giovedì 20 aprile 2017

NdR. Sulle considerazioni di queste ore in merito ad un'intervista al comico e politico Beppe Grillo, molte e ovviamente di segno diverso, oltre al testo del direttore dell'Avvenire, Marco Tarquinio, vi proponiamo anche altri due articoli: di Paolo Rodari (Repubblica) e Andrea Tornielli (La Stampa).
(Tre lettere a Marco Tarquinio e le risposte) Gentile direttore, in un telegiornale di largo ascolto è andato ieri in onda un lungo servizio sull' intervista a Beppe Grillo realizzata da "Avvenire" e su quella che lei ha concesso al "Corriere della Sera". Il commentatore sosteneva che lei avesse espresso il suo compiacimento per il programma dei 5 Stelle «a nome di buona parte del mondo cattolico». A parte il fatto che lei non si permetterebbe mai di dire una cosa simile, per quel poco che so di lei, parlando «a nome del mondo cattolico», mi sembra il caso di protestare vivacemente per tali affermazioni.
A parte l' opportunità di dedicare quasi un' intera pagina a Grillo, che lei avrà giudicato preventivamente, non mi sembra proprio che le domande poste al finto comico, da parte dei giornalisti, fossero poi così adulatorie nei confronti dei 5 Stelle! Anzi mi è sembrato che i due giornalisti incalzassero Grillo in modo interessante. Come lettrice di "Avvenire", mi indigna sempre più la deformazione sino alla menzogna che dilaga spesso sui mass media.  
Maria Cristina Foresio 
Caro direttore, le devo confessare che stamani la lettura della sua intervista al "Corriere della sera" e quella di Grillo al suo giornale mi ha colpito. Perciò, certa della sua gentile disponibilità, le scrivo per cercare di capire di più. È ovvio, è normale, che "Avvenire" dia adeguato spazio a una forza politica accreditata da molti al primo posto nelle preferenze degli elettori, con la previsione di una possibile ascesa al governo del Paese. Ma quel che mi crea qualche perplessità è, che nella sua intervista, lei sembra accreditare ruolo e natura democratica del movimento, mentre l' opacità della sua governance è uno degli aspetti che più inquieta. Ho interpretato giustamente oppure mi sono sbagliata? La saluto cordialmente ringraziandola per la sua cortesia  
Francesca Izzo 
Caro direttore, l' intervista di "Avvenire" a Beppe Grillo, per i contenuti e per la testata ospitante, non può essere trascurata. Con consumata perizia, Grillo usa molti argomenti che sembrano sfiorare sensibilità diffuse nel mondo cattolico. In particolare, assume come centrali il cedimento dei "valori" civili e politici degli anni Novanta e gli effetti socialmente iniqui del pensiero unico liberista e della globalizzazione economica e si concentra poi sull' inconsistenza strutturale del progetto dell' Unione Europea e dell' euro. Ciò che sconcerta non sono i singoli contenuti, già ampiamente noti, ma la concezione della politica e della democrazia. Il M5S non ha una strategia, dice Grillo: vincerà e arriverà a Palazzo Chigi perché accompagna una sempre crescente quota di elettori sul crinale della crisi irreversibile del sistema e ne diventa icona vivente. Per questo è indifferente a vecchie appartenenze e culture politiche; non perché ne propugni una nuova, ma perché ne ravvisa l' inutilità. Il M5S ritiene superate la democrazia rappresentativa, le sue forme, le sue regole. Ritiene obsoleti i vincoli che ne derivano. Vi è, alla radice, una idea individualistica dei rapporti civili e sociali, che traspare assai bene nella esaltazione del diritto all' autodeterminazione dei singoli, frutto del superamento, dice Grillo, delle vecchie basi ideologiche sulle quali si sono sedimentati i valori etici. Non vi è traccia alcuna di una visione comunitaria e sociale. Difficile, molto difficile - su queste basi - intravvedere spazi per punti di convergenza. E non sarà certo la comune battaglia contro le aperture pasquali dei centri commerciali a colmare questa siderale distanza di concezione rispetto a tutto ciò che il magistero della Chiesa ha sempre indicato a tutti i cattolici - pur nel pluralismo delle opzioni - come valori fondanti della vita civile: ad iniziare dal valore della Politica. I grillini potranno anche magari vincere, anche aiutati dagli errori degli altri, ma la loro vittoria sarà semmai l' epigono della crisi del vecchio sistema, non certo l' inizio di una ricostruzione civile, sociale e democratica. 
Lorenzo Dellai presidente dei deputati di Democrazia Solidale Centro democratico.
Risposte di Marco Tarquinio:
Ho scelto tre lettere intelligentemente provocatorie tra le diverse che sono arrivate in redazione e che ragionano (ma qualche volta sragionano, senza averla neanche letta) sull' intervista che abbiamo realizzato con Beppe Grillo, leader e garante del Movimento 5 Stelle, e che ho scelto di pubblicare ieri, mercoledì 19 aprile 2017. La prima intervista a Grillo da molti mesi, forse la prima in cui Grillo accetta un dialogo e non conduce solo e soltanto uno dei suoi famosi monologhi. Merito dei due bravi colleghi che l' hanno realizzata, Arturo Celletti e Luca Mazza, e della disponibilità di Grillo ad accettare un libero contraddittorio con "Avvenire" anche se non con tutte le domande di "Avvenire". Le tre lettere sono di una lettrice attenta, di una filosofa coraggiosa e di un politico di dichiarata ispirazione cristiana. Tre belle lettere, ripeto. Parto dalla prima lettera. So che cosa ho detto e non posso sapere che cosa mi è stato attribuito dai vari telegiornali, radiogiornali, siti internet e quant' altro che si sono occupati dell' intervista che io ho chiesto di fare ai miei colleghi e dell' opinione personale che mi hanno chiesto i colleghi di un altro grande giornale, il "Corriere della Sera", sull' emersione via via più chiara di una vicinanza concreta su alcuni grandi temi e sulla distanza su altri temi altrettanto grandi tra la sensibilità di diverse parti dei mondi cattolici italiani (chi legge "Avvenire" sa che io amo sempre parlare al plurale della realtà che la nostra Chiesa sa esprimere e cucire col filo dell' unità fraterna attorno al Papa e ai vescovi) e il Movimento 5 Stelle. Un dato di fatto su cui non tutti concordano, ma che è sotto gli occhi di chi vuol vedere e a cui ha dato in particolare voce il leader parlamentare dei pentastellati Luigi Di Maio. Vicini sui temi della povertà, del lavoro (festivo e no), della cura della casa comune e al tempo stesso distanti su vita nascente (aborto, utero in affitto) e fine vita (eutanasia omissiva o attiva). Le «questioni sensibili» anche per Marco Tarquinio, semplice credente e oggi direttore di giornale, sono tutte queste insieme «perché - spiegò il 15 giugno 2014 con efficace sintesi papa Francesco in un bel dialogo con Ferruccio de Bortoli, allora direttore del "Corsera" - tra le dita di una mano non posso dire che ve ne sia una meno utile di un' altra». E la battaglia per difendere e valorizzare la vita, come scrivo e cerco di testimoniare da tanto tempo, non si fa a pezzi e pezzetti. La signora Foresio dice bene: non ho mai parlato a nome del mondo cattolico perché non lo faccio mai, e non solo perché non ne ho titolo (e già questo basterebbe!), ma perché non voglio farlo e non ritengo giusto farlo. "Avvenire" - fedele alla sua dichiarata ispirazione cattolica - è al servizio della libertà dei lettori. E il direttore di "Avvenire" è al servizio di questa causa, perché questo gli chiede l' Editore del giornale e non di impancarsi a portavoce (checché altri ne pensino) o a... grillo parlante. So che in ambito ecclesiale ci sono curiosità e attenzioni, ma forse ancora più perplessità e preoccupazioni nei confronti del M5S. E so che non tutti la pensano - oggi come ieri - come me sulla possibilità e la necessità di dialogare nella chiarezza con tutti: con i grillini, i democratici, gli azzurri, i leghisti, la destra, la sinistra... Dialogare che non vuol dire sponsorizzare, ma prendere sul serio. Tutti però dovrebbero essere ben consapevoli del fatto non il direttore di "Avvenire", ma la Chiesa italiana è attenta a tutte le forze politiche che si impegnano per il bene comune, con la riserva di valutarne di volta in volta le singole scelte. A me sembra il modo migliore secondo lo spirito del Concordato per «cooperare» a quel nobile fine, il «bene comune», con i rappresentanti del popolo italiano. Personalmente e professionalmente non voglio fare di più e non mi sento di fare di meno. La professoressa Izzo tocca un altro tasto, diversamente sensibile. So che segue con attenzione il nostro lavoro. E dunque lei sa del favore con cui abbiamo seguito in questa legislatura l' iter della legge che dovrebbe dare attuazione al dettato costituzionale sull' organizzazione democratica e trasparente della vita dei partiti e dei movimenti politici. Le confermo di non aver cambiato minimamente opinione. Il collega che mi ha intervistato mi ha chiesto un' altra cosa: se intendessi riconoscere una "patente di governo" ai 5 Stelle. E io ho risposto che non sono i giornalisti, ma solo i cittadini-elettori a decidere di dare o non dare simili attestati. Ma che sul contenuto dei programmi da cronista, da cittadino e da cattolico do eccome il mio giudizio. Perché, ho detto e ripeto da qualche anno e anche al "Corriere" di ieri che ha sintetizzato (e non me ne lamento, sono del mestiere...) il mio pensiero, si può essere d' accordo su tre quarti delle grandi questioni, ma è l' ultimo quarto che orienta e spesso decide, e per tanti - me compreso - è anche il "tono" che fa la differenza. E questo vale per il Pd, per Fi, per i 5 Stelle. Arrivo all' analisi di Lorenzo Dellai: amara, profonda, concisa. Tocca punti che sa bene essermi molto cari: la democrazia rappresentativa e non plebiscitaria, la responsabilità che dà senso alla libertà personale, i "pensieri lunghi" (ideologie, se vogliamo, ma nell' accezione più bella) che danno anima e prospettiva alla politica, anche a quella «post-ideologica» nella quale siamo immersi da più di un quarto di secolo e che, anche per me, è davvero tale se è liberata da schemi precostituiti e faziosità, non dal senso della città e del bene e del male, cioè del giusto e dell' ingiusto nei confronti della concreta vita di ogni persona umana... Mi chiedo e continuo a chiedere ai politici, tutti nessuno escluso: da dove cominciare a ricostruire questa politica "degna", pensante e cittadina, se non cercando e trovando - nel confronto anche duro ma mai rissoso nelle istituzioni e nell' ascolto dialogante della società italiana - risposte umane e umanizzanti alle "grandi questioni"? Davvero le risposte politiche emblematiche e convergenti dell' oggi sono soltanto eutanasia, asservimento e sfruttamento degli esseri umani e dell' ambiente, costruzione di muri e distruzione di ponti, paura del diverso e dello straniero? Davvero la Rete conta ormai più del Parlamento? Non voglio crederci. E penso che nessuno sia escluso dalla responsabilità e dalla fatica di smontare l' inerzia dell' individualismo assoluto e del dissenso totale che minaccia le basi della nostra democrazia e la stessa qualità umana della nostra società. Nessuno, ripeto, e certo non Beppe Grillo "titolare" del primo partito italiano sin dal febbraio 2013.
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La neutralità verso i partiti resta il cardine. E il direttore del giornale dei vescovi precisa: opinioni mie. Cei spiazzata, scatta l' alt "Non vale il meno peggio"
Repubblica.it
Nessun endorsement per i 5 Stelle da parte della Cei. E, anche se nell' episcopato c' è chi dubita di ciò, dalla sede di via Aurelia assicurano che né la presidenza né la segreteria generale della Chiesa italiana sapevano nulla dell' intervista a Beppe Grillo che Avvenire ha pubblicato ieri. L' intervista, e soprattutto le parole che il direttore Marco Tarquinio ha detto al Corriere e che sono apparse una sorta di esegesi della stessa intervista («sui grandi temi c' è una grande sintonia tra i cattolici e i 5 Stelle») hanno sorpreso sia Bagnasco sia Galantino e irritato non poco parte dell' episcopato, che ha fatto arrivare le proprie rimostranze in Cei. Oltre ai vescovi, sono stati diversi i politici vicini alla Chiesa che hanno fatto sentire la propria voce, tanto che la precisazione di Tarquinio - che ha spiegato di aver espresso soltanto le proprie opinioni personali senza aver impegnato «in alcun modo» il suo editore e cioè i vescovi - riflette la volontà di quietare gli animi e prendere le distanze da quella che a conti fatti era risultata essere una clamorosa apertura di credito per Grillo e compagni. Anche in Vaticano hanno invitato fin da subito alla prudenza: un conto è la realpolitik, quel pragmatismo che impone anche alla Chiesa italiana di fare i conti con un Movimento che si candida a governare il Paese chiedendo contestualmente una generale rivisitazione dell' 8 per mille. Un altro è accreditare una forza politica sul cui lavoro, come su quello di tutti i partiti, deve valere la regola dell' equidistanza impostasi con forza sotto il pontificato di Francesco. Certo, la sindaca di Roma Virginia Raggi ha un buon rapporto di vicinato con il Papa, come ce l' hanno altri esponenti del mondo istituzionale romano, ma ciò non significa che vi sia la volontà da parte della Chiesa di favorire alcuna compagine. E anche se negli ultimi tempi sono arrivati da parte dei 5 Stelle messaggi più rassicuranti, non ci sono segnali di particolari avvicinamenti. A oggi, ad esempio, nonostante qualche voce diffusasi in merito, non risulta la richiesta di nessuna udienza per Grillo avanzata Oltretevere. Nella Chiesa italiana è oramai finito il tempo dell' appoggio al "meno peggio". Se Silvio Berlusconi è stato nel ventennio di Camillo Ruini il male minore, così non può essere oggi per la Chiesa italiana Beppe Grillo. Tutti, agli occhi dei vescovi, partono alla pari e anzi, grazie soprattutto all' avvento di Francesco, la nuova parola d' ordine è una: neutralità. Ciò non significa che nell' episcopato non vi siano preferenze politiche diverse, ma queste stesse restano sul piano personale, non arrivano mai cioè a impegnare ufficialmente i vescovi nel loro insieme. Nella Chiesa italiana non sono pochi coloro a ritenere che per il momento è saggio attestarsi sullo status quo. Del resto, forse nemmeno ai tempi della Dc i vertici istituzionali apparivano così rassicuranti per le gerarchie. Mattarella, Gentiloni e Alfano offrono alla politica italiana ed estera garanzie da tempo scomparse. Lo sa la leadership della Cei che in ogni caso, diversamente dalla presa di distanza di ieri, a settembre non reagì di fronte a un editoriale di Avvenire che significativamente separava il destino della giunta di Roma dall' originalità di «un' esperienza, quella del Movimento ispirato da Beppe Grillo, che resta innovativa soprattutto per la scelta strutturale di impegnare cittadini che - coi loro limiti e le loro virtù, senza aver mai avuto prima esperienze di governo - si attivano dal basso nell' amministrazione della cosa pubblica».
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Il corteggiamento di Grillo alle gerarchie vaticane Ma la Cei si smarca da Avvenire
La Stampa

(Andrea Tornielli) L' intervista del capo M5S al quotidiano e l' endorsement del direttore irritano i vescovi. E Tarquinio precisa: "Da me opinioni personali". Ci son o alcuni segnali che raccontano il lento e studiato corteggiamento del M5S al mondo cattolico. L' intervista rilasciata ieri da Beppe Grillo al quotidiano dei vescovi Avvenire è stata registrata la settimana scorsa. Nei giorni subito precedenti alla polemica sull' apertura dell' outlet di Serravalle a Pasqua e sul lavoro domenicale, che proprio sulle pagine di Avvenire aveva trovato grande sfogo in una campagna molto sentita dal giornale della Cei. Lunedì, Luigi Di Maio se ne esce con una dichiarazione in linea con il quotidiano contro l' apertura dei centri commerciali di domenica, perché, dice il deputato più in vista del M5S, ottiene «come unico risultato lo sfaldamento delle famiglie». Un riferimento, quello alla famiglia, caro ai cattolici, ma che non è propriamente un must del repertorio grillino. Una coincidenza a due giorni dall' intervista di Grillo? Secondo fonti del M5S, è stato tutto organizzato dai 5 Stelle, compresa la presenza di Di Maio in piazza San Pietro per la messa di Pasqua. Così va contestualizzata l' intervista di Grillo su Avvenire , accompagnata da un' altra, ben più pesante per i contenuti, del direttore del quotidiano cattolico Marco Tarquinio al Corriere della Sera . Una «doppietta» che era difficile non considerare un pubblico appoggio e una grande apertura di credito in vista del futuro prossimo, soprattutto perché Tarquinio assicura che su tre quarti dei grandi temi c' è consonanza con i 5 Stelle. Parole che hanno fatto molto discutere nel mondo cattolico e Oltretevere. «Figuriamoci se il direttore poteva fare affermazioni simili senza l' accordo dell' editore», osserva un prelato vaticano di lungo corso. In realtà però l' endorsement non doveva risultare tale. E non soltanto perché lo stesso Tarquinio ha poi rilasciato una dichiarazione per assicurare di aver espresso «opinioni personali» e di non aver «impegnato in alcun modo il mio editore». Ma anche perché un certo imbarazzo era palpabile ieri nella sede della Cei. Da dove chiariscono che né il cardinale presidente Angelo Bagnasco, né il segretario generale Nunzio Galantino, erano stati coinvolti. «So che alcuni miei giudizi - ha detto Tarquinio - hanno sollevato parecchi interrogativi e non poche perplessità, anche in ambito ecclesiale. La Chiesa italiana è attenta a tutte le forze politiche che si impegnano per il bene comune, con riserva di valutarne le singole scelte». In subbuglio è apparso anche il mondo ecclesiale più vicino alla politica: diversi parlamentari cattolici hanno espresso malumore in un momento in cui si discute la legge sul testamento biologico che vede il M5S su posizioni ben diverse. «Neanche Pio XII con Alcide De Gasperi era arrivato a dire che c' era accordo su tre quarti del programma», ha osservato lo storico Alberto Melloni commentando l' intervista di Tarquinio. In effetti la linea della Chiesa italiana nei riguardi della politica, secondo le indicazioni di Papa Francesco, non prevede che si «battezzino» partiti o formazioni politiche come accadeva in passato. Per di più alla vigilia dell' elezione del nuovo presidente dei vescovi italiani che avverrà fra un mese e che chiuderà il decennio di Bagnasco. Ciò non significa che la Chiesa italiana e lo stesso Vaticano, si disinteressino della politica, come provano le parole distensive usate a suo tempo dal Segretario di Stato Pietro Parolin dopo l' elezione della sindaca di Roma Virginia Raggi. Sono evidenti, invece, le mosse di avvicinamento dei grillini. Si è parlato, per esempio, del desiderio di Grillo di avere udienza con Papa Francesco, ma al momento non risultano richieste ufficiali. Da giorni, l' altro 5 Stelle lanciato nell' empireo mediatico, Alessandro Di Battista, martella sui temi della pace cari al pontefice. Un caso? Chi conosce i 5 Stelle sa che ogni uscita è calcolata nei dettagli. E così va letta la serenata di Di Battista ai cattolici «Ci sono in comune posizioni come quella sulla lotta alla povertà. E quando Papa Francesco parla di necessità di dialogo, di rispetto delle popolazioni, di diritti, di pace e di disarmo sono le nostre posizioni» Inoltre, aggiunge il deputato, il M5S offrirebbe «tematiche di supporto alla famiglia con strumenti nuovi». Anche se, in realtà, come ha elencato Famiglia Cristiana , prendendo le distanze da Avvenire , il grosso del programma dei 5 Stelle appare lontano anni luce dal mondo cattolico. Sui temi etici ad esempio, come il biotestamento, che ieri i grillini hanno votato insieme al Pd. «Io sono cristiano e cattolico - ha detto Di Battista - e sono convinto che la legge sul testamento biologico sia il minimo sindacale».