giovedì 13 aprile 2017

Iraq
Messaggio del patriarca Sako per esortare i cristiani a restare in Iraq. Questa è la Chiesa
L'Osservatore Romano
«Qualcosa in più delle visite di cortesia e delle considerazioni su maggioranza e minoranza. Serve un’iniziativa concreta a sostegno di una continuativa presenza» dei cristiani «in quanto popolo nativo di questa terra, per garantire i loro diritti di cittadini uguali agli altri e per trattarli come veri partner in un discorso di “auto-determinazione”».
Nel primo punto del messaggio per la Pasqua il patriarca di Babilonia dei caldei, Louis Raphaël I Sako, chiede a funzionari governativi e autorità religiose un ulteriore sforzo a difesa dei cristiani in Iraq, vittime ogni giorno di sofferenze e difficoltà dovute «al razzismo che continuano a subire a causa di leggi e provvedimenti ingiusti. A ciò si aggiungono gli attacchi sanguinari dei terroristi che provocano profonde ferite che non possono essere ignorate, soprattutto perché comportano la cacciata dalle proprie case».
La Chiesa caldea in Iraq — sottolinea Sako — è diventata un “piccolo gregge” ma resta viva, aperta all’ecumenismo, capace di aiutare poveri e sfollati, compresi settecento studenti universitari in fuga da Mosul e dalla piana di Ninive, assistiti senza badare alla fede professata o all’etnia di appartenenza. «Questa è la nostra Chiesa, capace di servire con amore per il bene di tutta la popolazione, di infondere speranza, di promuovere la solidarietà, di ricostruire ponti interrotti, di sostenere il dialogo e la riconciliazione nazionale». Per questo il patriarcato caldeo, si ricorda nella lettera, ha promosso una marcia per la pace di 140 chilometri in occasione della settimana santa, da Erbil ad Alqosh, nel nord dell’Iraq; inoltre ha organizzato una conferenza il 10 maggio intitolata «Cittadinanza e coesistenza nel messaggio del pulpito religioso», in collaborazione con la Commissione per l’integrità pubblica.
Il patriarca conclude il messaggio esortando i cristiani, caldei in particolare, a non farsi scoraggiare dagli eventi, a «non spegnere la fiamma della Pasqua che arde nei cuori». L’invito è a restare e, per chi è fuggito, a tornare. Bisogna «rafforzare la vostra fedeltà al cristianesimo e alla Chiesa, rinsaldare il legame con la propria terra, rinnovare la fiducia e consolidare i legami con i propri concittadini di differenti estrazioni, e tenere bene in mente che la loro presenza in questa terra è un segno e una testimonianza di convivenza che va avanti da venti secoli. È tempo di tornare nelle proprie città, di vivere e mantenere aperto il legame con il proprio patrimonio storico, culturale, linguistico, la memoria dei nostri avi, santi e martiri».

L'Osservatore Romano, 13-14 aprile 2017