martedì 11 aprile 2017

Vaticano
La Cappella Sistina per il triduo pasquale. Un repertorio immenso
L'Osservatore Romano
(Massimo Palombella) Il triduo santo è il cuore dell’anno liturgico e nelle sue celebrazioni è presente la produzione musicale più raffinata. La liturgia papale è viva testimonianza di questa tradizione e l’immenso fondo musicale presente nella Biblioteca apostolica vaticana conferma, nella storia documentata, dal Quattrocento, la grande e alta produzione compiuta nel tempo.
L’essere maestro direttore della Cappella musicale pontificia Sistina significa avere, in un certo senso, nel proprio repertorio musicale i codici presenti nella Biblioteca vaticana. Questo colloca chi svolge questo servizio dinanzi a una duplice responsabilità culturale: in primo luogo di dare vita a musica che altrimenti rimarrebbe lettera morta e, in seconda istanza, avendo a disposizione manoscritti e stampati antichi, il dovere di una prassi musicale pertinente, che cerchi di tradurre, con gli studi scientifici e i mezzi oggi a nostra disposizione, il segno grafico in segno sonoro.
Affrontare quindi le celebrazioni del triduo santo all’interno della riforma liturgica che ci ha consegnato il concilio Vaticano II, significa, insieme a una necessaria scrittura musicale che dialoghi con la contemporaneità e guardi al futuro, attingere doverosamente a un immenso repertorio, il patrimonio culturale e musicale della Chiesa, che va sapientemente collocato nella liturgia con pertinenza celebrativa.
Il cammino compiuto in questi anni ha condotto la Sistina ad abbandonare definitivamente un certo modo di cantare atto a produrre forti e possenti suoni basilicali, a un lavoro quotidiano con tutti i cantori, a incidere in esclusiva con la prestigiosa etichetta discografica Deutsche Grammophon e a una frequentazione diuturna dei fondi musicali presenti in Vaticana. Ciò permette oggi di offrire nelle celebrazioni del triduo santo un ricercato repertorio musicale che si connette con la grande tradizione di professionalità che ha connotato questa istituzione nel Quattro e Cinquecento, quando i migliori musicisti d’Europa militavano tra i suoi cantori.
Cercando di coniugare — e anche declinare — il concetto di partecipazione del popolo con la presenza di nobili segmenti della tradizione culturale della Chiesa, si sono operate scelte atte a creare un circolo inclusivo tra le istanze dell’ultima riforma liturgica e la storica specificità delle celebrazioni papali.
Nella messa crismale del prossimo giovedì santo troviamo, dopo il canto processionale, l’introito Iesu Christus fecit nos regnum, sul testo specifico indicato dal messale romano. Sulla base della Missa de Angelis — per favorire la facile partecipazione di tutti (con il Sanctus alternato tra gregoriano e polifonia) — all’offertorio troviamo, anche in ricordo dei 450 anni della nascita di Claudio Monteverdi, il bellissimo mottetto Cantate Domino (in Giulio Cesare Bianchi [ed.] Mottetti i [Magni, Venezia, 1620]), come secondo canto di comunione il mottetto di Giovanni Pierluigi da Palestrina Ego sum panis vivus (Liber ii Motectorum Quatruar Vocum [Mediolani, 1587]) e come terzo canto di Comunione l’Ubi caritas con il ritornello gregoriano e le strofe con la polifonia di Maurice Duruflé. La processione finale sarà accompagnata dal caratteristico O redemptor con le strofe polifoniche a doppio coro di nuova fattura.
L’azione liturgica del venerdì santo prevede il canto del tratto Domine exaudi orationem meam in gregoriano dopo la prima lettura (in luogo del salmo responsoriale) e il famoso graduale, sempre in canto gregoriano, Christus factus est. Gli interventi polifonici nel Passio saranno di Tommaso Ludovico da Victoria (Officium Hebdomadae Sanctae [Romae, Apud Alexandrum Gardanum, 1585]; Cappella Sistina 322 [1737], ff. 24v-38r). All’adorazione della croce, alla proposta in canto gregoriano Ecce lignum crucis risponderà la Sistina con Venite adoremus di nuova composizione. Seguirà il canto del Popule meus di Tommaso Ludovico da Victoria (Officium Hebdomadae Sanctae [Romae, Apud Alexandrum Gardanum, 1585]; Cappella Sistina 74 [1585], f. 59v) e del celeberrimo Miserere di Gregorio Allegri nella sua inedita versione originale (Cappella Sistina 205-206 [1661], rispettivamente ff. 50v-56r, 54v-60r) alla quale si interpoleranno due strofe nella versione universalmente conosciuta, con il do acuto, versione tratta, per quanto riguarda il primo coro, dalla pubblicazione di Charles Burney La musica che si canta annualmente nelle Funzioni della Settimana Santa nella Cappella Pontificale del 1771, e per quanto riguarda il coro dei solisti dall’edizione di Robert Haas del 1932. Il versetto dell’antifona di comunione Diviserunt sibi vestimenta mea sarà O vos omnes di Gesualdo da Venosa (Sacrarum Cantionum Liber Primus quorum unam septem vocibus, ceterae sex vocibus singulari artificio compositae [Vitali C., Napoli, 1603]).
Aprirà la Via crucis il mottetto Adoramus te, Christe di Orlando di Lasso (Magnum Opus Musicum Orlandi De Lasso [Monachii, Ex typographia Nicolai Hentici, 1604]) e il tutto si concluderà con il mottetto Vere languores nostros di Tommaso Ludovico da Victoria (Officium Hebdomadae Sanctae [Romae, Apud Alexandrum Gardanum, 1585]; Cappella Sistina 74 [1585]; Cappella Giulia XVI.23 [1585]; Cappella Sistina 495-501 [1589], f. 11; Cappella Giulia XIII.21 [1699, 1703-1711], f. 13r-v).
Nella veglia pasquale — sulla base della messa gregoriana propria, la Lux et origo — all’offertorio troviamo il mottetto Exsultate Deo di Giovanni Pierluigi da Palestrina (Motectorum Quinque vocibus Liber Quintus [Romae, Apud Alexandrum Gardanum, 1584]; Cappella Sistina 229-232/iv, 234/iv [1584]). Il versetto dell’antifona di comunione Pascha nostrum sarà Lapidem quem reprobaverunt di nuova fattura.
La messa del giorno di Pasqua — sulla base della Missa de angelis per favorire la partecipazione di tutti (con il Gloria alternato tra gregoriano e polifonia) — prevede all’offertorio il canto di un mottetto anonimo e inedito, Christus resurgens, proveniente dai codici vaticani (Cappella Sistina 57 [1571], ff. 103v-109r).
Il concilio Vaticano II, nei suoi preziosi documenti ci interpella profondamente circa il dialogo con la modernità e la cultura. Solo una visione superficiale e ideologica di questo concilio può giungere ad affermare che “è tutto finito”, che la grande musica destinata alla liturgia è stata abbandonata per sempre. La sfida del Vaticano II circa la musica sacra si può sinteticamente identificare nella necessaria ricerca di una pertinenza celebrativa del segno musicale all’interno della liturgia che questo concilio ci ha consegnato, nel doveroso dialogo con la modernità, e, proprio per questo, nell’intelligente recezione di quanto, a oggi, gli studi scientifici circa il canto gregoriano e la polifonia rinascimentale ci hanno comunicato, per trovare vie che traducano il segno grafico in segno sonoro all’interno della celebrazione liturgica.
Ricercare la pertinenza estetica, ingegnarsi per essere “infedelmente fedeli” a un mondo lontano da noi, esige studio quotidiano, ricerca e sperimentazione. Credo che in questo consista la fedeltà a quanto il concilio Vaticano II chiede in relazione al grande patrimonio culturale della musica sacra, per restituire nella liturgia un segno sonoro antico e dunque prezioso, capace di continuare ad essere attuale e, proprio per il suo essere vivo, aiutare ancora oggi nel cammino di fede.
L'Osservatore Romano, 11-12 aprile 2017