mercoledì 15 marzo 2017

(Marco Vannini) Nell’articolo di Sergio Massironi sull’Osservatore Romano del 10 marzo, a proposito del mio Contro Lutero e il falso evangelo (Firenze, Lorenzo de’ Medici Press, 2017, pagine 176, euro 12), la tesi centrale del libro, che nasce da una frequentazione di mezzo secolo con la mistica — soprattutto tedesca, prima e dopo Lutero (oltre che con Lutero stesso) — non è stata messa bene in luce. La tesi è questa: il riformatore ha prima compreso l’Evangelo, ma poi lo ha completamente stravolto.Lutero stesso, infatti, ci fa sapere che sono stati Giovanni Taulero, discepolo di Meister Eckhart, e l’Anonimo Francofortese, autore del Libretto della vita perfetta, che egli stesso fece mettere a stampa con il titolo, da lui inventato, di Theologia deutsch — ovvero la mistica medievale germanica — a fargli comprendere il nucleo dell’Evangelo. Tale nucleo è la fine dell’amore di se stessi, il distacco dall’egoità, sempre appropriativa, sempre egoistica («Chi vuole essere mio discepolo, rinunci a se stesso»), perché così e solo così si ha l’apertura alla grazia, alla luce divina, il generarsi del Logos, del Cristo, nell’anima, con tutta la beatitudine che ne consegue. Come però era già avvenuto prima, e come avverrà anche in seguito, in Lutero diventato il riformatore questa esperienza diventa motivo di orgoglio, di esaltazione dell’egoità, che rinasce elevata per così dire a potenza.
Così, dalla humilitas dell’uomo povero in spirito delle beatitudini, che per la mistica tedesca «nulla è, nulla vuole, nulla sa», si passa all’egoità ipertrofica, che vuole essere, affermarsi, permanere, e deve perciò necessariamente appoggiarsi a un contenuto, a un sapere posseduto. Lutero fonda questo sapere nella Scrittura, secondo quel che serve alla propria costruzione teologica, ovvero al proprio io psicologico, e perciò stesso posta in antitesi alla ragione universale, alla filosofia, che viene da lui rigettata e bollata con parole di fuoco (la «puttana del diavolo», e così via).
Mentre Eckhart non temeva di scrivere che i filosofi antichi, i “maestri pagani”, conobbero la verità prima della fede cristiana, per Lutero tutti quelli che non seguono il “suo Evangelo” (suo, appunto), sono malvagi, dannati: da Aristotele a Tommaso d’Aquino, da Erasmo da Rotterdam a Thomas Müntzer e altri: tutti i pagani, tutti gli ebrei, e via di seguito. Non meraviglia che, dopo Lutero, anche protestanti come Denck, Franck, Weigel, Kierkegaard — e prima di tutto, il maestro stesso del riformatore, il dottor Staupitz, che non a caso rimase cattolico — comprendessero che questo era lo stravolgimento dell’Evangelo.
E qui la questione va oltre Lutero e ci riguarda pienamente. Nel vero Evangelo non c’è un Dio geloso, che sceglie questo o quello, popoli o persone che siano, che parla una volta sì e una no; non c’è un Dio che «manda il bene e il male», come quello biblico, ma un Dio luce eterna, che risplende come il sole sui giusti e sugli ingiusti, e da cui viene solo il bene, perché è il Bene, come il Dio di Platone.
Il vero Evangelo è il davvero lieto annuncio che Dio, la luce eterna, è presente, sempre e comunque: tutto e tutti illumina, si comunica a chiunque rivolga l’anima intera verso la luce, faccia il vuoto in se stesso, come già aveva compreso la filosofia antica: basti pensare al plotiniano «distàccati da tutto». Perciò Simone Weil poteva dire che l’Evangelo è l’ultima espressione dell’amore di verità, dell’onestà, del mondo greco. Nel mondo cristiano il messaggio evangelico è stato mantenuto dalla mistica, unica vera prosecuzione della filosofia classica, fondata sul distacco (si vedano gli studi di Pierre Hadot).
Il falso Evangelo è, invece, fatto di contenuti sociali, politici, religiosi, determinati in un tempo e un luogo; costituito come una teologia, che parla dell’origine dell’universo, dei disegni divini, del senso della storia, un po’ di tutto. Questa commistione, che è in quanto tale anche una esclusione, perde l’universalità e rende il messaggio non più “buona novella”, ma un mero sostegno dell’egoità particolare, variabile a piacere — dunque l’opposto del vangelo vero.
Come infatti notava già Maritain, Lutero ha fondato l’individualismo, malattia mortale della nostra società, e, dando il bando alla filosofia, ha aperto la strada a quello psicologismo che oggi imperversa.
Ma una religione del sentimento, senza razionalità, dunque senza spirito, finisce necessariamente nel primato dei sensi e lì evapora, svanisce, come è già avvenuto nel mondo protestante (in Svezia ormai solo il due per cento della popolazione è cristiano) e si rivolge anzi contro Cristo e l’Evangelo.
Questa, in estrema sintesi, è la tesi centrale del libro, per tanti versi “inattuale”, nel senso nietzschiano del termine, ma — forse — non “inattuale” religiosamente.
L'Osservatore Romano, 14-15 marzo 2017.