martedì 21 marzo 2017

Italia
(Luis Badilla - Francesco Gagliano - ©copyright) Abbiamo chiesto a un noto scrittore milanese, coinvolto nella Visita che sabato prossimo Papa Francesco farà alla città di Milano dalle 8.30 alle 19 circa, quanto sia distante il Carcere da San Vittore dall'Episcopato? La sua risposta è stata immediata: 10-14 minuti in macchina. E perché abbiamo fatto a quest'amico questa domanda?
Perché ascoltando un sacerdote intervistato da Tv2000 abbiamo avuto la conferma di una piccola ma insolita notizia: sabato Papa Francesco passerà tre ore nel Carcere di San Vittore e dopo averli incontrati pranzerà con un centinaio di detenuti. Poi, prima di andare a celebrare la Messa nel Parco Monza, al posto di fare una breve sosta al vescovado ha deciso di fermarsi a riposare per una trentina di minuti nel medesimo Penitenziario, nella stanza adibita normalmente al cappellano della famosa Casa circondariale.
Tutto è stato annunciato proprio così, con la massima informalità, come lo raccontiamo. Papa Francesco si riposerà in un carcere e una tale circostanza ci sembra, per quanto sappiamo e abbiamo indagato, del tutto inedita. Non era mai accaduto un simile fatto nei viaggi dei Pontefici nell'epoca contemporanea, dal 1964 ad oggi, e sicuramente neanche risalendo più indietro nei secoli. Con ogni probabilità i casi che si possono trovare risalgono ai primi secoli del cristianesimo e riguardano Pontefici costretti a vivere in galera perché arrestati e impediti dell'esercizio del loro ministero. L'ultimo fra loro fu Celestino V, ma lui visse questa condizione quando si era già dimesso e dal giorno del suo arresto: 16 maggio 1295.
E' certo che per Papa Francesco si tratta di una decisione normale, scontata, che non vuole sottolineare qualcosa di straordinario. Sicuramente le ragioni sono del tutto pratiche anche perché, come Papa Bergoglio ha raccontato in passato, lui sa riposare in poco tempo anche in condizioni non del tutto ottimale. Era solito fare questi brevi riposi a bordo della metropolitana di Buenos Aires.
La decisione del Papa però è meno scontata e normale se guardata dall'esterno poiché non risulta che un Papa abbia mai deciso di riposarsi in un carcere. Nei programmi dei viaggi papali il momento del riposo ha avuto sempre solo due luoghi: la Nunziatura locale e il palazzo o casa episcopale.
Il gesto e la decisione del Papa umanizzano il carcere e soprattutto avvicinano due mondi spesso separati in modo irriducibile, nonostante la galera rappresenti sempre una parte dell'intera società, quella cioè che deve essere rieducata per essere riammessa al suo consorzio
Per molti quella di Papa Francesco potrebbe essere una scelta non particolarmente rilevante, ma a noi sembra di grande significato umano e pastorale e s’inquadra perfettamente nell'atteggiamento che il Papa ha sempre avuto visitando case circondariali in Italia e all’estero.
Lo scorso 6 novembre, in occasione del Giubileo dei carcerati, Papa Francesco sottolin in Piazza San Pietro: “A volte, una certa ipocrisia spinge a vedere in voi solo delle persone che hanno sbagliato, per le quali l’unica via è quella del carcere. Io vi dico: ogni volta che entro in un carcere mi domando: “Perché loro e non io?”. Tutti abbiamo la possibilità di sbagliare: tutti. In una maniera o nell’altra abbiamo sbagliato. E l’ipocrisia fa sì che non si pensi alla possibilità di cambiare vita: c’è poca fiducia nella riabilitazione, nel reinserimento nella società. Ma in questo modo si dimentica che tutti siamo peccatori e, spesso, siamo anche prigionieri senza rendercene conto. Quando si rimane chiusi nei propri pregiudizi, o si è schiavi degli idoli di un falso benessere, quando ci si muove dentro schemi ideologici o si assolutizzano leggi di mercato che schiacciano le persone, in realtà non si fa altro che stare tra le strette pareti della cella dell’individualismo e dell’autosufficienza, privati della verità che genera la libertà. E puntare il dito contro qualcuno che ha sbagliato non può diventare un alibi per nascondere le proprie contraddizioni.”
Poi, prima di concludere il Papa si congedò con queste riflessioni:
“Sappiamo infatti che nessuno davanti a Dio può considerarsi giusto (cfr Rm 2,1-11). Ma nessuno può vivere senza la certezza di trovare il perdono! Il ladro pentito, crocifisso insieme a Gesù, lo ha accompagnato in paradiso (cfr Lc 23,43). Nessuno di voi, pertanto, si rinchiuda nel passato! Certo, la storia passata, anche se lo volessimo, non può essere riscritta. Ma la storia che inizia oggi, e che guarda al futuro, è ancora tutta da scrivere, con la grazia di Dio e con la vostra personale responsabilità. Imparando dagli sbagli del passato, si può aprire un nuovo capitolo della vita. Non cadiamo nella tentazione di pensare di non poter essere perdonati. Qualunque cosa, piccola o grande, il cuore ci rimproveri, «Dio è più grande del nostro cuore» (1 Gv 3,20): dobbiamo solo affidarci alla sua misericordia.”