mercoledì 15 marzo 2017

Siria
La Siria dopo 6 anni è solo guerra e fame
Avvenire
(Gianni Santamaria) Caritas: l' 85% è in povertà, ma sette giovani su dieci vogliono restare Ad Aleppo è «emergenza umanitaria». Il grido del popolo siriano, che da sei anni esatti vive le conseguenze della guerra, è risuonato ieri per bocca del vescovo caldeo di Aleppo, Antoine Audo, alla presentazione di un dossier della Caritas sulla Siria. Che ha fornito un focus sul Paese mediorientale, nel quale l' 85% della popolazione vive in povertà. E ha offerto un punto di vista aperto alla speranza sulla situazione dei giovani. Molti di loro sono sì costretti a emigrare insieme alle loro famiglie.
Ma in tanti vogliono restare. Sono Come fiori tra le macerie. Questo il titolo del dossier, predisposto dalle Caritas italiana e siriana (di cui Audo è presidente), dedicato appunto ai «giovani e ragazzi che restano». Il lavoro con i giovani è «un passo coraggioso verso il futuro, per lavorare insieme senza distinzione, cristiani e musulmani», ha sottolineato Audo. A livello internazionale «si deve aiutare la Siria ad andare verso un cammino di riconciliazione». E «il desiderio di dividerla viene dall' estero, non è della cultura siriana », ha aggiunto commentando le strategie di chi propone di separare parti del Paese. La prima parte del dossier è dedicata ai problemi che toccano il conflitto e a una fotografia della strage: oltre 470mila i morti, secondo stime Onu. 
In sette milioni non hanno cibo a sufficienza (sulla strategia di questa 'guerra per fame' si è soffermato il vicedirettore della Caritas italiana Paolo Beccegato), e l' 80% della popolazione non ha accesso ad acqua potabile sicura. Un dramma sul quale la voce di papa Francesco si è levata più volte. «Come Chiesa italiana ci stiamo impegnando a raccogliere il suo invito ad aiutare coloro che soffrono violenza nelle loro terre», ha rimarcato il direttore di Caritas italiana, don Francesco Soddu. Beccegato ha illustrato i dati della ricerca, condotta - in collaborazione con Avsi, Engim, Vis e Patriarcato Armeno - su un campione di 132 educatori e animatori tra 18 e 34 anni, rappresentativi di 3mila giovani appartenenti a diversi contesti sociali e religioni. Hanno parlato della loro situazione ed espresso un parere su quella dei loro coetanei. 
Ombre e luci. Le prime riguardano le loro famiglie spaccate da diaspora e lutti: povertà (che tocca il 91,3% dei giovani), emigrazione (87,5%), disoccupazione (84,5%), disordini post-traumatici da stress (70,6%), violenze subite (53,5%). Nonostante tutto, il 74,4% del campione dichiara di voler restare nel Paese (anche se la percezione sulla volontà dei loro coetanei è quasi della metà). È una indicazione che c' è voglia di ricominciare, di aiutare gli altri con attività sociali (64,4%) e religiose (55,3%) di impegnarsi per la pace (13,6%). Si parte da dati di scolarizzazione alti (il 71% ha una laurea o un master). E scuola, università e lingue sono le priorità dei giovani siriani. Costretti invece spesso ad arruolarsi in milizie o esercito. In apertura un video ha mostrato la situazione di chi vive senza casa, acqua, cibo, medicine. Oltre 13 milioni di persone hanno bisogno di assistenza. Un dramma che in Occidente si stenta a percepire nella sua dimensione, come ha sottolineato il moderatore della conferenza stampa, il giornalista Rai Pietro Damosso. 
Dramma che è poi risuonato nella parole di monsignor Audo. Ad Aleppo Est, il vescovo assicura che «ora non ci sono gruppi armati» ma «tutti sono diventati poveri». Rispondendo all' invito di papa Francesco di promuovere un' opera per il Giubileo della misericordia, Audo ha destinato un appartamento a degli anziani soli. «Anch' io, che ho una famiglia numerosa, tra qualche anno penso che sarò l' unico a restare in Siria», ha confidato. L' abnegazione dei volontari è stata testimoniata da Suzanna Tkalec di Caritas Internationalis: «La Siria è l' emergenza numero uno». Ad Aleppo Est l' operatrice umanitaria si è detta colpita «dall' energia degli operatori di Caritas nel seguire la gente, dopo sei anni di isolamento». Senza di loro molti sarebbero morti. In tanti si aggirano tra le macerie con tutti gli averi in una busta di plastica. «Abbiamo conosciuto una famiglia composta da sei bambini, il più piccolo di appena 9 mesi. Erano soli, perché i genitori erano in prigione, ed è miracoloso che siano sopravvissuti. La Caritas ha trovato loro una sistemazione, ma sono migliaia le situazioni come questa». E nonostante le avversità, c' è anche chi si sposa. E a queste giovani coppie il parroco di Aleppo, padre Ibrahim Alsabagh - intervistato da Radio Inblu - ha deciso di destinare i 100mila euro donati dal Papa.