domenica 16 aprile 2017

Italia
“Discorsi populisti solo per avere voti”. Intervista a Gian Carlo Perego
La Repubblica
(Paolo Rodari)  Direttore della Fondazione Migrantes, l’organismo pastorale della Cei che si occupa di immigrati,  rifugiati e profughi, Gian Carlo Perego è stato da poco nominato da Francesco vescovo di Ferrara,  la diocesi dove c’è Gorino, il paese i cui abitanti avevano allestito lo scorso ottobre barriere anti  migranti.
Monsignor Perego, Marine Le Pen si dice “estremamente cattolica”, e insieme “arrabbiata”  con le parole del Papa sull’accoglienza dei migranti. Cosa pensa? 
«I suoi mi sembrano discorsi populisti, inutili e dannosi per una legittima costruzione di una società  in cui a prevalere sia il bene comune». 
Le Pen sostiene che la carità è “individuale e non appartiene agli Stati”. È così? 
«Il suo è un criterio laicista e, appunto, individualista. In Le Pen mi sembra vi sia il rischio di  leggere le affermazioni pontificie in un’ottica ideologica e politica ». 
Perché politica?  
«Nel 1891 uscì la “Rerum novarum” e parlarono di un Papa socialista. Con la “Populorum  progressio” diedero del comunista a Paolo VI. Con l’”Humanae vitae” del conservatore. Quando si  appiccicano queste etichette si fa politica tradendo quelli che sono i contenuti reali del magistero  papale». 
Esiste un rischio sicurezza legato all’immigrazione? 
«Non c’è sicurezza in una logica di rifiuto, di chiusura. Ed è un peccato che questa convinzione stia  crescendo in Europa, un continente che come ha ricordato Francesco è nata su radici cristiane di  integrazione». 
Le sembra che le parole di Le Pen nascano dalla volontà di guadagnare consenso in un certo  elettorato? 
«È una trappola in cui in effetti si rischia di cadere. Ma questo consenso non permette poi di  governare situazioni difficili come sono i fenomeni migratori. Il Papa non interviene sulle quote che i vari paesi decidono di assumere, ma richiama alla necessità della responsabilità».
la Repubblica, 15 aprile 2017