giovedì 16 marzo 2017

Svizzera
Olav Fykse Tveit al comitato centrale del Wcc. Stagione ecumenica feconda
L'Osservatore Romano
(Riccardo Burigana) «I cristiani stanno vivendo una stagione ecumenica particolarmente feconda come dimostra la commemorazione comune del cinquecentesimo anniversario della Riforma»: è quanto ha messo in luce il reverendo Olav Fykse Tveit, segretario generale del World Council of Churches (Wcc), a conclusione della riunione del comitato centrale dell’organizzazione ecumenica svoltasi a Ginevra.

L’evento è servito per definire l’ordine del giorno dei lavori della prossima riunione di giugno dell’organo direttivo del Wcc, che dovrà affrontare, tra l’altro, la preparazione della conferenza missionaria prevista in Tanzania nel 2018, la relazione sui lavori della commissione Fede e costituzione e la definizione del programma dell’incontro con l’Act Alliance, a Uppsala nel 2018, sull’impegno ecumenico nell’accoglienza dei rifugiati.
In vista di questi incontri, a Ginevra si è fatto il punto anche sullo stato del progetto «pellegrinaggio di pace e di giustizia», che, avviatosi con l’ultima assemblea generale di Busan nel 2013, ha coinvolto molte realtà locali, mostrando, come è stato ampiamente sottolineato, che il dialogo ecumenico può vivere una rinnovata stagione proprio attraverso l’opera quotidiana dei cristiani nella società contemporanea per la denuncia delle ingiustizie e per la costruzione della pace.
La condivisione delle tante esperienze del pellegrinaggio ha consentito di mettere in evidenza come con questo progetto si è data una speranza concreta di accoglienza e di dialogo in un mondo che sembra essere sempre più dominato dalla paura dell’altro. Si è venuta così riscoprendo la speranza come dimensione centrale della testimonianza ecumenica, che aiuta a guardare al di là delle contrapposizioni e delle divisioni.
A Ginevra, si è parlato anche dell’ormai imminente settantesimo anniversario della fondazione del Wcc. Un’occasione in più per ripensare all’impegno per l’unità e per la missione dei cristiani in modo da favorire «la memoria di una pietra miliare del movimento ecumenico» e «per ricordare a noi tutti della chiamata delle Chiese di tutto il mondo a lavorare per la pace e per la riconciliazione», come ha detto Agnes Abuom, moderatrice del comitato centrale del Wcc. Al termine dell’incontro, il segretario generale ha ribadito l’importanza e la necessità del dialogo ecumenico in questo particolare momento storico. Tveit ha ricordato che l’anniversario della Riforma aiuta a riflettere sul significato dell’eredità per rafforzare la testimonianza di Cristo nel mondo, ripensando al passato e vivendo il presente nel quale gesti di riconciliazione favoriscono il cammino ecumenico, così da comprendere la tensione all’unità nonostante le divisioni che ancora esistono. Proprio in questa prospettiva, per Tveit assume un valore particolare «il potere del perdono» che può cambiare le Chiese, dando loro nuova vita nella speranza di un futuro di giustizia e di pace. Questo passaggio è importante anche per il mondo «che ha bisogno di coloro che cercano di vivere non la rivalsa, l’odio, la divisione, ma il perdono, la speranza, la fraternità». Infine, per il segretario generale del Wcc è compito dei cristiani accogliere e proteggere coloro «che lasciano le loro case, le famiglie per cercare un posto sicuro dove poter vivere». In questo momento ci sono alcuni stati che vogliono mettere limiti all’accoglienza, giustificando queste decisioni con la paura dei propri cittadini; queste politiche generano altra paura e non aiutano i processi d’integrazione: «gli stati che non accolgono i rifugiati adducendo ragioni di carattere religioso, non esprimono in alcun modo i valori cristiani».
L'Osservatore Romano, 16-17 marzo 2017