mercoledì 12 aprile 2017

Stati Uniti
(a cura Redazione "Il sismografo")
(Luis Badilla - Francesco Gagliano - ©copyright) Dal 1919, data della prima visita in Vaticano del presidente degli Stati Uniti d'America (Thomas Woodrow Wilson) che incontrò l'allora Papa Benedetto XV, sino ad oggi, sono 13 i governanti statunitensi che nell'arco di 98 anni hanno fatto visita al Pontefice. Alcuni di loro lo hanno fatto più di una volta e poi altri - da Reagan in poi - hanno ricevuto negli USA, come ospite ufficiale, tre Successori di Pietro (si esclude la Visita di Paolo VI all'ONU del 1965 poiché non incontrò autorità dell'Amministrazione). Fino a pochi giorni fa sembrava ovvio e naturale, nonché cortese, che il 14.mo sarebbe stato Donald Trump, nel contesto della sua visita di due giorni, 26 e 27 maggio prossimi, a Taormina, sede del 43.mo vertice del G7.
Allo stato attuale, secondo le rivelazioni fatte ieri da James Politi sul "Financial Times" e confermate anche dalla Sala stampa vaticana, il Presidente Trump non ha fatto conoscere le sue intenzioni e richieste sull'eventualità di incontrare Papa Francesco. Certo, non è questa l'ultima parola della Casa Bianca. Conoscendo la personalità singolare del governante USA potrebbe cambiare idea in qualsiasi momento e troverà, ovviamente, le porte vaticane spalancate. E' lui però quello che deve prendere l'iniziativa e non può attendersi, neanche lontanamente, che sia la Santa Sede a fargli un invito ufficiale. Oltre Tevere da sempre il principio protocollare è il medesimo: la casa del Papa ha le porte aperte, sempre, per tutti i governanti ma non invita mai nessuno.
Il proverbiale cerino dunque, fin dall'inizio, è stato ed è nelle mani di Donald Trump e naturalmente lui ha pieno e insindacabile diritto di procedere come vuole. Le ragioni per chiedere o non un'Udienza con il Papa sono affari suoi e possiamo supporre che starà valutando l'intera questione. Certo, non avendo ancora deciso i nomi di due dei suoi consiglieri più importanti in questa materia, l'Ambasciatore presso la Sede Apostolica (ruolo che oggi è nelle mani di un Incaricato d'Affari) e il Capo dell'Ufficio faith-based initiatives (iniziative basate sulla fede), mancherà del sostegno migliore per prendere decisioni appropriate.
In alcuni ambienti diplomatici europei e latinoamericani si dice che alla fine Trump farà visita al Papa però questo accad, come già avvenuto in diverse materie, in modo farraginoso, caotico, contraddittorio. Lui, e i suoi consiglieri devono tenere presente però che un'Udienza con il Papa non la si improvvisa: occorre definire e negoziare lo status (privata o di stato) poiché cambia il protocollo, il contorno  rituale e il Comunicato finale; comunicato che ovviamente non si scrive il giorno dell'incontro. Anche se è un documento della Sede Apostolica l'educazione protocollare consiglia un minimo di scambio di opinioni con il Presidente ospite o con i suoi assistenti.
In Vaticano Trump, e certamente lo sa, gioca fuori casa, imbrigliato in meccanismi, stili e consuetudini che non conosce e che forse non immagina. E' chiaro che il capo della Casa Bianca in questa materia - Papato, Santa Sede e diplomazia vaticana - è particolarmente ignorante, forse è uno degli ambiti (e non sono pochi) in cui è più digiuno, e non sembra preoccuparsi troppo di saziare questa fame. In passato alcuni dei suoi predecessori sono incorsi in situazioni simili alla presente ma al momento necessario seppero sempre adeguarsi con intelligenza, stile e mitezza. Basterebbe ricordare alcuni nomi relativamente recenti: Reagan, Johnson, Nixon e Bush senior.
E se alla fine Trump decidesse, come scrive il Financial Times, di non far visita al Papa, cosa può succedere?
In Vaticano non accadrà nulla. Non uscirà mai una sola parola di commento. La norma sarà quella della diplomazia lapalissiana: ciò che non è avvenuto non esiste e su ciò che non esiste non si fanno commenti.
La questione sarà un'altra: le letture e interpretazioni dei media e dell'opinione pubblica statunitense e internazionale. Nel Paese, con ogni probabilità, il fatto sarà declassato a notizia marginale. Il tutto si concentrerà sull'esito del G7 e sulle "vittorie" di Trump nella "battaglia di Taormina". 
Ciò che appare più interessante e importante riguarda invece la percezione internazionale del comportamento del politico statunitense. In quest'ambito non vi è dubbio che il gesto di Trump sarà letto come una sorta di sfregio gratuito e maleducato a una storia di rapporti bilaterali che, anche in non pochi momenti molto difficili, sono stati sempre garbati e sereni. Trump dunque sarebbe il primo Presidente a fare una cosa simile e non serve a nulla chiamare in causa il precedente di F. D. Roosevelt nel dicembre 1943. Roosevelt visitò per poche ore Castelvetrano in Sicilia e allora Roma era occupata dai soldati nazisti contro i quali gli Stati Uniti stavano organizzando l'attacco finale in Italia, risalendo la Penisola e respingendoli verso il Brennero.
Se alla fine non chiederà d'incontrare Papa Francesco è Trump che dovrà dare spiegazioni e trovare il modo di arrampicarsi sugli specchi come già fanno i media a lui favorevoli sottolineando "se non visita il Papa ora vuol dire che lo farà in un'altra occasione". Questo però non spiega nulla. La questione è chiara: Trump sarà in Italia due giorni e non visiterà Roma proprio per non incontrare il Papa (una delle ragioni avanzate dallo staff presidenziale per spiegare il mancato incontro sarebbe legata alla scarsità di tempo ma il volo da Taormina a Roma dura poco più di un'ora, pertanto, per quanto possa essere fitto il programma del G7, risulta difficile credere alle ragioni dell' "agenda piena").
Noi siamo dell'idea che Trump, se non dovesse cambiare opinione alla luce delle reazioni internazionali di queste ore, alimenterà i soli propositi tipici della sua personalità: l'arroganza e l'offesa. Chi non crede a quanto diciamo si rilegga i discorsi e i tweet usati nella sua campagna presidenziale. 
La verità è che Trump, e il suo entourage, con o senza Steve Bannon, sono insofferenti di fronte alla leadership di Papa Francesco e quindi non vogliono dare l'impressione che alla fine si sono "arresi" alla sua autorità morale e religiosa, allungando l'elenco dei governanti che vengono in Vaticano in pellegrinaggio politico-diplomatico. Come non ricordare ora che è stato proprio Bannon, principale consigliere di Tump, a mettere in moto i primi accerchiamenti anti-Bergoglio considerato da lui un avversario insidioso da non sottovalutare; accerchiamenti squisitamente politici ed ideologici che però dal 2014 arruolano personalità ecclesiastiche, giornalisti, siti web, esperti e analisti.
Ad ogni modo se Trump, alla fine, snobbasse il Papa pensando di fargli un torto dovrà ricordare però le parole di Jorge Mario Bergoglio: "Io dormo sogni tranquilli, dormo come un tronco".