lunedì 10 aprile 2017

Europa
La Conferenza episcopale scandinava su «Amoris laetitia». Più forza alla famiglia
L'Osservatore Romano
L’applicazione pastorale dell’esortazione apostolica postsinodale Amoris laetitia, la formazione sacerdotale e l’analisi della situazione sociale con la preoccupazione per il diffondersi di mentalità populiste. Questi i principali argomenti al centro dell’assemblea plenaria della Conferenza episcopale della Scandinavia, che come è noto coordina l’attività dei presuli e delle comunità cattoliche di Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia.
Quattro giorni di lavori che si sono tenuti in Germania, ad Amburgo, per rimarcare soprattutto il legame di solidarietà con la Chiesa tedesca. I cattolici delle diocesi di Amburgo e di Osnabrück, attraverso il lavoro dell’associazione Ansgar-werk, sostengono infatti da mezzo secolo la vita della piccola comunità cattolica — circa 350.000 fedeli — nei paesi nordici. Per questo, nella Mariendom di Amburgo si è svolta nei giorni della plenaria una celebrazione presieduta dal vescovo di Osnabrück, Franz-Josef Hermann Bode, che ha ricordato come per i cattolici vivere in un contesto fortemente secolarizzato «sia non solo una sfida», ma rappresenti anche «la possibilità di seminare».
Al centro dei lavori, come accennato, soprattutto la riflessione su Amoris laetitia. All’esortazione post-sinodale di Papa Francesco sull’amore nella famiglia è stata dedicata una giornata di studio con l’aiuto di due esperti teologi in ambito morale e pastorale con l’intento di analizzare — viene spiegato in un comunicato — le «questioni dell’attuazione pastorale». Un lavoro di approfondimento che segue la riflessione che i vescovi avevano già avviato lo scorso anno, quando — parole del presidente della conferenza episcopale, il vescovo di Copenaghen, Czeslav Kozon — Amoris laetitia fu salutata come «un passo importante sul cammino dell’evangelizzazione della famiglia, proprio nei nostri paesi nordici», perché «il Papa non lascia da parte i temi scottanti e molto discussi» ma «li affronta apertamente e con l’atteggiamento di un vero pastore».
I presuli hanno inoltre lavorato alla definizione delle «linee guida per la formazione al sacerdozio» e alla preparazione di un pellegrinaggio, previsto per il 2018, delle reliquie della carmelitana santa Teresa di Lisieux e dei suoi genitori, i santi Zèlie e Louis Martin. Spiega il comunicato: «La spiritualità carmelitana ha un grande seguito e in tutti e cinque i paesi ci sono comunità carmelitane di religiosi e di laici». Un pellegrinaggio che sottolinea anche l’attenzione alla pastorale famigliare. I coniugi Martin sono stati infatti i primi sposi a raggiungere insieme la santità ufficialmente riconosciuta. La loro canonizzazione, come si ricorderà, è avvenuta nel corso del sinodo dei vescovi del 2015 che aveva a tema la vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa, alla luce del quale Papa Francesco ha appunto scritto l’esortazione Amoris laetitia.
All’attenzione dei presuli anche l’esame della situazione sociale, terribilmente scossa negli ultimi giorni dal sanguinoso gesto terroristici che ha colpito la capitale svedese. In particolare, riferendosi alle sfide poste all’Europa minacciata da tendenze populiste e nazionaliste, i presuli hanno sottolineato l’importanza della «Chiesa popolo di Dio che va oltre ogni confine». Un appello alla solidarietà e alla fraternità tra i popoli che rispecchia anche l’azione delle organizzazioni caritative cattoliche che da tempo sollecitano politiche più inclusive nei riguardi dei rifugiati. A questo proposito, si ricorderà, lo scorso anno le Caritas di Norvegia, Svezia, Finlandia e Danimarca siglarono un documento congiunto in cui esprimeva preoccupazione per l’«inasprimento delle politiche di asilo», chiedendo ai rispettivi governi di «fermare la gara a chi ha la politica più rigorosa in materia di asilo» e di «contribuire a trovare soluzioni europee».

L'Osservatore Romano, 10-11 aprile 2017