mercoledì 12 aprile 2017

Italia
Al passo del più debole
L'Osservatore Romano
(Gualtiero Bassetti) Il crocifisso «è l’offerta piena. Non si è tenuto niente, né un lembo di veste, né una goccia di sangue, né la Madre. Ha dato tutto: consummatum est». Con queste parole — una delle sue Sette parole di Pasqua — don Primo Mazzolari raccontava il Cristo crocifisso e apriva al mistero glorioso della risurrezione. Oggi si moltiplicano i crocifissi. I cristiani copti trucidati nelle chiese in Egitto; le vittime inermi di un terrorismo fanatico che uccide a Stoccolma come in Nigeria; i bambini, le donne e gli uomini senza nome che perdono la vita nella disperata ricerca di una terra che li accolga.
Sono tutti morti innocenti e crocifissi: sono gli «sconfitti della vita» come li chiamava Giovanni Paolo II. Per tutti costoro, Gesù morendo in croce e risorgendo, scriveva Mazzolari, ha tracciato «un inno di gloria avviato dalle Mani di una madre». E in questo amore totale e gratuito si può cogliere la speranza. «L’Amore non è colui che dà — continuava — ma Colui che viene» e che può nascere in una stalla e morire sul Calvario «perché mi ama».
Don Primo Mazzolari, morto il 12 aprile 1959, è stato una di quelle grandi figure di sacerdoti che hanno popolato la Chiesa italiana nel Novecento lasciando un segno profondo. Incompreso, perseguitato, amato, il parroco di Bozzolo è stato, ed è tuttora, una testimonianza autentica di fede e un crocevia di esperienze e idee. Lettore di Simone Weil, Mounier, Bernanos, acuto interprete di san Francesco, Newman e monsignor Bonomelli, Mazzolari è stato prima di tutto un grande amico di Roncalli durante la grande guerra, quando il secondo era sergente e lui tenente. Così Paolo VI ha descritto Mazzolari: «Aveva il passo troppo lungo e noi si stentava a tenergli dietro. Così ha sofferto lui e abbiamo sofferto anche noi. Questo è il destino dei profeti».
Un profeta, dunque, ma non solo. Mazzolari è stato molte cose assieme: il saggista e il testimone, il cantore della speranza e l’amico della povera gente, il pastore d’anime e, soprattutto, il parroco. Il parroco di Bozzolo. Il sacerdote che esprimeva un’idea di Chiesa che si sintetizzava nel concetto di comunità. Una comunità di uomini e donne al cui centro risiedeva Cristo. Lontanissimo da lui risiedevano le strutture e ogni forma di potere. Unico punto di partenza erano infatti i poveri. «Non avrei mai pensato — diceva don Mazzolari — che in terra cristiana, con un Vangelo che incomincia con “Beati i poveri”, il parlar bene dei poveri infastidisse tanta gente, che pure è gente di cuore e di elemosina». Parole che sono ancora oggi attualissime. La povertà è una questione profondissima che investe la fede e che si riflette anche nel modo di vivere la Chiesa.
L’essere Chiesa in Mazzolari è un tutt’uno con la fede nel risorto. A tutti coloro che infatti criticavano la parrocchia, ormai ridotta a essere una sorta di «impresa per cerimonie», don Primo Mazzolari invitava, invece, a viverla autenticamente e a riportarla all’antica condizione di «parrocchia-comunità». Nel periodo di Natale e Pasqua, scrive Giovanni Barra, chi assisteva alle funzioni liturgiche del parroco di Bozzolo, «assicura che veramente si riviveva il mistero». In particolar modo, la settimana santa era vissuta con grande partecipazione da Mazzolari: lavava i piedi a dodici anziani del paese, portava la croce il venerdì santo e soprattutto partecipava «intensissimamente ai dolori del Cristo» rivivendoli con fede profonda e aiutando tutti, a partire dagli ultimi, a sentire la «presenza del Redentore».
La cura degli ultimi è uno snodo decisivo del suo essere Chiesa. La parrocchia, infatti, era per lui una «comunità che non può avere il passo delle élite» ma che, al contrario, cammina col passo del più debole. La parrocchia ha «un passo cadenzato e stanco, misurato sugli ultimi più che sui primi». In altre parole, per Mazzolari la parrocchia, o meglio, la Chiesa, anticipando l’ospedale da campo evocato da Papa Francesco, non è altro che «l’ambulanza per chi cade».
L'Osservatore Romano, 12-13 aprile 2017