giovedì 13 aprile 2017

(a cura Redazione "Il sismografo")
NdR. A proposito dell'intervista di Papa Francesco rilasciata a Paolo Rodari de La Repubblica in cui riflette a lungo sulle guere, sulla fabbricazione di armi, sul traffico e le vendite di tali strumenti di morte e sulle vittime, civili inermi, riproponiamo un nostro testo sul prossimo 80.mo anniversario del bombardamento di Guernica (uscito il 10 aprile).  Papa Francesco in quest'intervista osserva: "Mi viene solo da chiedere con più forza la pace per questo mondo sottomesso ai trafficanti di armi che guadagnano con il sangue degli uomini e delle donne. (...) L’ho detto più volte e lo ridico: la violenza non è la cura per il nostro mondo frantumato. Rispondere alla violenza con la violenza conduce, nella migliore delle ipotesi, a migrazioni forzate e a immani sofferenze, poiché grandi quantità di risorse sono destinate a scopi militari e sottratte alle esigenze quotidiane dei giovani, delle famiglie in difficoltà, degli anziani, dei malati, della grande maggioranza degli abitanti del mondo. Nel peggiore dei casi può portare alla morte, fisica e spirituale, di molti, se non addirittura di tutti".
(Luis Badilla - Francesco Gagliano - ©copyright) I focolai della "Terza Guerra Mondiale a pezzetti" ci confermano sempre più un dato ormai già evidente da più di un secolo: nelle guerre più recenti le vittime sono state quasi sempre in maggioranza civili, in particolare bambini, donne e anziani. Anche nel caso della cosiddetta "guerra asimmetrica" cui assistiamo oggigiorno, che poi si risolve in una spirale ripugnante di attentati, sono i civili il target e le vittime principali, basti pensare agli ultimi bombardamenti con armi chimiche in Siria, dove i "bersagli strategici" continuano ad essere ospedali e altri luoghi dove si riuniscono innocenti.
Papa Francesco ha denunciato con fermezza e a più riprese quest'orrore e questa sua angoscia è stata presente ogniqualvolta ha parlato sulla tragedia siriana, che oggi appare agli occhi di tutti come un paradigma diventato un atroce assioma: vince una guerra chi fa strage di più civili.Pensando a questo dramma dell'uomo contemporaneo abbiamo voluto dedicare alcuni testi a una ricorrenza rilevante: l'80.mo del bombardamento di Guernica, città basca della Spagna rasa al suolo il 26 aprile 1937, assurta a simbolo del massacro di civili in ogni guerra, quelle del passato e le moltissime, piccole e grandi, che si combattono nei nostri giorni.
Che la guerra sia una componente onnipresente nella storia della specie umana è un dato di fatto sin dall'alba dei tempi. Non esiste epoca che non sia stata sconvolta da massacri e battaglie, eppure, fino al XX secolo, quest'ultime venivano condotte seguendo uno schema preciso, con poche varianti: gli eserciti "scendevano sul campo": si incontravano in un luogo preciso, magari si inseguivano, in luoghi prestabiliti, che non coinvolgevano la normale dimensione e realtà civile e sociale. La guerra veniva condotta fuori dalle città, luoghi preposti alla vita "normale" degli uomini.
I due conflitti del XX secolo, passati alle cronache come Guerre Mondiali, segnarono definitivamente la fine di questo principio, vacillato in più occasioni già nel corso del secolo precedente. La Grande Guerra fu l'ultimo atto in cui questa "regola" secolare fu rispettata sui vari fronti d'Europa e del Mediterraneo, territori dove furono grandissime le sofferenze patite dai civili, la cui unica colpa fu quella di vivere nei luoghi dove il fronte si attestò per i quattro lunghi anni della più terribile tra le guerre di posizione, condannata per la prima volta come "inutile strage" da Papa Benedetto XV.
Nell'orrore della cosiddetta "guerra che avrebbe posto fine a tutte le guerre" mancava però quell'ultimo tassello di scelleratezza che sarebbe stato invece aggiunto poco più di vent'anni più tardi: colpire in maniera sistematica e mirata, voluta e non casuale, i civili. Colpirli nelle loro città, nelle loro case, senza preavvisi, spesso senza allarmi; bombardare con i mezzi più moderni quei luoghi fino ad allora esclusi dagli obiettivi militari convenzionali. Rompere un tabù considerato quasi inviolabile fino ad allora: portare la guerra, e quindi la morte, su coloro cui non compete, sugli innocenti, i non-belligeranti.  
La II Guerra Mondiale rappresenta una cesura nella Storia per molti motivi tra cui si può senza dubbio annoverare anche questo. Il punto finale di una simile barbarie è rappresentato dal bombardamento atomico statunitense subìto dalla popolazione civile di Hiroshima e Nagasaki nell'agosto del 1945. Questo terribile episodio conclusivo della guerra ha il suo anno zero in un evento a cavallo tra i due conflitti mondiali, una "prova generale di una prova generale" se così si può dire: il bombardamento della città basca di Guernica del 26 aprile 1937, nel corso della guerra civile spagnola.
Guernica, 26 aprile 1937: una storia dimenticata
Il 26 aprile di 80 anni fa la Legione Condor e l'Aviazione Legionaria, contingenti d'aviazione rispettivamente tedeschi e italiani inviati in Spagna per intervenire in appoggio alle truppe nazionaliste di Francisco Franco, bombardarono la città basca di Guernica (Gernika) causando la morte di centinaia di civili. La versione ufficiale delle forze franchiste e dei loro alleati nazisti e fascisti fu quella di un'azione mirata a colpire sacche di resistenza repubblicane presenti nella regione, la caduta delle bombe sulla città sarebbe stata causata dal forte vento che avrebbe deviato la traiettoria degli esplosivi.  
Le successive indagini e inchieste appurarono invece l'intenzionalità dei velivoli tedeschi e italiani di colpire la cittadina basca, dopo che nei giorni precedenti altre località simili erano già state colpite, come Durango in Biscaglia e Granollers in Catalogna. Come riporta il sito Riforma.it «è di questi giorni la notizia che la Agrupacion Cultural Gerediaga ha sporto querela per crimini di guerra nei confronti dei piloti e degli equipaggi, finalmente identificati (44 su 45) con nome e cognome, responsabili dell'attacco condotto con tre bombardieri italiani contro Durango. Attacco che causò la morte di 336 persone. Inizialmente i bombardieri erano quattro, ma uno fu costretto a rientrare alla base di Soria per avaria. Ogni aereo portava un carico di 20 bombe da 50 chili l'una e altre 4 bombe incendiarie da 20 chili. Una decina di aerei caccia erano incaricati di scortarli e tra un bombardamento e l'altro si dedicarono al mitragliamento della popolazione civile. 
All'identificazione dei responsabili si è giunti dopo una approfondita ricerca d'archivio (sia nell'Archivo General e Historico del Aire di Madrid, sia nell'Archivio dello Stato Maggiore dell'Aeronautica Militare Italiana di Roma). Dalle ricerche è emerso che l'Italia partecipò alla Guerra civile spagnola con 70 aerei dell'Aviazione legionaria, mentre la Germania nazista fornì 80 aerei della Legione Condor. Durango non era un obiettivo militare e l'unico scopo era quello di colpire e terrorizzare la popolazione civile. Molte delle vittime stavano assistendo alla prima messa del mattino e non ebbero scampo. L'attacco si svolse in tre fasi successive, il primo alle otto del mattino, i due successivi nel pomeriggio». 
L'azione condotta sulla città di Guernica fu quindi una replica di quella precedentemente provata a Durango: verificare l'efficacia di un bombardamento aereo su una città, usando persino i civili come bersagli per effettuare mitragliamenti a bassa quota.
«Gli aerei italiani (Savoia-Marchetti) si resero responsabili del mitragliamento sulla piazza del mercato di Gernika. Poi intervennero Junker e Heinkel per uno dei primi bombardamenti a tappetto su un obiettivo civile della storia. Come ricorderà Goering «al processo di Norimberga raccomandai al Fuhrer di appoggiare Franco in ogni modo per avere la possibilità di provare la mia giovane Luftwaffe dal punto di vista tecnico. 
Fu un vero e proprio esperimento, la prova generale per la Seconda Guerra Mondiale. I rapporti tra il generale Franco e lo stato maggiore nazista (come del resto i rapporti tra i monarchici spagnoli e i fascisti italiani) risalivano a prima del 18 luglio 1936, consolidandosi ulteriormente al momento della ribellione contro il legittimo governo repubblicano.
Lunedì 26 aprile 1937 alle quattro e mezzo del pomeriggio, giorno di mercato, le campane suonarono annunciando l’arrivo di uno stormo di aerei. Gli Heinkel 111 apparvero alle cinque meno venti, bombardando e mitragliando sulle strade. E secondo lo storico Claudio Venza (Università di Trieste) al mitragliamento presero parte anche aerei italiani, caccia di scorta ai bombardieri, che colpirono la popolazione che cercava di mettersi in salvo nei campi e nei boschi. Fino alle otto meno un quarto, ogni venti minuti si succedettero ondate di aerei che scaricavano anche bombe superiori ai cinque quintali. La città risultò completamente devastata e incendiata».  
Quel drammatico giorno sconvolse l'opinione pubblica internazionale, suscitando le reazione delle cancellerie europee. A Pablo Picasso, esule spagnolo residente in Francia, anch'egli profondamente colpito dalla terribile notizia, fu commissionato da parte del governo della Repubblica spagnola un'opera da esporre al centro del padiglione spagnolo in occasione dell'Esposizione internazionale tenutasi a Parigi dal 25 maggio al 25 novembre 1937. Venne così dipinto il famoso quadro di "Guernica", dalle eccezionali dimensioni di 3,49×7,77 m. in cui l'artista spagnolo riversò tutto il suo dolore e sgomento per il primo di quei bombardamenti su innocenti che insanguinarono negli anni successivi tutta l'Europa. Essendo il Guernica di Picasso uno dei documenti più importanti del XX secolo ne parleremo nell'articolo successivo.