lunedì 10 aprile 2017

Egitto
Unanime la condanna dei rappresentanti religiosi. La violenza è debolezza
L'Osservatore Romano
Atti che «non danneggeranno l’unità di questo popolo e la sua coesione. Gli egiziani sono uniti di fronte al terrorismo fino a quando sarà sradicato»: ha risposto con queste parole il patriarca della Chiesa ortodossa copta, Teodoro (Tawadros) II, al primo ministro egiziano Sherif Ismail Mohamed che lo ha chiamato per presentargli le sue condoglianze dopo gli attentati contro le chiese di San Giorgio a Tanta e di San Marco ad Alessandria.
Le foto di Teodoro, seduto, affranto, dopo l’esplosione ad Alessandria — il patriarca aveva appena finito di celebrare la liturgia per la Domenica delle palme — sono una delle immagini più simboliche del dolore che ha scosso il mondo dopo l’ennesimo, vile attentato contro la più grande comunità cristiana del Vicino oriente (otto milioni di persone, il dieci per cento della popolazione egiziana).

Di «vile attentato» parla, condannandolo, anche lo sceicco al-Tayyeb, Grande imam di al-Azhar, la prestigiosa istituzione sunnita con sede al Cairo che Papa Francesco visiterà a fine aprile durante il viaggio apostolico in Egitto. Un viaggio confermato, come ha dichiarato in un’intervista a Gian Guido Vecchi sul «Corriere della Sera» del 10 aprile l’arcivescovo Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato: «Non c’è dubbio che il Santo Padre manterrà il proposito di andare. Ciò che è accaduto provoca turbamento e una grande sofferenza, ma non può impedire lo svolgimento della missione di pace del Papa». Monsignor Becciu ha definito gli attentati di ieri in Egitto «un attacco al dialogo, alla pace, e, credo, anche un messaggio indiretto a chi governa il Paese contro la minoranza di cristiani che in qualche modo, negli ultimi tempi, ha trovato più libertà».
In una dichiarazione all’Osservatore Romano il cardinale presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso Jean-Louis Tauran, scrive che «al prendere conoscenza degli efferati delitti avvenuti nelle due città di Tanta e Alessandria, una parola mi è venuta in mente: abiezione. Nessuna religione, nessuna filosofia possono giustificare il massacro di fedeli in preghiera. In realtà — prosegue il porporato — chi usa la violenza per convincere o far conoscere la propria visione del mondo, è un debole. La violenza è debolezza, perché non è un argomento». Nell’esprimere compassione «a tutte le famiglie che hanno perso persone care — conclude Tauran — non possiamo che incoraggiare gli insegnanti, i responsabili religiosi, ad educare tutti, giovani ed anziani, al rispetto delle persone e delle loro convinzioni, in vista del bene comune, che renda possibile un’armoniosa convivenza tra membri delle società umane di oggi così pluralistiche. I credenti, che sono anche cittadini, devono porsi in prima linea in questo cambiamento di rotta».
Anche per il vescovo emerito di Guizeh dei copti, Antonios Aziz Mina, i due attacchi terroristici sono «contro l’unità del Paese e i cristiani per ricordare loro che non hanno diritti. Colpire i cristiani — ha spiegato il presule al Sir — garantisce ai terroristi una grande risonanza mediatica, più che colpire esercito o polizia sulla frontiera del Sinai».
Il patriarca ortodosso di Mosca, Cirillo, in un messaggio inviato a Teodoro, afferma che il terrorismo deve essere sconfitto attraverso gli sforzi congiunti di tutti i paesi.
E nella basilica romana di Santa Maria in Trastevere l’11 aprile alle 18.30 si terrà una veglia di preghiera ecumenica presieduta dal cardinale Kevin Joseph Farrell, prefetto del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita.

L'Osservatore Romano, 10-11 aprile 2017