giovedì 13 aprile 2017

Irlanda del Nord
Ad Armagh la messa per le vittime scomparse dell’Ira. Verità sulle violenze del passato
L'Osservatore Romano
«Le persone di fiducia nella Chiesa potrebbero confidare e condividere i segreti di dove sono sepolte le vittime scomparse dell’Ira»: è quanto ha dichiarato l’arcivescovo di Armagh e presidente della Conferenza episcopale irlandese, Eamon Martin, durante la messa celebrata nella cattedrale di San Patrizio in ricordo delle vittime scomparse dell’Irish Republican Army. Quattro persone, Joseph Lynskey, Robert Nairac, Seamus Ruddy e Columba McVeigh, rapite e uccise dall’Esercito repubblicano irlandese che le accusava di essere informatori britannici, non sono ancora state trovate a distanza di decenni. «C’è un urgente bisogno — ha detto l’arcivescovo — di sviluppare meccanismi volti a svelare la verità sulle violenze del passato. Oggi ci saranno in giro tante persone che sanno nel profondo del cuore che le informazioni di cui sono a conoscenza potrebbero porre fine all’incertezza e al dolore di tante famiglie».
Nonostante estese ricerche nel corso degli anni, i corpi di quelle quattro persone non sono mai stati ritrovati. Le indagini sono state condotte dalla Independent Commission for the Location of Victims’ Remains, istituita nel 1999 in seguito a un accordo tra i governi britannico e irlandese per ottenere informazioni, con la massima riservatezza, che possono condurre a dove sono sepolti gli altri corpi.
«Da parte nostra — ha ricordato il presidente della Conferenza episcopale — abbiamo bisogno di trovare un meccanismo di verità e di reperire informazioni che possano consentire a un maggior numero di persone di farsi avanti di modo che molte più famiglie possano essere liberate dall’agonia dell’attesa. Anche in assenza di un meccanismo formale — ha proseguito monsignor Martin — sono fiducioso sul fatto che ci siano persone degne di fiducia nella società e nelle chiese che sarebbero disposte e potrebbero essere autorizzate a condividere le informazioni».
Il presule ha espresso la speranza che qualcuno possa al più presto fornire nuove informazioni per aiutare la commissione indipendente nella sua ricerca. «Ci sono persone in ogni angolo del mondo — ha sottolineato l’arcivescovo di Armagh — che nascondono segreti nei loro ricordi essendo stati coinvolti nella morte e nel ferimento di migliaia di uomini, donne e bambini. In alcuni casi hanno premuto il grilletto, piazzato una bomba, eseguito ciecamente un ordine o dato l’ordine di uccidere o punire qualcuno. In altri casi — ha concluso il presule — avrà guidato una macchina, fatto il carceriere, diffuso paura, raccolto denaro o informazioni, coperto e distrutto prove o intimidito testimoni. Sono stati tempi terribili».
L'Osservatore Romano. 13-14 aprile 2017