venerdì 14 aprile 2017

Mondo
Via Crucis al Colosseo - Stralci delle Meditazioni di  Anne-Marie Pelletier

(a cura Redazione "Il sismografo")

Introduzione
Sul Golgota, infatti, contro tutte le apparenze, è questione di vita. E di grazia. E di pace. Si tratta non del regno del male che noi conosciamo fin troppo, ma della vittoria dell’amore. (...) È della fedeltà invincibile di Dio alla nostra umanità che si tratta sul Golgota. (...) Se il nostro sguardo non raggiunge questa verità, allora restiamo prigionieri delle reti della sofferenza e della morte. E rendiamo vana per noi la Passione di Cristo.
Prima stazione - Gesù è condannato a morte
Noi affermiamo di essere amici del bene e di volere la vita. Ma siamo peccatori e complici della morte. Noi ci proclamiamo tuoi discepoli, ma prendiamo strade che si perdono lontano dai tuoi pensieri, lontano dalla tua giustizia e dalla tua misericordia. Non abbandonarci alle nostre violenze.
Seconda stazione - Gesù è rinnegato da Pietro
Riconoscere che è discepolo del rabbi galileo, sarebbe dare più peso alla fedeltà a Gesù che alla propria vita! Quando implica tale coraggio, la verità fa fatica a trovare dei testimoni... Gli uomini sono fatti in modo che allora molti le preferiscono la menzogna; e Pietro appartiene alla nostra umanità.
Terza stazione - Gesù e Pilato
Decisamente questo Giusto, che attira stranamente su di sé i pensieri omicidi del cuore umano, riconcilia ebrei e pagani. Ma lo fa, per ora, rendendoli ugualmente complici dell’uccisione di lui stesso. Tuttavia, viene il momento, anzi è vicino, in cui questo Giusto li riconcilierà in altro modo, per mezzo della Croce e di un perdono che li raggiungerà tutti, ebrei e pagani, li guarirà insieme dalle loro vigliaccherie e li libererà dalla loro comune violenza.
Quarta stazione - Gesù re della gloria
Questa ora del Venerdì Santo lo proclama: c’è una sola gloria in questo mondo e nell’altro, quella di conoscere e compiere la volontà del Padre. Nessuno di noi può ambire a una dignità più alta di quella di essere figlio in Colui che si è fatto obbediente per noi fino alla morte di croce.
Quinta stazione - Gesù porta la croce
Di generazione in generazione, la Chiesa ha meditato questa via segnata da inciampi e cadute. Gesù cade, si rialza, poi ricade, riprende il cammino sfibrante, probabilmente sotto i colpi delle guardie che lo scortano, perché è così che sono trattati, maltrattati, i condannati in questo mondo.
Sesta stazione - Gesù e Simone di Cirene
Il Vangelo ha conservato soltanto la memoria del suo nome: Simone, originario di Cirene. Ma il Vangelo ha voluto portare fino a noi il nome di questo libico e il suo umile gesto d’aiuto anche per insegnarci che, alleviando il dolore di un condannato a morte, Simone ha alleviato il dolore di Gesù, il Figlio di Dio, che ha incrociato la sua strada nella condizione di schiavo, assunta per noi, assunta per lui, per la salvezza del mondo. Senza che lui lo sapesse.
Settima stazione - Gesù e le figlie di Gerusalemme
Non che le lacrime spettino alle donne, come se la loro sorte fosse quella di piangere passive e impotenti, dentro una storia che gli uomini, da soli, sarebbero tenuti a scrivere. Infatti i loro pianti sono anche, e innanzitutto, tutti quelli che esse raccolgono, lontano da ogni sguardo e da ogni celebrazione, in un mondo in cui c’è molto da piangere.
Ottava stazione - Gesù è spogliato delle vesti
Ma lo Spirito viene in aiuto al nostro smarrimento. Ci insegna a capire la lingua di Dio, lingua della kenosi, questo abbassamento di Dio per raggiungerci là dove siamo. È questa lingua di Dio che parla per noi il teologo ortodosso Christos Yannaras: «Lingua della kenosi: Gesù bambino nudo nella mangiatoia; spogliato nel fiume mentre riceve il battesimo come un servo; sospeso all’albero della croce, nudo, come un malfattore. Attraverso tutto questo egli ha manifestato il suo amore per noi».
Nona stazione - Gesù è crocifisso
Sì, Dio è là dove non dovrebbe essere e dove, tuttavia, noi abbiamo tanto bisogno che sia! Era venuto per condividere con noi la sua vita. «Prendete!», ha detto senza sosta mentre offriva la sua guarigione ai malati, il suo perdono ai cuori traviati, il suo corpo nella cena pasquale. Ma si è ritrovato in mano nostra, in territorio di morte e di violenza: quella che ci lascia attoniti nell’attualità del mondo; e quella che serpeggia in ognuno.
Decima stazione - Gesù sulla croce è deriso
Gesù non sarebbe potuto scendere dalla croce? A stento osiamo porci questa domanda: il Vangelo non la mette forse sulla bocca degli empi?
Eppure, essa ci perseguita, nella misura in cui facciamo ancora parte del mondo della tentazione, che Gesù ha affrontato durante i quaranta giorni nel deserto, preludio e inizio del suo ministero: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane, gettati giù dall’alto del tempio, perché Dio veglia su chi è suo amico».
Undicesima stazione - Gesù e sua madre
Durante le giornate così ordinarie di Nazaret, poi al tempo della vita pubblica, quando c’era stato bisogno di fare spazio all’altra famiglia, quella dei discepoli, quegli estranei dei quali Gesù si faceva dei fratelli, delle sorelle, delle madri, lei aveva conservato queste cose nel suo cuore. Le aveva affidate alla grande pazienza della sua fede. Oggi è il tempo del compimento. La lama che trafigge il fianco del Figlio trafigge anche il cuore di lei. Anche Maria s’immerge nella fiducia senza appoggio, in cui Gesù vive fino in fondo l’obbedienza al Padre.
Dodicesima stazione - Gesù muore in croce
Apparentemente, è vero, tutto sembra piombare nel silenzio della morte che scende sul Golgota e sulle tre croci innalzate. In questo giorno della Passione che volge al termine, chi passa per quella via che cosa può capire se non la sconfitta di Gesù, il crollo di una speranza che aveva rincuorato molti, consolato i poveri, risollevato gli umiliati, lasciato intravedere ai discepoli che era arrivato il tempo in cui Dio avrebbe realizzato le promesse annunciate dai profeti. Tutto ciò sembrava perduto, distrutto, crollato.
Tredicesima stazione - Gesù è deposto dalla croce
Maria, Madre di pietà, che riceve tra le sue braccia il corpo nato dalla sua carne e teneramente, discretamente accompagnato lungo gli anni, come madre sempre si prende cura di suo figlio. Ormai, è un corpo immenso che ella raccoglie, a misura del suo dolore, a misura della nuova creazione che origina dalla passione d’amore che ha attraversato il cuore del figlio e della madre. (...) Gesù è strappato dalle mani dei suoi uccisori. Ormai, nella morte, si ritrova tra quelle della tenerezza e della compassione. La violenza degli uomini omicidi è rifluita molto lontano. La dolcezza è ritornata nel luogo del supplizio.
Quattordicesima stazione - Gesù nel sepolcro e le donne
Le donne se ne sono andate. Colui che avevano accompagnato, camminando tenaci e premurose sulle strade di Galilea, costui non c’è più. Ad esse egli non lascia per compagnia, stasera, che la visione impressa in loro del suo sepolcro e del lenzuolo dove ora riposa. Povero e prezioso ricordo di fervidi giorni svaniti. Solitudine e silenzio. (...) E se Dio avesse preparato alla loro sollecitudine una risposta che esse non possono nemmeno prevedere, immaginare, intuire... La scoperta di una tomba vuota..., l’annuncio che lui non è più lì, perché ha spezzato le porte della morte...