giovedì 20 aprile 2017

Repubblica Dominicana
Rete di assistenza in America latina. Ospedale da campo per i migranti
L'Osservatore Romano
Un “ospedale da campo” in cui i migranti, gli sfollati, i rifugiati e le vittime della tratta possano essere accolti, protetti e curati, riconosciuti nella loro dignità e aiutati a integrarsi nelle comunità di accoglienza. È quanto intende essere Red Clamor (Rete del grido), il nuovo organismo per la pastorale di migranti, rifugiati e vittime della tratta che riunisce gran parte delle varie realtà della Chiesa dell’America latina e dei Caraibi impegnate nel settore delle migrazioni e della mobilità umana. A suggellare la nascita della rete, nei giorni scorsi, è stato un incontro svoltosi a Santiago de Caballeros, nella Repubblica Dominicana, organizzato dal Dipartimento giustizia e solidarietà del Consiglio episcopale latinoamericano (Celam).
La “Rete del grido” sin nel suo nome, è stato spiegato, fa riferimento al libro dell’Esodo (3, 7-8) in cui il Signore ascolta «il grido del popolo d’Egitto». Oggi quel grido è quello dolente del popolo dei migranti, dei rifugiati e delle vittime della tratta. «La migrazione è un tema fondamentale, poiché è uno dei problemi più grandi nel mondo», ha detto padre Francisco Hernández, direttore del Segretariato Caritas dell’America latina e dei Caraibi. Per questo, ha aggiunto, «ci sentiamo profondamente impegnati nel lavorare come comunione ecclesiale, in cui la diversità di sforzi e di esperienze ci permette di procedere in modo concreto e comune in favore dei migranti che sperimentano situazioni terribili».

Significativamente, nel corso dei giorni di lavoro nella Repubblica Dominicana i delegati della Red Clamor si sono recati lungo il confine settentrionale con Haiti per condividere sul campo l’esperienza missionaria dei religiosi impegnati nell’opera di assistenza a migliaia di immigrati e sfollati che fuggono da situazioni di terribile povertà. «Senza dubbio, la Rete è un grande segnale di speranza», ha detto monsignor Julio César Corniel Amaro, vescovo di Puerto Plata e coordinatore nazionale della pastorale sociale, per il quale questo nuovo organismo «rappresenta il consolidamento di linee concrete per il lavoro con i migranti, per unificarne i criteri, sentirsi sostenuti e uniti nel cercare soluzioni ai problemi che si presentano».
La costituzione della Rete è stata preceduta nell’ottobre scorso da un documento, denominato «Dichiarazione di Honduras», diffuso dal Consiglio latinoamericano di mobilità umana e asilo (Clamor) in occasione di un convegno svoltosi in Honduras. «Noi vescovi, sacerdoti diocesani, religiosi e laici dell’America latina e dei Caraibi — si legge nel documento — siamo preoccupati per la grave situazione nella quale sono costretti a vivere migranti, rifugiati e vittime della tratta, soprattutto in questa regione del mondo. Siamo testimoni della grave situazione che vivono milioni di fratelli e sorelle costretti a emigrare incontrando muri fisici, politici, religiosi e culturali piuttosto che porte aperte». Situazioni di fronte alle quali non si possono chiudere gli occhi.
L'Osservatore Romano, 19-20 aprile 2017