venerdì 17 marzo 2017

(Francesco Catozzella) L’invito rivolto da Papa Francesco in Amoris laetitia a un discernimento personalizzato delle situazioni matrimoniali difficili e irregolari, al fine di una maggiore integrazione nella comunità ecclesiale dei fedeli coinvolti in esse, richiede nei pastori e negli altri operatori pastorali, oltre all’acquisizione della difficile arte dell’accompagnamento (cfr. Evangelii gaudium, n. 169), un’adeguata conoscenza delle soluzioni e degli strumenti che il diritto della Chiesa, a partire da una riflessione antropologica, teologica e giuridica bimillenaria, ha ideato per aiutare questi fedeli nella verità e nella carità.
Accanto ai processi di nullità matrimoniale, mediante i quali si accerta che il vincolo coniugale non era in realtà mai sorto, vi sono altre procedure di natura amministrativa che non dichiarano il matrimonio nullo sin dall’inizio ma lo sciolgono in presenza di determinati presupposti, permettendo così alle parti di riacquistare lo stato libero.
È questo il tema dell’opera di Piero Amenta (Lo scioglimento del vincolo matrimoniale canonico: storia, legislazione e prassi, Città del Vaticano, Libreria editrice vaticana, 2017, pagine 224, euro 20), edizione rivista di un testo ormai esaurito, originariamente pubblicato nel 2008 sempre nella collana Studi giuridici e tradotto in varie lingue. La riedizione nell’odierno contesto postsinodale appare una felice coincidenza e aggiunge all’opera, che si caratterizza per originalità e chiarezza, un tratto ulteriore di attualità.
Come sottolinea il titolo, l’argomento viene affrontato in prospettiva storica e giuridica, cui si aggiunge un costante riferimento alla prassi dei dicasteri della curia romana competenti in materia, prassi ben nota all’autore che, oltre a essere prelato uditore del Tribunale della rota romana e docente nelle università pontificie, è membro da molti anni delle commissioni preposte alla trattazione dei casi di scioglimento.
La prima parte, che pone i fondamenti per la successiva trattazione giuridica, intitolata «Indissolubilità del vincolo e valore della copula coniugale nello sviluppo dottrinale della Chiesa dalle origini ai giorni nostri», documenta a partire dal dato biblico-patristico la graduale presa di coscienza della funzione del consenso dei nubenti e della copula coniugale nella costituzione del matrimonio. L’esposizione, necessariamente sintetica, permette di seguire l’affascinante confronto (non privo di esitazioni e tensioni) che lungo i secoli, in particolare nel Medioevo, si svolse sul tema tra diversi protagonisti, teologi e canonisti, e scuole di pensiero. Com’è noto, la sintesi delle divergenti posizioni, cui si pervenne nel XIII secolo, condusse all’affermarsi definitivo del principio consensualistico (consensus facit nuptias) e allo stesso tempo a riconoscere che la copula coniugale perfeziona la significazione simbolica del matrimonio cristiano in relazione all’unione indefettibile tra Cristo e la Chiesa. Nell’esporre lo sviluppo storico-dottrinale l’autore si sofferma in particolare sul tema dell’indissolubilità, mostrando come la comunità ecclesiale da un lato abbia ben presto compreso che tale proprietà è propria di ogni matrimonio, dall’altro come l’indissolubilità diventi assoluta solo nel matrimonio consumato tra battezzati, ammettendosi dunque negli altri casi la possibilità dello scioglimento da parte del romano Pontefice, in forza della potestà personalissima di vicario di Cristo. La prima parte si conclude con un approfondimento sul fondamento teologico e canonico di questa peculiare potestà; non mancano accenni alla questione ancora dibattuta e diversamente risolta dagli studiosi circa la sua delegabilità ai vescovi.
La seconda parte è dedicata allo studio analitico della legislazione, codiciale ed extracodiciale, che regolamenta le fattispecie di scioglimento del matrimonio. Con questo istituto, che ha avuto notevole sviluppo negli ultimi secoli, la Chiesa, sollecita del bene delle anime, ha inteso e intende venire incontro, là dov’è possibile e senza intaccare il depositum fidei, a coloro che hanno sperimentato il fallimento della loro unione coniugale. Viene studiato prima lo scioglimento del matrimonio non sacramentale in favore della fede, regolato dall’istruzione Potestas Ecclesiae del 2001, poi lo scioglimento per inconsumazione, con una puntuale analisi degli aspetti sostantivi e procedimentali, questi ultimi relativi sia alla fase diocesana che alla fase cosiddetta romana. Alla precisione del canonista si accompagna la sensibilità del pastore, soprattutto nell’affrontare alcuni casi particolari di inconsumazione, a esempio il caso di difetto del “modo umano” nel compiere l’atto coniugale, oppure il caso della copula “condomata”, dove per valutare la concessione della grazia, al rigoroso accertamento del fatto dell’inconsumazione, deve accompagnarsi il discernimento circa la responsabilità soggettiva dei coniugi nell’uso di tale mezzo contraccettivo.
Completa l’opera una breve terza parte nella quale vengono presentati in sintesi due ulteriori procedimenti in materia matrimoniale: la separazione dei coniugi con permanenza del vincolo e il processo di accertamento della morte del coniuge. Pur non essendo casi di scioglimento del matrimonio, l’autore ha voluto ugualmente soffermarsi su questi due istituti canonici, oggi poco conosciuti. In conclusione l’opera di monsignor Amenta costituisce per completezza e chiarezza espositiva un prezioso strumento sia per gli studenti delle facoltà di diritto canonico sia per i pastori e per quanti sono chiamati nelle diocesi a istruire tali procedimenti nei quali si può intravedere, come si legge nell’introduzione, «la testimonianza della sollecitudine materna della Chiesa che si china sui suoi figli».
L'Osservatore Romano, 16-17 marzo 2017.