mercoledì 15 marzo 2017

Oceania
Primati anglicani dell’Oceania lanciano un appello per affrontare il cambiamento climatico. Insieme per l’ambiente
L'Osservatore Romano

«Dal momento che le popolazioni dell’Oceania rischiano di perdere le loro isole, cioè le loro case, la difesa della giustizia climatica deve diventare la priorità più urgente per gli anglicani di questo continente»: è quanto scrivono in un comunicato-appello i primati anglicani dell’Oceania riuniti nei giorni scorsi a Tweed Heads, nel Nuovo Galles del Sud (Australia), per affrontare le problematiche e le minacce del cambiamento climatico nel continente.
I cinque arcivescovi, Philip Freier (per l’Australia), Clyde Igara (per la Papua Nuova Guinea), George Takeli (per la Melanesia), Winston Halapua e Philip Richardson, entrambi della chiesa di Aotearoa (Nuova Zelanda e Polinesia), provengono da quattro macroregioni comprendenti varie nazioni, più di mille lingue, culture complesse e diverse fra loro ma unite dall’intreccio creato dalla storia e da un’amicizia di lunga data. «Ci siamo riuniti in un momento in cui la retorica del nazionalismo, l’odio e la paura sono prevalenti. In un clima nel quale domina l’ottica del “prima io”, del “prima noi”, affermiamo “noi insieme”», si sottolinea.
«Saremo giudicati — scrivono i primati anglicani nel comunicato diffuso dal sito in rete Riforma.it — per la nostra incapacità di sostenere la parte più debole dell’umanità, perciò testimoniamo che ciò che il mondo considera debolezza è invece forza, ciò che il mondo vede come follia è al contrario saggezza».
Di fronte alle grandi sfide poste dal cambiamento climatico, interrogandosi su «come potremmo rispondere a esse dal punto di vista sia pastorale sia politico», si sono impegnati a estendere la collaborazione nella formazione teologica, nello sviluppo della leadership e nell’incoraggiare le relazioni tra le scuole anglicane e le agenzie di sviluppo e welfare, affrontando anche i temi del lavoro stagionale e della mobilità nelle loro regioni. Considerando il modo in cui «le crescenti relazioni con le Chiese anglicane dell’Asia potrebbero essere approfondite», i rappresentanti riuniti a Tweed Heads hanno discusso sul lavoro che dovrà essere intrapreso nelle varie province per la sicurezza delle popolazioni più vulnerabili.
Intanto, questo periodo di quaresima vede l’avvio di una nuova campagna internazionale, intitolata Renew our world, nella quale decine di migliaia di cristiani di sei paesi (Regno Unito, Stati Uniti, Australia, Zambia, Perú e Nigeria) si riuniranno in preghiera e azione per affrontare il cambiamento climatico. L’iniziativa è stata lanciata dall’Alleanza anglicana insieme a diverse organizzazioni umanitarie di impronta cristiana, impegnate per la lotta alla povertà, lo sviluppo, l’uguaglianza sociale: «Tearfund», «Micah», «Eucord», «Paz y Esperanza», «Cafod» (Catholic Agency For Overseas Development). La campagna si batte per promuovere energie pulite e rinnovabili e un’agricoltura sostenibile nei paesi più poveri del mondo. A lungo termine, intende mobilitare e ispirare le Chiese a sconfiggere fame, povertà e ingiustizia, partendo dal cambiamento climatico, chiamando in primis le comunità cristiane da un lato a riunirsi in preghiera per le popolazioni più povere del pianeta, dall’altro a chiedere ai loro governi di mantenere le promesse fatte a Parigi (Cop21).
«Tocca alla nostra generazione agire», ha dichiarato Nicholas Holtam, vescovo anglicano di Salisbury e incaricato del cambiamento climatico per la Church of England, secondo il quale «possiamo sconfiggere fame e povertà, ma per fare ciò dobbiamo sconfiggere il cambiamento climatico. Le generazioni precedenti non ne erano a conoscenza; per le generazioni future sarà troppo tardi. Questa è la sfida per la nostra generazione; come discepoli di Gesù già sappiamo che dobbiamo amare il nostro prossimo e avere cura della creazione. La quaresima è il momento giusto per ricordare i limiti del consumismo».