mercoledì 19 aprile 2017

Libia
Appello di don Zerai: revocare il patto con Tripoli e le tribù del sud
Avvenire
Mentre il Viminale tira dritto e scalda i motori delle prime motovedette che saranno consegnate a breve, non si fermano le polemiche sul patto sottoscritto tra Roma e la Libia per fermare i flussi migratori. L' ultimo a scendere in campo, con la richiesta di sospendere il piano - dopo che altre associazioni avevano fatto altrettanto - è Padre Mosè Zerai. Il sacerdote eritreo, soprannominato l' angelo dei migranti e in lizza per il Nobel della pace, chiede anche di annullare il patto concluso con le tribù del Fezzan, le popolazioni locali che abitano nel sud della Libia.
«Centinaia di rifugiati e migranti africani sono rapiti in Libia per chiederne un riscatto o per essere messi in vendita per il lavoro forzato o lo sfruttamento sessuale: siamo di fronte a un autentico mercato degli schiavi» denuncia don Mosè, in seguito al rapporto dell' Oim (l' Organizzazione internazionale per le migrazioni) pubblicato a Ginevra. «Ciò accade soprattutto a Sabha, la città del Fezzan che è lo snodo delle principali vie di comunicazione che confluiscono in Libia da Sud - aggiunge - dove le persone - ha precisato Othmano Belbeisi, capo della missione Oim in Libia - sono 'offerte' a un prezzo che varia tra i 200 e i 500 dollari per un periodo di 2-3 mesi nei quali restano in completa balia dei compra- tori. Come schiavi». Di più: uomini e donne «sono venduti apertamente al mercato, come fossero una merce qualsiasi» e questo giro d' affari è in continua crescita. 
Zerai fa appello all' Italia perché eserciti «pressioni sul governo di Tripoli » per eliminare il 'mercato degli schiavi', e «sospenda o meglio revochi» gli accordi siglati con la Libia e le tribù del Fezzan. L' accordo siglato a Roma, già bocciato dalla Corte dei conti di Tripoli, secondo don Zerai, «rischia di peggiorare ulteriormente la già tremenda vicenda di profughi e migranti, bloccandoli in un paese dove il rispetto dei loro diritti è assolutamente aleatorio». 
Il secondo è stato «già rigettato e ritenuto non valido dai vertici più rappresentativi di alcuni dei clan più importanti e autorevoli - prosegue don Zerai - e non è dato avere alcuna garanzia sul trattamento, la sicurezza, la sorte dei migranti intercettati e bloccati da queste tribù». L' appello chiede di «ripensare radicalmente la politica sull' immigrazione», istituendo «canali legali di immigrazione verso l' Europa», abbandonando definitivamente il progetto del Migration Compact che l' Italia intenderebbe rilanciare al G7 di Taormina.