lunedì 17 aprile 2017

(a cura Redazione "Il sismografo")
Francisco, Lucia e Giacinta
(Luis Badilla - Francesco Gagliano - ©copyright) Nel corso del Concistoro ordinario pubblico convocato dal Santo Padre i cardinali presenti dovranno votare su alcune cause di canonizzazione di due beati: Marto e Giacinta Marto, i due “pastorelli” che videro apparire la Vergine Maria, a Fatima, insieme alla loro cugina Lucia nel 1917. Erano stati beatificati da Giovanni Paolo II nel maggio 2000. Per ora tutto fa pensare che sarà lo stesso Pontefice a celebrare sulla spinata del Santuario di Faticana queste canonizzazioni in occasione del suo Pellegrinaggio del 12 e 13 maggio, festa del Cenetnario delle Apparizioni.
Altri futuri nuovi sani dei quali si occuperà il Concistoro di giovedì sono: padre Andrea de Soveral, padre Ambrogio Francesco Ferro, padre Faustino Míguez e Angelo da Acri (Luca Antonio Falcone).L'elenco include il laico Matteo Moreira e 27 compagni, tutti martirizzati in Brasile durante la repressione calvinista perpetrata dagli olandesi, e infine i giovani messicani, anch'essi martiri, Cristoforo, Antonio e Giovanni, percossi a morte dai loro concittadini di Tlaxcala secoli fa durante la prima evangelizzazione.
FRANCESCO MARTO. Nacque l´11 giugno del 1908 ad Aljustrel. Morì santamente il 4 aprile del 1919, nella casa paterna. Molto sensibile e contemplativo, orientò tutta la sua spiritualità e penitenza per "consolare il Signore".  I suoi resti mortali rimasero sepolti nel cimitero parrocchiale fino al 13 marzo del 1952, data in cui furono traslati nella Basilica della Cova da Iria, nella Cappella a lato destro dell´altare maggiore. 
GIACINTA MARTO. Nacque ad Aljustrel l’11 marzo 1910. Morì santamente il 20 febbraio 1920 nell’ospedale “D. Estefania” a Lisbona, dopo una lunga e dolorosa malattia, “offrendo tutte le sue sofferenze per la conversione dei peccatori, per la pace nel mondo e per il Santo Padre”. Il 12 settembre del 1935 la sua salma fu solennemente traslata, dalla tomba di famiglia del Barone di Alvaiázere in Vila Nova de Ourém, al cimitero di Fátima, vicino ai resti mortali del suo fratellino Francesco.  Il 1° maggio del 1951 i resti mortali di Giacinta vennero deposti, in forma molto semplice, nella tomba preparata nella Basilica della Cova da Iria, nella Cappella laterale, a sinistra dell’altare maggiore.  Il processo di Beatificazione dei Veggenti di Fátima, Francesco e Giacinta Marto, dopo le prime investigazioni fatte nel 1945, iniziò nel 1952 e si concluse nel 1979. 
Storia dei Processi di Beatificazione di Francesco e Giacinta Marto
I processi di Beatificazione dei Servi di Dio Francesco e Giacinta Marto ebbero inizio il 30 Aprile 1952 ma, per il succedersi dei Vescovi della Diocesi di Leiria-Fátima, per impedimenti e morte di alcuni membri  del Tribunale, oltre che per le modificazioni introdotte dal Concilio Vaticano II, i processi furono inoltrati alla Sacra Congregazione per la Causa dei Santi in Roma, solo il 3 Agosto 1979, quello di Francesco e il 2 luglio dello stesso anno, quello di Giacinta. La stessa Congregazione approvò come Postulatore delle Cause dei Veggenti di Fátima, a Roma, il Rev. P. Molinari, SJ, che si dedicò allo sviluppo giuridico delle Cause. Come Postulatore “extra urbem”, fu nominato il 14 dicembre 1979 il Rev. P. Luis Kondor, SVD. I processi furono aperti a Roma il 20 Dicembre 1979. I lavori di traduzione dal portoghese all’italiano terminarono nel febbraio 1982. Tuttavia, nell’aprile 1981, la Sacra Congregazione per la Causa dei Santi esaminò la possibilità della beatificazione e canonizzazione di bambini non-martiri, aprendo così prospettive favorevoli alla beatificazione dei Veggenti di Fátima, Francesco e Giacinta Marto. Un passo importante nel processo di beatificazione fu la pubblicazione dei decreti di eroicità delle virtù dei due Veggenti, avvenuta il 13 maggio 1989. Secondo la nuova norma introdotta per le beatificazioni e canonizzazioni diventa necessario che sia riconosciuto scientificamente un miracolo, in questo caso, ottenuto per intercessione dei Servi di Dio Francesco e Giacinta Marto.
13 maggio 2000 - Fatima. Beatificazione di Francisco e Jacinta. Omelia di s. Giovanni Paolo II (stralci)
-  "Ti benedico, o Padre, (...) perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli" (Mt 11, 25).
- Il messaggio di Fatima è un richiamo alla conversione, facendo appello all'umanità affinché non stia al gioco del "drago", il quale con la "coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra" (Ap 12, 4). L'ultima meta dell'uomo è il Cielo, sua vera casa dove il Padre celeste, nel suo amore misericordioso, é in attesa di tutti. Dio vuole che nessuno si perda; per questo, duemila anni fa, ha inviato sulla terra il suo Figlio a "cercare e salvare quel che era perduto" (Lc 19, 10). Egli ci ha salvati con la sua morte sulla croce. Nessuno renda vana quella Croce! Gesù è morto e risorto per essere "il primogenito di molti fratelli" (Rom 8, 29).
- Ciò che più meravigliava il beato Francesco e lo compenetrava era Dio in quella luce immensa che li aveva raggiunti tutti e tre nel loro intimo. Soltanto a lui, però, Dio si fece conoscere "tanto triste", come egli diceva. Una notte, suo padre lo sentì singhiozzare e gli domandò perché piangesse; il figlio rispose: "Pensavo a Gesù che è tanto triste a causa dei peccati che si fanno contro di Lui". Un unico desiderio - così espressivo del modo di pensare dei bambini - muove ormai Francesco ed è quello di "consolare e far contento Gesù". Nella sua vita si opera una trasformazione che si potrebbe dire radicale; una trasformazione sicuramente non comune per bambini della sua età. Egli si impegna in una intensa vita spirituale, con una preghiera così assidua e fervente da raggiungere una vera forma di unione mistica col Signore. Proprio questo lo spinge ad una crescente purificazione dello spirito, mediante tante rinunce a quello che gli piace e persino ai giochi innocenti dei bambini. Francesco sopportò le grandi sofferenze causate dalla malattia, della quale poi morì, senza alcun lamento. Tutto gli sembrava poco per consolare Gesù; morì con il sorriso sulle labbra. Grande era, nel piccolo, il desiderio di riparare per le offese dei peccatori, offrendo a tale scopo lo sforzo di essere buono; i sacrifici, la preghiera. Anche Giacinta, la sorella più giovane di lui di quasi due anni, viveva animata dai medesimi sentimenti.
- La piccola Giacinta ha condiviso e vissuto quest'afflizione della Madonna, offrendosi eroicamente come vittima per i peccatori. Un giorno, quando essa e Francesco avevano ormai contratto la malattia che li costringeva al letto, la Vergine Maria venne a visitarli in casa, come racconta Giacinta: "La Madonna è venuta a vederci e ha detto che molto presto verrà a prendere Francesco per portarlo in Cielo. A me ha chiesto se volevo ancora convertire più peccatori. Le ho detto di sì". E, quando si avvicina il momento della dipartita di Francesco, la piccola gli raccomanda: "Da parte mia porta tanti saluti a Nostro Signore e alla Madonna e dì loro che sono disposta a sopportare tutto quanto vorranno per convertire i peccatori". Giacinta era rimasta così colpita dalla visione dell'inferno, avvenuta nell'apparizione di luglio, che tutte le mortificazioni e penitenze le sembravano poca cosa per salvare i peccatori. Giacinta potrebbe benissimo esclamare con San Paolo: "Mi rallegro di soffrire per voi, completando in me stessa quello che manca alle tribolazioni di Cristo a vantaggio del suo Corpo, che è la Chiesa" (Col 1, 24). 
- Domenica scorsa, presso il Colosseo a Roma, abbiamo fatto memoria i moltissimi testimoni della fede del secolo XX, ricordando, attraverso le incisive testimonianze lasciateci, le tribolazioni che hanno patito. Una nube innumerevole di coraggiosi testimoni della fede ci ha lasciato un preziosa eredità, che dovrà restare viva nel terzo millennio. Qui a Fatima, dove sono stati preannunciati questi tempi di tribolazione e la Madonna ha chiesto preghiera e penitenza per abbreviarli, voglio oggi render grazie al Cielo per la forza della testimonianza che si è manifestata in tutte quelle vite. 
- E desidero una volta di più celebrare la bontà del Signore verso di me, quando, duramente colpito in quel 13 maggio 1981, fui salvato dalla morte. Esprimo la mia riconoscenza anche alla beata Giacinta per i sacrifici e le preghiere fatte per il Santo Padre, che ella aveva visto tanto soffrire.
- "Ti benedico, o Padre, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli".
Ti benedico, o Padre, per tutti i tuoi piccoli, a cominciare dalla Vergine Maria, l'umile tua Serva, e fino ai pastorelli Francesco e Giacinta.
Il messaggio delle loro vite resti sempre vivo ad illuminare il cammino dell'umanità!