mercoledì 19 aprile 2017

Brasile
L'Osservatore Romano
Occorre molta più attenzione da parte di istituzioni e organismi statali per sostenere e vigilare sulla vita dei contadini e delle comunità indigene. È la richiesta che arriva dall’episcopato brasiliano che ha presentato il rapporto 2016 sui «Conflitti agrari», elaborato dalla Commissione pastorale della terra. Uno studio dal quale emerge con chiarezza come quello trascorso — con 61 persone assassinate nel corso di conflitti sociali in difesa del suolo — verrà ricordato come l’anno “nero”: 11 omicidi in più rispetto al 2015.Un dato record rispetto agli ultimi tredici anni. «Questo rapporto non è un libro, vogliamo mostrare al Brasile non dati, ma persone», ha affermato monsignor Leonardo Ulrich Steiner, segretario generale della Conferenza episcopale brasiliana e vescovo ausiliare di Brasília, presentando lo studio alla presenza di giornalisti, leader sociali e parlamentari.
Da oltre trenta anni, per la precisione dal 1985, la Chiesa in Brasile, soprattutto attraverso la commissione pastorale della terra richiama l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni sui conflitti che nascono per l’accaparramento del territorio, dell’acqua e delle tante risorse naturali. Conflitti che con sempre maggiore frequenza sfociano in fatti di sangue. Con una tendenza che appare inarrestabile: già il 2015 si segnalò come un anno record con ben 50 omicidi.
In questa prospettiva, monsignor Enemésio Ângelo Lazzaris, vescovo di Balsas e presidente della Commissione pastorale della terra, ha evidenziato la serietà del lavoro di squadra compiuto dagli autori del rapporto nel reperire la documentazione e nell’elaborare l’indagine. Ma, soprattutto, ha richiamato l’attenzione sullo stato di abbandono in cui si trovano le comunità indigene, gli agricoltori e i pescatori. «Si deve premere di più — ha affermato — perché i diritti acquisiti da queste comunità siano mantenuti, confermati e addirittura amplificati». In questo senso, l’indagine indica anche una serie di atti legislativi e di governo che, secondo i vescovi, a partire dal 2015, ridurrebbero proprio questi diritti.
Al lavoro della commissione episcopale della terra si affianca da tempo anche il lavoro del Consiglio indigenista missionario, organo collegato alla Conferenza episcopale, che nei mesi scorsi, nel suo ultimo rapporto, ha evidenziato proprio l’alto livello di violenza contro le popolazioni indigene e in particolare gli attacchi contro i campi delle comunità Guarani e Kaiowá, nel Mato Grosso do Sul.
L'Osservatore Romano, 19-20 aprile 2017.