martedì 14 marzo 2017

Vaticano
Aperto il corso annuale della Penitenzieria apostolica. Quali orizzonti per il dopo giubileo
L'Osservatore Romano
Quale eredità lascia alla Chiesa il giubileo straordinario della misericordia? Quali prospettive pastorali apre? Nel domandarselo il cardinale penitenziere maggiore Mauro Piacenza ha invitato a non fermarsi alle statistiche e a “misurare” i frutti dell’anno santo — che pure comprendono un numero incalcolabile di confessioni, opere caritative, atti di conversione — soprattutto in chiave spirituale. Un terreno sul quale analisi e parametri matematici risultano del tutto incapaci di quantificare «l’altezza, la larghezza e la profondità dei doni soprannaturali di grazia che lo Spirito santo ha elargito alla Chiesa».
Inaugurando martedì pomeriggio, 14 marzo, nel palazzo della Cancelleria, i lavori del ventottesimo corso sul foro interno promosso dalla Penitenzieria apostolica, il porporato ha proposto una lettura dell’itinerario giubilare centrata soprattutto sul concetto di “prossimità”. «Un’eredità del giubileo — ha spiegato — è l’esperienza della prossimità della misericordia come via maestra per sperimentare la prossimità di Dio». Si tratta, ha precisato, di una «categoria universale», che tocca «le corde profonde del cuore» di ogni uomo, anche di «colui che si concepisce come il più distante da Dio». Chi fa esperienza della misericordia, infatti, riscopre «la propria creaturalità, poiché solo colui che ha creato può perdonare e colui che perdona è colui che ha creato». In questo senso, «il perdono divino è l’unica realtà capace di “ri-creare”, capace di rinnovare realmente, capace di dare nuova vita».
Alla “prossimità” si lega un secondo elemento scaturito dall’esperienza dell’anno santo: «La riscoperta della centralità dell’umano come luogo dell’incontro con l’altro», in particolare con il povero. Una centralità da recuperare soprattutto in un contesto sociale come quello attuale, «spesso alienato, dove le persone sono ostaggio delle emozioni suscitate dai mezzi di comunicazione, nel quale la vita rischia di essere prigioniera del “non senso” e del funzionalismo efficientista e narcisistico». Una centralità che fornisce anche una risposta efficace a quell’«antropocentrismo individualista» che «guarda all’uomo come orizzonte ultimo e che mette al centro dell’essere e dell’operare i propri bisogni materiali, il proprio personale soddisfacimento orizzontale».
A partire da queste premesse, il cardinale Piacenza ha suggerito tre prospettive pastorali su cui puntare per il dopo-giubileo. La prima chiama a «una conversione missionaria» capace di annuncio e di testimonianza, soprattutto per evitare il rischio che «le nostre strutture talvolta elefantiache e farraginose» soffochino la libertà e la vitalità generate dallo Spirito; la seconda indica soprattutto la necessità della «formazione», a partire dalla consapevolezza che «la misericordia senza ragione rischia di ridursi a un’esperienza sentimentale»; la terza, infine, spinge a un atteggiamento di “fedeltà” in grado di «dilatare lo sguardo fino ai confini del mondo» per abbracciare tutte le opere di carità.
Struttura, competenze e prassi della Penitenzieria apostolica sono state poi al centro dell’ampio intervento svolto successivamente dal reggente del tribunale, sua eccellenza monsignor Krzysztof Nykiel. Come di consueto, il prelato ha illustrato le caratteristiche di quello che resta «il più antico dicastero della Curia romana», al quale spetta un compito «prettamente spirituale, collegato immediatamente con lo scopo ultimo dell’intera esistenza ecclesiale: la salus animarum». In questo senso, si può parlare di un «tribunale di misericordia» al servizio sia dei confessori che dei fedeli in cerca di «riconciliazione con Dio e con la Chiesa».
Dopo aver chiarito la nozione di «foro interno» — che è «il complesso dei rapporti tra il fedele e Dio, nei quali interviene la mediazione della Chiesa non per regolare direttamente le conseguenze sociali di tali rapporti, ma per provvedere al bene soprannaturale del fedele» — il reggente ha spiegato le caratteristiche peculiari, l’ordinamento e il funzionamento della Penitenzieria, illustrando le materie sulle quali si estende la sua competenza.

L'Osservatore Romano, 14-15 marzo 2017