporto dai Rappresentanti di tutte le Chiese Orientali qui presenti in Australia, Vescovi e non, li ho salutati, ho discusso con loro riuniti insieme il programma della mia visita di questi giorni, e abbiamo cenato insieme. Ho potuto respirare un clima di collaborazione e vicinanza che sono certo non fosse legato soltanto alla mia presenza, ma fosse un atteggiamento abituale. E mi è stato riferito che tale stile “sinodale” è presente anche ad un certo livello con i fratelli delle Chiese Cristiane anche non cattoliche.
Dal punto di vista della identità ecclesiale, intesa in senso stretto, ciascuno di voi avrebbe riconosciuto il diritto ad essere da solo: in fondo, come Vescovo di una di queste Eparchie, per esempio, mi dovrei occupare di un territorio grande quanto l’intera Australia, ho già i miei preti e comunità da seguire in varie comunità in vari Stati di questa grande Nazione, avrei diritto a fare le mie cose senza preoccuparmi troppo del confratello che ho accanto. Il cristiano invece - e come Vescovi e sacerdoti siamo anzitutto dei cristiani - battezzato nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, quindi nella comunione della Santissima Trinità, sente come esigenza interiore quella della comunione. Essa è una carta di identità, un dono che ciascuno di noi ha ricevuto e che per vivere con autenticità deve continuare a coltivare e a manifestare: essere uomini e donne di comunione. Questo aspetto ci interpella su diversi fronti: a partire dall’esterno, in una società, quella australiana come molte nell’Occidente Europeo e Nord- Americano, dove il “must” dei diritti civili individuali è diventato un principio non di società maggiormente coese e solidali, ma dove l’individuo - pensato come “ab-solutus - assoluto”, completamente slegato da tutto e da tutti, cominciando da Dio, è diventato la norma suprema. Salvo poi, la stessa società, praticare delle leggi per cui qualcuno è meno individuo degli altri: penso a coloro che non vengono fatti nascere, perchè di troppo o con qualche difetto, a coloro che vengono lasciati nella loro solitudine e abbandonati al loro destino chiedendo la morte, o alla decostruzione dell’immagine di famiglia, salvo poi aver bisogno di “maternità surrogate” per poter mettere al mondo dei figli. Essere uomini e donne di sincera e autentica comunione è il primo antidoto ad una mentalità individualista e disgregatrice. Ma questo vale anche all’interno delle nostre comunità. Le chiamiamo così, comunità, ma quale è il livello di comunione all’interno di esse? Come è il modo di vivere la comunione tra Vescovi, tra Vescovi e presbiteri, tra questi e i fedeli laici, tra i laici al loro interno. Sono le nostre famiglie, le nostre parrocchie, i nostri gruppi, “case e centri della comunione”? Non significa essere perfetti, ma continuare a camminare forti del dono che viene da Dio, continuando ad invocare lo Spirito che è datore della vita ed artefice della comunione. Penso a voi, che siete presbiteri, alcuni dei quali sposati, altri celibi: l’importanza della comunione significa anche saper verificare le condizioni di vita e le nostre scelte per custodirla. Mi colpiva per esempio la testimonianza offerta da alcuni vescovi canadesi in visita ad limina, i quali si dicevano a volte preoccupati perchè fino alla creazione di un’eparchia o esarcato orientale, i preti di quella tradizione erano inseriti nel presbiterio della diocesi latino corrispondente a quel territorio, e per questo - mentre curavano la propria comunità - avevano occasione di collaborare o comunque sentirsi parte di un presbiterio, con occasioni di aiuto reciproco, fraternità e cura della propria vita spirituale. Anche in Australia potrebbero esserci condizioni simili: formalmente un sacerdote di una chiesa sui iuris che ha il proprio vescovo potrebbe “stare e fare da solo”, rispondendo al proprio Ordinario che magari risiede a migliaia di chilometri di distanza e riesce a venire in visita una volta sola l’anno. Ma il legame di comunione che ho sopra descritto mi impone di sentirmi fratello dei miei confratelli di altre chiese, non aspettando sempre che la formazione venga calata dall’alto ma possa sorgere anche come esigenza dalla base. Non vogliamo e non servono presbiteri che stanno da soli e fanno da soli: perchè essi potrebbero incorrere nel rischio di impostare in modo autoreferenziale anche l’educazione della comunità loro affidata. L’importanza della comunione poi ci garantisce nei rapporti col Vescovo, in modo reciproco: da un lato consente di pensare l’esercizio dell’Autorità nella Chiesa come un servizio alla comunione e non una posizione di potere e di comando, ma dall’altro impone anche al singolo sacerdote di interrogarsi. Un presbitero che vive la comunione, sa che verrà il momento in cui il Vescovo potrà chiedergli un cambio e un trasferimento che si rende necessario per il bene della diocesi, di quella comunità, o dello stesso presbitero - il quale però in quel momento potrebbe non rendersene conto. Se sta il presupposto della comunione come dono di Dio sempre da invocare, da accogliere e con cui collaborare, anche l’obbedienza ecclesiale diventa un dono e non una croce da portare. Ciascuno di voi poi appartiene ad una Chiesa Patriarcale o Arcivescovile Maggiore, e ciascuno dei vostri capi-chiesa è garante della comunione con il Santo Padre e quindi con l’intera Chiesa universale. La stessa struttura delle vostre Chiese, che si governa attraverso il proprio Sinodo dei Vescovi intorno al Patriarca o all’Arcivescovo Maggiore, non è da pensare infatti in termini umani come una sorta di parlamento con i senatori a vita, le maggioranze e le opposizioni di partiti e correnti, ma rivela la dimensione della comunione in un organismo del necessario esercizio del governo nella vita della Chiesa.
2. Vivendo così la comunione in tutte i livelli della vita del nostro essere Chiesa, siamo e saremo testimoni, e quindi missionari, ovunque ci troviamo, e quindi anche in questa terra di Australia che vi ha accolto. La testimonianza non è un optional che si fa come buon proposito dopo gli esercizi spirituali o durante il tempo della penitenza prima della Pasqua, ma è una esigenza che scaturisce dalla vita nella fede. Discepoli e testimoni, questa è la nostra carta di identità. Lo dobbiamo alla storia delle singole vostre comunità, che nel passato e nel presente sono segnate da vere e proprie forme di martirio, anche attraverso l’effusione del sangue in talune zone del Medio Oriente. Il martire, cioè il testimone, è forte e tenace nel cuore nella sua adesione al Signore Gesù, ma nel modo di comportarsi e di parlare manifesta questa fermezza d’animo sempre entro uno stile mite, che sa suscitare nel suo interlocutore la domanda: come fa a vivere così? E’ la stessa domanda che leggiamo nei brani degli Atti degli Apostoli: cosa dobbiamo fare per essere salvati, cioè come dobbiamo fare perchè anche il nostro volto, nonostante le solitudini e le tribolazioni della vita, possa essere raggiante come vediamo essere il vostro?

3. Vi invito pertanto ad unirvi spiritualmente nel rendimento di lode a Dio per questi cento anni di vita della Congregazione Orientale, per il servizio che tutti coloro che vi sono succeduti hanno potuto rendere al Santo Padre nel Suo esercizio di sollecitudine per tutte le Chiese: per il cammino delle vostre Chiese nella madrepatria, e per quello che si è diffuso in tutti i continenti in questi anni. Il dono affidatoci è e resta sempre una responsabilità. Il Concilio ecumenico Vaticano II, nel decreto Orientalium Ecclesiarum afferma con chiarezza che “la diversità non nuoce all’unità, ma la manifesta”. Faceva eco a quanto Papa Benedetto XV scriveva il 1° maggio di cento anni fa nel Motu Proprio Dei Providentis, con il quale istitutiva la Congregazione per le Chiese Orientali: “Questa iniziativa dimostrerà manifestamente come nella Chiesa di Gesù Cristo – la quale non è né latina, né greca, né slava, ma cattolica – non esiste alcuna discriminazione tra i suoi figli e che tutti, latini, greci, slavi e di altre nazionalità hanno tutti la medesima importanza di fronte a questa Sede Apostolica”. Voi siete portatori di questa visione arricchente dell’unità della Chiesa cattolica, con la diversità del vostro patrimonio teologico, spirituale, liturgico e disciplinare. Tutto questo però entro una comunione che riconosce con gioiosa fermezza il primato del Vescovo di Roma, il Romano Pontefice, dentro la comunione della Chiesa Cattolica. Per questa unità non pochi dei vostri fratelli hanno subito anche il martirio e la persecuzione in alcune zone dell’Europa e del Medio Oriente. Siate testimoni di tutto ciò diventando, insieme ai fratelli e sorelle della Chiesa latina, annunciatori del Vangelo e cittadini amanti della propria patria, impegnati ad edificare una società più giusta e più umana. Il Signore vi accompagni e vi benedica.
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