martedì 21 marzo 2017

Avvenire
(Gianni Cardinale) In «linea» con il «gesto» compiuto da San Giovanni Paolo II nel 2000, Papa Francesco ha rinnovato «l' implorazione di perdono a Dio per i peccati e le mancanze della Chiesa e dei suoi membri», che nel 1994 in Ruanda hanno «ceduto all' odio e alla violenza, tradendo la propria missione evangelica». Lo ha fatto ricevendo ieri in udienza Paul Kagame, dal 1994 vice e dal 2000 presidente del Paese africano.
Come è noto, nel 1994 il Ruanda fu teatro di stragi inaudite, con estremisti Hutu che trucidarono tra 500mila e un milione di Tutsi. Un comunicato vaticano ha spiegato che il capo di stato africano, di etnia tutsi, dopo il Papa, ha incontrato anche il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin e il segretario per i Rapporti con gli Stati, l' arcivescovo Paul R. Gallagher. Nella nota si sottolinea che durante i «cordiali colloqui» sono state ricordate «le buone relazioni esistenti tra la Santa Sede e il Ruanda», con un apprezzamento per «il notevole cammino di ripresa per la stabilizzazione sociale, politica ed economica del Paese». Ed è «stata rilevata la collaborazione tra lo Stato e la Chiesa locale nell' opera di riconciliazione nazionale e di consolidamento della pace a beneficio dell' intera Nazione». In tale contesto papa Francesco «ha manifestato il profondo dolore suo, della Santa Sede e della Chiesa per il genocidio contro i Tutsi, ha espresso solidarietà alle vittime e a quanti continuano a soffrire le conseguenze di quei tragici avvenimenti e, in linea con il gesto compiuto da San Giovanni Paolo II durante il Grande Giubileo del 2000, ha rinnovato l' implorazione di perdono a Dio per i peccati e le mancanze della Chiesa e dei suoi membri, tra i quali sacerdoti, religiosi e religiose che hanno ceduto all' odio e alla violenza, tradendo la propria missione evangelica». Il Pontefice - prosegue la nota vaticana - «ha altresì auspicato che tale umile riconoscimento delle mancanze commesse in quella circostanza, le quali, purtroppo, hanno deturpato il volto della Chiesa, contribuisca, anche alla luce del recente Anno Santo della Misericordia e del comunicato pubblicato dall' Episcopato ruandese in occasione della sua chiusura, a "purificare la memoria" e a promuovere con speranza e rinnovata fiducia un futuro di pace». Tra Kagame e i vertici vaticani c' è stato infine «uno scambio di vedute sulla situazione politica e sociale regionale, con attenzione ad alcune aree colpite da conflitti o calamità naturali ed è stata espressa una particolare preoccupazione per il grande numero di rifugiati e di migranti bisognosi dell' assistenza e del sostegno della Comunità internazionale e degli organismi regionali». Il colloquio tra il Papa e Kagame è durato 25 minuti alla presenza di un interprete. Il presidente ha regalato al Pontefice un bastone bianco e nero, spiegando che si tratta di «un' asta utilizzata per convocare la gente », e Francesco ha commentato: «Beautiful, bello!». Il Papa ha ricambiato con una copia dei suoi documenti: l' enciclica Laudato si' e le esortazioni apostoliche Evangelii gaudium e Amoris laetitia, e un medaglione che, ha spiegato, «mi piace molto regalarlo perché illustra la frase della Bibbia sul deserto che diventa un giardino, lo dono sempre con gli auguri che i Paesi possano diventare giardini». Kagame, il cui governo aveva giudicato insufficiente la dichiarazione dell' episcopato citata dal Pontefice, ha commentato positivamente l' udienza su Twitter: «Gran giornata e grande incontro con papa Francesco. Un nuovo capitolo nelle relazioni tra Ruanda e Chiesa cattolica e Santa Sede! La capacità di riconoscere e chiedere perdono per gli errori in circostanze del genere è un atto di coraggio e di alta statura morale tipica di papa Francesco. Grazie a questo saremmo tutti migliori».