domenica 19 marzo 2017

C’è un biglietto che attende i cristiani fuggiti da Aleppo ed è quello per tornare a casa. A coloro che non hanno mezzi finanziari «verrà pagato il viaggio di ritorno e offerto un aiuto per vivere dignitosamente in attesa che trovino un lavoro. Aiuto che potrebbe comprendere, laddove necessario, anche la scuola e l’assistenza sanitaria». L’arcivescovo di Alep dei greco-melkiti, Jean-Clément Jeanbart, spiega al Sir i dettagli del piano denominato «Ritorno», teso a frenare l’esodo dei cristiani dalla Siria, «una vera tragedia per la nostra Chiesa».Ad Aleppo, prima della guerra scoppiata sei anni fa, vivevano 185.000 cristiani. Oggi alcune stime parlano di poco meno della metà. Riportarli a casa tutti sarà impossibile (molti sono già emigrati all’estero) ma monsignor Jeanbart confida nella bontà del progetto e «nella divina provvidenza». In questi anni la diocesi ha potuto sperimentare la generosità di tanti benefattori che hanno reso possibile una serie di programmi di aiuto a vari livelli. Anche il progetto «Ritorno» si basa su una campagna di sensibilizzazione tra i fedeli per dare loro la consapevolezza che è possibile restare o tornare in Siria e vivervi in modo sereno. «Sono sempre di più coloro che, una volta fuggiti, dichiarano di non trovarsi bene nei loro attuali luoghi di accoglienza, di non avere mezzi sufficienti per vivere, e per questo pensano di rientrare, soprattutto se dovessero ricevere l’aiuto necessario», rivela il presule.
Oggi la situazione sul terreno va lentamente migliorando, ma «manca ancora quella sicurezza necessaria per pensare alla pace in modo duraturo. Nonostante ciò, tra la popolazione sembra diminuire la paura di nuove incursioni dell’Is». Dopo mesi di blackout, da qualche giorno viene fornita in alcuni quartieri l’energia elettrica e presto dovrebbe essere la volta dell’acqua. Luce e acqua potrebbero essere il primo importante passo per far tornare in città tutti gli abitanti andati via per sfuggire alle bombe. «Per favorire questo ritorno abbiamo lanciato l’appello “Aleppo vi aspetta”, con il quale vogliamo far conoscere appunto il progetto “Ritorno”», spiega ancora Jeanbart. Due le categorie di persone a cui il piano si rivolge: da una parte «i più fortunati, quelli cioè che hanno i mezzi per vivere, non chiedono aiuto particolare e sono in grado di rientrare autonomamente ad Aleppo»; dall’altra «coloro che, essendo poveri, hanno bisogno di aiuto materiale e di incoraggiamento a tornare». Oltre al biglietto e al sostegno scolastico e sanitario, il piano prevede un contributo temporaneo (per uno o due anni) per pagare l’affitto di una nuova abitazione nel caso in cui la famiglia che torna avesse venduto la propria al momento di lasciare la Siria. In poche settimane sono venti i nuclei che hanno fatto ritorno e Jeanbart auspica che «questi siano un segno di speranza per chi verrà dopo».
Il progetto «Ritorno» non è l’unico promosso dall’arcidiocesi di Alep dei greco-melkiti, che, fin dai primi mesi di guerra, si è attivata per fare fronte ai bisogni sempre più urgenti della popolazione, anche musulmana. E questo nonostante il conflitto ne abbia ridotto le chiese dalle dodici del 2011 alle sei di oggi, funzionanti grazie ai quindici sacerdoti rimasti. Le nove scuole gestite dalla diocesi proseguono le lezioni tenute da duecentocinquanta insegnanti stipendiati e da sessanta volontari. Il piano «Costruire per restare» — operativo da oltre due anni — ingloba ventidue programmi di aiuto ripartiti in quattro ambiti: pastorale, educativo, caritativo e lavorativo. L’arcidiocesi, insieme alle altre Chiese cristiane, ha cominciato una serie di corsi di formazione professionale in vista della ricostruzione, ha promosso finanziamenti per la ripresa delle attività commerciali, prestiti di solidarietà, incontri di sviluppo culturale e umano e premi agli alunni migliori per stimolarli a migliorarsi nel campo dello studio e del lavoro. Anche così — conclude monsignor Jeanbart — «proviamo a ricostruire il nostro Paese, partendo dai suoi cittadini».
L'Osservatore Romano, 18-19 marzo 2017.