venerdì 21 aprile 2017

Occhi puntati sul trentottesimo parallelo. E, soprattutto, sui temuti possibili sviluppi di un’esclation militare che potrebbe risultare catostrofica non solo per la penisola coreana. In questo senso, il World Council of Churches (Wcc) fa propria e rilancia la profonda preoccupazione espressa in questi giorni dal National Council of Churches in South Korea (Ncck) per il riposizionamento della portaerei a propulsione nucleare della marina militare degli Stati Uniti nei mari che circondano la regione e le conseguenti minacce della Corea del Nord di una risposta nucleare. Di qui il rinnovato duplice appello alla preghiera per la pace e alla promozione senza sosta del dialogo e del negoziato.
«Il nostro scopo è stato e continua a essere la promozione della pace e la riunificazione di un paese e di un popolo divisi da un conflitto irrisolto», ha dichiarato il reverendo Olav Fykse Tveit, segretario generale del Wcc, organismo che da oltre trenta anni è impegnato nella promozione del dialogo e dell’incontro tra cristiani al di qua e al di là del confine tra i due stati. «In particolare in questi ultimi anni — ha aggiunto — quasi tutti gli altri canali di dialogo e d’incontro sono stati chiusi, a favore del crescente confronto militare. Noi non crediamo che questa sia una soluzione per la pace, ma piuttosto che aumenti il rischio di conflitto. La guerra non può raggiungere una pace sostenibile, come dimostra tragicamente la storia moderna della penisola coreana». Ecco allora, è spiegato in un comunicato del Wcc, la necessità di un duplice appello. Il primo sollecita un particolare impegno nella promozione del dialogo e dei negoziati, piuttosto che su iniziative come quelle finora intraprese che possono solo aumentare le tensioni e il rischio di un conflitto che si rivelerebbe catastrofico per tutti i coreani, quelli del nord e come quelli del sud. Il secondo appello è rivolto a tutte le persone di buona volontà affinché si uniscano nella preghiera per la pace e l’unità tra i popoli della penisola coreana, e perché ci siano saggezza e moderazione da parte di chi utilizza strumenti di forza letale.
Significativamente, in questa prospettiva, una comune preghiera è stata elaborata in occasione della recente Pasqua dai due consigli nazionali delle Chiese cristiane della penisola coreana. «Signore — questa l’invocazione — insegnaci a piantare i semi della tolleranza, dell’amore e del servizio e, con la benedizione di Dio, possa la terra portare molto frutto e benedire il nostro popolo con una vita piena di gioia e armonia».
La preghiera per la pace e l’unità del popolo coreano è stata recentemente anche al centro delle celebrazioni per il novantesimo anniversario di fondazione dell’arcidiocesi di Seoul. In particolare, la messa celebrata dal cardinale Andrew Yeom Soo-jung, arcivescovo di Seoul e amministratore apostolico di Pyongyang, è stata dedicata alla memoria dei cristiani della Corea del Nord che in questi anni hanno testimoniato la fede con la loro vita.
L'Osservatore Romano, 21-22 aprile 2017.