martedì 11 aprile 2017

Italia
Il Centro Astalli chiede più diritti per i richiedenti asilo. Bloccati dalla burocrazia
L'Osservatore Romano
Aumentano per i richiedenti asilo le difficoltà di accesso alla protezione internazionale, con più ostacoli e burocrazia che limitano l’accesso ai diritti e producono marginalità e precarietà. È quanto denuncia il Centro Astalli, sede italiana del Servizio dei gesuiti per i rifugiati, nel suo Rapporto annuale presentato oggi a Roma. «La probabilità di vedersi riconoscere la protezione internazionale nell’ultimo anno si è ridotta», si rileva nel rapporto, stando al quale le persone sbarcate in Italia nel 2016 sono state 181.436, con 123.000 richieste di protezione internazionale presentate in Italia. Di queste, solo 23.822 sono state accolte.
Una situazione di difficoltà rilevata anche dal vescovo segretario generale della Conferenza episcopale italiana, Nunzio Galantino, intervenuto alla presentazione del rapporto, per il quale «la serie infinita e ormai insopportabile di attentati che si stanno drammaticamente consumando ovunque non contribuiscono certo a leggere il fenomeno migratorio in maniera corretta. Anzi, questi eventi drammatici diventano esca appetibile per chi non ha alcun interesse di offrire un contributo perché questo fenomeno complesso e inarrestabile rappresenti una chance». Per Galantino, al contrario, è «necessario aprire la possibilità di un permesso di soggiorno umanitario anche per i numerosi diniegati, stimati nei prossimi mesi in 40.000, per evitare la situazione di irregolarità per molte persone, soprattutto al sud, che genererebbe sfruttamento, non tutela della dignità della persona e insicurezza». Infatti, ha osservato, «ripartire dalla legalità è fondamentale sia per chi potrà fermarsi in Italia sia per chi dovrà rientrare nel proprio Paese. La legalità e l’impegno a farla rispettare è il primo passo verso una politica seria e intelligente di accoglienza e di inclusione dei migranti». In questo senso, occorre «riuscire a dare una risposta più competente e più celere alle persone che fanno domanda di protezione internazionale» e «arrivare a un sistema unico e diffuso di accoglienza in Italia che risponda a medesimi standard». Il presule ha posto l’accento anche sulle responsabilità. «Il diritto d’asilo — ha sostenuto — è stato di fatto negato da respingimenti più o meno mascherati, talora condannati, di cui anche l’Italia è stata colpevole nel 2011 e l’Europa rischia di essere colpevole nel 2016».
L'Osservatore Romano, 11-12 aprile 2017