mercoledì 12 aprile 2017

Colombia
Messa al confine tra Venezuela e Colombia. La Chiesa è senza frontiere
L'Osservatore Romano
«Uniamo ancora una volta le nostre voci per chiedere ai presidenti e alle autorità del Venezuela e della Colombia di non lasciarsi influenzare da interessi particolari ma di guardare alla vera realtà della nostra gente, così da aprire in maniera permanente la frontiera e mostrare al mondo la nostra capacità di vivere in fraternità e integrazione sia politicamente e culturalmente sia in ambito religioso». Lo ha detto il vescovo di San Cristóbal de Venezuela, Mario del Valle Moronta Rodríguez, presiedendo a Ureña la messa crismale «in questa parte molto speciale della nostra diocesi: il confine con la sorella Colombia». Era presente il vescovo di Cúcuta (diocesi colombiana confinante), Víctor Manuel Ochoa Cadavid, insieme a una delegazione di sacerdoti. «La nostra gratitudine al vescovo di Cúcuta e ai suoi sacerdoti che hanno dimostrato con i loro gesti di carità e di comunione che la Chiesa non ha confini», ha detto Moronta Rodríguez.
Com’è noto, il confine tra Venezuela e Colombia è stato più volte chiuso e riaperto dal governo di Caracas nel tentativo di combattere il contrabbando transfrontaliero delle organizzazioni criminali. Una misura che ha però creato enormi disagi ai cittadini, in particolare a coloro che abitano al confine. Dal canto suo monsignor Ochoa Cadavid, aderendo all’appello per un’apertura definitiva, ha garantito l’impegno della sua Chiesa a continuare l’assistenza dei bisognosi della diocesi di San Cristóbal de Venezuela. E ha annunciato che nel 2018 la messa crismale si terrà nella parrocchia di San Michele Arcangelo a Barrancas, in territorio colombiano.

Sulla situazione generale in Venezuela è intervenuto domenica scorsa, durante la celebrazione della Domenica delle palme e della passione del Signore, il cardinale arcivescovo di Caracas, Jorge Liberato Urosa Savino: «Dobbiamo controllarci e agire con calma, in modo razionale, cercando la comprensione con gli altri. L’abbiamo detto negli ultimi messaggi della Conferenza episcopale: dobbiamo difendere i nostri diritti e i diritti degli altri, ma dobbiamo farlo senza violenza, seguendo la Costituzione e le leggi».
Il porporato — riferisce l’agenzia Fides — ha chiamato i fedeli a non perdere la speranza dinanzi alla terribile situazione che vive il paese. Urosa Savino ha invitato a partecipare alle celebrazioni della settimana santa in tutte le chiese e a pregare per la situazione del paese. La tensione resta alta. Per due giorni ci sono state manifestazioni in diverse località, alcune molte violente. L’opposizione ha esortato molti municipi ad appoggiare il procedimento alla Camera per rimuovere i sette magistrati della Corte suprema accusati di aver realizzato un colpo di mano anticostituzionale.
L'Osservatore Romano, 12-13 aprile 2017