lunedì 17 aprile 2017

(Luis Badilla - ©copyright) Papa Francesco, quattro mesi fa, nel suo Messaggio Urbi et Orbi del Natale 2016 con riferimento alla situazione latinoamericana del momento citò due Paesi. Il Papa disse allora: "Concordia invochiamo per il caro popolo colombiano, che ambisce a compiere un nuovo e coraggioso cammino di dialogo e di riconciliazione. Tale coraggio animi anche l’amato Venezuela nell’intraprendere i passi necessari per porre fine alle attuali tensioni ed edificare insieme un avvenire di speranza per tutta la popolazione." Nel caso colombiano il Papa allora incoraggiò il processo di pace e nel caso del Venezuela chiamò al dialogo e alla collaborazione.
Nel Messaggio Urbi et Orbi della Pasqua 2016, il 26 marzo, Francesco aveva citato solo il Venezuela: "Con le armi dell’amore, Dio ha sconfitto l’egoismo e la morte; il suo Figlio Gesù è la porta della misericordia spalancata per tutti. Il suo messaggio pasquale si proietti sempre più sul popolo venezuelano nelle difficili condizioni in cui si trova a vivere e su quanti hanno in mano i destini del Paese, affinché si possa lavorare in vista del bene comune, cercando spazi di dialogo e collaborazione con tutti. Ovunque ci si adoperi per favorire la cultura dell’incontro, la giustizia e il rispetto reciproco, che soli possono garantire il benessere spirituale e materiale dei cittadini."
Ieri, Francesco, ha scelto un'ottica differente. Dell'America Latina non ha citato nessun Paese in particolare. In molti si attendevano che almeno il Venezuela venisse citato esplicitamente. Invece è andata diversamente e le parole del Pontefice sono molto interessanti perché hanno come scopo centrale una rilevante sottolineatura per l’intera America Latina: il rispetto dello stato di diritto.
Ecco le parole, ieri del Santo Padre sulla situazione odierna dell'America Latina: "Gesù risorto sostenga gli sforzi di quanti, specialmente in America Latina, si impegnano a garantire il bene comune delle società, talvolta segnate da tensioni politiche e sociali che in alcuni casi sono sfociate in violenza. Si possano costruire ponti di dialogo, perseverando nella lotta contro la piaga della corruzione e nella ricerca di valide soluzioni pacifiche alle controversie, per il progresso e il consolidamento delle istituzioni democratiche, nel pieno rispetto dello stato di diritto."
Il Papa esprime dunque severe preoccupazioni per la pace e il bene comune nella regione e chiede ponti di dialogo e lotta serrata contro la corruzione. Le sue esortazioni delineano scopi precisi: soluzioni pacifiche e consensuali, consolidamento delle istituzioni democratiche e, infine, rispetto dello stato di diritto.
Nella visione del Papa non si registra nessun cambiamento di analisi rispetto al passato. E' vero che avrebbe potuto citare, come accade sempre in quest'occasione, alcune Nazioni specifiche sotto i colpi di crisi rilevanti seppure diverse: Venezuela, Brasile, Paraguay e anche la Colombia ... ma, appare chiaro che ha scelto un'altra via, quella della sottolineatura del comune denominatore che poi alla fin fine accomuna la situazione di tutti questi popoli e Paesi. Nell'ottica di Francesco si evidenzia una grande verità seppure non sempre ammessa con trasparenza e coraggio: le molteplici piaghe della politica e della convivenza sociale, dall'iniquità, sempre più scandalosa, la corruzione delle classi governanti, le continue tensioni ideologico-istituzionali, la povertà e le ingiustizie, la mancanza di speranza e prospettive soprattutto per i giovani, le tante violenze palesi e nascoste, ormai mettono a repentaglio la sopravvivenza dello stato di diritto riconquistato con un alto prezzo in vite umane, sofferenze e dolori.