mercoledì 12 aprile 2017

Turchia
Bartolomeo scrive a Teodoro II. Fedeli a Cristo nella prova
L'Osservatore Romano
Le «sfide poste oggi dal fondamentalismo sono grandi», così come «grande è il dolore» di chi piange. Tuttavia la responsabilità dei cristiani di fronte al mondo è quella di «resistere» nei momenti di terrore e di «restare fedeli» anche nei momenti della prova. È quanto afferma il patriarca ecumenico Bartolomeo nella lettera di condoglianze indirizzata al «nostro caro fratello in Cristo», Teodoro (Tawadros) ii, patriarca della Chiesa copta ortodossa.
Parole non di circostanza, con le quali l’arcivescovo di Costantinopoli condivide sofferenza e tristezza per i sanguinosi attentati della domenica delle palme alle chiese copte. Gesti orribili, viene detto, compiuti contro fedeli «riuniti per pregare e onorare questo giorno», tra i più sacri dell’anno liturgico, che segna l’entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme. «Attacchi barbari rivolti alla vostra comunità», sottolinea, «ma anche a tutta la cristianità». In questa senso, Bartolomeo ricorda la comune appartenenza a una «Chiesa martire» che «per secoli ha prevalso con coraggio e fedeltà sulla persecuzione e sull’oppressione».
Di qui, la sottolineatura che il primate ortodosso fa, di fronte all’avanzare della violenza fondamentalista, della necessità di restare fedeli alla promessa di Cristo. «Noi adoriamo Colui che ha risposto all’umanità impenitente e senza Dio, scendendo dalla Sua dimora celeste per abbracciarci. Egli, per noi e la nostra salvezza, si è fatto uomo in modo che gli uomini potessero essere come Dio. È stato attraverso l’umiltà, la tolleranza, la semplicità e l’amore incessante e inesauribile che Egli non solo ha vinto il peccato, ma ha dato anche a noi la possibilità di vincere con Lui sul peccato e sulla morte». Una promessa, quella di Cristo, ricorda Bartolomeo citando le beatitudini, affidata a quanti sono «perseguitati per la giustizia e la causa del Suo nome». Che il Signore, è la preghiera, «conceda la fede, il coraggio e la pazienza di sopportare e trasformare questa generazione peccatrice e perversa».
L'Osservatore Romano, 12 - 13 aprile 2017