martedì 14 marzo 2017

Koinè 2017
(Don Valerio Pennasso direttore dell’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della CEI) - Il nostro immenso patrimonio immobiliare è un peso o una risorsa? Il patrimonio dei beni culturali ecclesiastici della Chiesa cattolica italiana, con le oltre 65.000 chiese censite, le 3.000 biblioteche, i 28.000 archivi parrocchiali e diocesani e i quattro milioni di oggetti consultabili in un archivio informatizzato, si trova al centro di un variegato sistema di scambi spirituali, culturali e non ultimo economici, considerando il rilievo che sta assumendo il turismo nelle città d’arte in Italia e in Europa.La definizione di “beni culturali ecclesiastici” porta con sé la cultura che questi beni testimoniano, la storia, l’identità dei luoghi e dei popoli attraverso quell’elemento fondante che è la tradizione religiosa. Il fine dei luoghi di culto non si esaurisce con la destinazione d’uso per cui sono nati, cioè la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni liturgiche o lo sviluppo di attività inerenti la catechesi. Le chiese sono veicoli di cultura, di significati, di tradizioni che si tramandano nel tempo e come tali entrano a far parte del tessuto urbano delle città, interagendo con gli altri monumenti conferendo loro identità e unicità, tanto che l’Unesco ne ha riconosciuto le valenze, dichiarandoli in molti casi patrimonio dell’intera umanità.
Le molteplici sfaccettature del patrimonio immobiliare, fanno comprendere la complessità che sottende ad attività correlate alla tutela, alla manutenzione, alla conservazione ed infine alla valorizzazione (a quest’ultimo tema viene dedicata una Giornata di studio che si terrà lunedì 13 marzo a Vicenza, nell’ambito delle Giornate di studio di Koinè Ricerca). Tali attività dovranno sempre più essere interrelate ed inserite in un unico grande scenario che ne contempli tutti gli aspetti.
La dimensione rilevante del patrimonio immobiliare della Chiesa cattolica italiana porta a far interagire organismi con caratteristiche, esigenze ed obiettivi diversi (CEI, Diocesi, Soprintendenze ai monumenti). A questo si aggiunge il fatto che i parroci oggi sono pressati dai molteplici impegni quotidiani dovendo occuparsi spesso di diverse parrocchie. Emerge quindi in modo chiaro la complessità dello scenario entro cui si muove il tema della manutenzione degli edifici di culto.
Quali soggetti coinvolge un tema così complesso come quello dalla manutenzione delle chiese?
La responsabilità della manutenzione e della gestione dei beni della Chiesa nei suoi diversi aspetti, compete ai parroci, che da soli si trovano ad affrontare diversi problemi, con grandi difficoltà quando sono responsabili e pastori di più parrocchie. Le comunità parrocchiali si fanno carico così del patrimonio attraverso la competenza e spesso la generosità dei membri del Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici.
Nelle attività legate alla manutenzione entrano in gioco anche le figure professionali (tecnici, ingegneri, architetti) figure che necessitano di un’attività formativa specifica, per la peculiarità e la destinazione degli edifici di culto, i cui interventi non possono essere assimilabili tout court a quelli su altri edifici con destinazioni d’uso diverse.
Il percorso intrapreso dalla CEI: un modello esperienziale
All’ attività ordinaria che quotidianamente svolge l’Ufficio dei beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della CEI (in merito al disbrigo delle pratiche e al controllo dell’utilizzo di quanto erogato) si va ad aggiungere, con un peso sempre più preponderante, l’attività formativa. Essa mira a sensibilizzare, mettere in sintonia, creare osmosi tra i progetti che nascono a livello centrale (CEI) e quelli che nascono spontaneamente a livello locale (diocesi). L’ obiettivo è quello di mettere in condivisione metodologie ed esperienze al fine di creare sinergie ed ottimizzare le risorse. L’imponente Progetto-Catalogo messo in atto dalla CEI, che ha visto in questi ultimi anni la inventariazione dei beni mobili e immobili dell’intero patrimonio delle diocesi italiane, rappresenta oggi il substrato su cui costruire la struttura di un serio progetto dedicato alla manutenzione programmata, che insieme al tema della valorizzazione delle chiese rappresentano la sfida del futuro.
La complessità del tema (manutenzione) è facilmente intuibile se si considera solo l’ampia e variegata classificazione tipologica degli edifici di culto, le stratificazioni e gli interventi che essi hanno subito nel tempo, la diversità dei materiali utilizzati, a cui si sommano altri aspetti esterni come il rischio sismico di un territorio. Tutto questo deve fare i conti con l’aspetto economico che gli interventi comportano. Va da sé che diventa inevitabile individuare una metodologia d’approccio condivisa che miri a razionalizzare le risorse.
Condividere un percorso, informare più che uniformare: questo è il messaggio che vogliamo dare alle diocesi che affluiranno alla Giornata di studio che si terrà a Vicenza il 14 marzo prossimo. D’altronde la complessità del tema mette in luce l’impossibilità di ricondurre la soluzione tout court a dei modelli applicativi, utili sì, ma che devono essere visti solo come supporto all’intero progetto con tutte le sue articolazioni e sfumature.
Il percorso da noi intrapreso sul tema della manutenzione, vede la partnership attiva di due realtà importanti: l’Arcidiocesi di Milano con cui stiamo condividendo un modello applicativo informatizzato calato e sperimentato già su circa trecento parrocchie milanesi e un Gruppo di studiosi del Politecnico di Milano, a cui abbiamo commissionato un progetto di ricerca che mira a porre l’attività manutentiva in una prospettiva più ampia. Il progetto di ricerca del Politecnico estende infatti il concetto di “manutenibilità” anche all’attività progettuale che sottende la costruzione di una nuova chiesa, i cui parametri di selezione e valutazione da parte di commissioni e giurie, finora sono sempre stati riconducibili essenzialmente alla qualità estetica e alla rispondenza delle esigenze liturgiche del progetto presentato.
Il primo passo è “conoscere”
Una conoscenza approfondita del patrimonio immobiliare è la base essenziale per avviare un serio progetto manutentivo. Bisogna comprendere profondamente il significato dei beni che la comunità ecclesiale ha ricevuto in dono dalle generazioni precedenti, perché possa continuare la sua opera evangelizzatrice. Da sempre le comunità (parrocchie e diocesi) hanno realizzato elenchi e inventari non solo patrimoniali, perché la cura dei beni potesse offrire le risorse indispensabili per il sostentamento del clero, l’accudimento dei poveri, la formazione, la missione evangelizzatrice e la promozione dell’uomo.
In questi ultimi anni gli strumenti informatici messi a disposizione delle Diocesi dalla CEI con il Progetto - Catalogo, per censire l’intero patrimonio in modo scientifico e sistematico (all’interno di un unico grande progetto nazionale secondo canoni univoci) hanno permesso la condivisione di uno straordinario bagaglio di informazioni, conoscenze, rendendolo accessibile e fruibile per fini più diversi e per le diverse tipologie di immobili (chiese, case canoniche, oratori, terreni, alloggi, edifici più diversi). Ma non è sufficiente: per sviluppare un serio progetto manutentivo occorre conoscere più approfonditamente le peculiarità degli immobili censiti. Le domande sono sempre le stesse: abbiamo tutti i documenti che certificano la proprietà del patrimonio? Come ci ricordiamo delle scadenze amministrative, delle verifiche impiantistiche, della sicurezza? Come possiamo ottimizzare i costi di gestione e avere fornitori affidabili, con prezzi concorrenziali?
A queste e ad altre domande risponde lo strumento informatico studiato dalla Società IDS Unitelm e dal SiCEI, in collaborazione con l’Arcidiocesi di Milano, denominato “Fascicolo del Fabbricato e Piano di Manutenzione”. Le parrocchie, una volta che ne vengono in possesso, lo possono comodamente aggiornare, rendendolo fruibile ai referenti delle Curie che a livello territoriale hanno il controllo. Lo strumento informatico in uso dall’Arcidiocesi di Milano, grazie alla partnership sviluppata con la CEI, mira ad analizzare accuratamente l’immobile, realizzando una sorta di “risonanza magnetica”. È articolato in tre sezioni: il “quadro conoscitivo” che comprende le informazioni generali del fabbricato (ubicazione, proprietà, destinazione d’uso, certificazioni degli impianti, ecc.), il “quadro della sicurezza” che evidenzia l’idoneità tecnica dei fornitori e degli appaltatori che entrano in relazione con la Parrocchia e l’idoneità degli ambienti a disposizione della Parrocchia (certificato di agibilità, ecc.) e il “quadro della manutenzione” che consiste nella pianificazione di tutti gli interventi finalizzati ad una costante manutenzione dei fabbricati (parte strutturale, impiantistica, ecc.).
La metodologia e lo strumento informatico messi a punto e sperimentati con l’Arcidiocesi di Milano rappresentano solo la base, il punto di partenza di un progetto che dovrà crescere, articolarsi, modellarsi e svilupparsi sull’esigenza delle singole diocesi.
Il Progetto del Gruppo di ricercatori del Politecnico di Milano: il piano di manutenzione
La ricerca condotta da un Gruppo di ricercatori del Politecnico di Milano (altro partner importante) coordinata dall’architetto Cinzia Talamo, parte dalla constatazione che da sempre negli edifici di culto sono presenti fattori che rendono difficoltose le attività manutentive come ad esempio le altezze delle volte o la vulnerabilità di parti quali affreschi o vetrate.
L’aspetto innovativo della ricerca sta nell’aver messo a punto degli strumenti che verranno utilizzati trasversalmente da progettista, committente e chi si occupa della manutenzione dell’edificio, per stimolare il confronto, lavorando su obiettivi comuni e condivisi.
I software ( 2 ) che verranno presentati interessano, innanzitutto l'aspetto della definizione del quadro delle richieste da inserire nel Documento Preliminare della Progettazione da considerarsi alla base delle successive fasi di verifica, analogamente alla predisposizione di linee orientative per i tecnici; per poi arrivare alla definizione di procedure, supportate da format unificati, per la stesura e la gestione di manuali e piani di manutenzione
La ricerca propone un ventaglio di ipotesi riconducibili a tre tipologie di casi, per i quali possono essere sviluppati diversi modelli procedurali:
 Il piano di manutenzione sviluppato in sede di progetto;
 Il piano di manutenzione sviluppato su edifici esistenti, dei quali è carente o pressoché assente una documentazione di progetto e sono assenti informazioni circa la storia gestionale dell’immobile;
 Il piano di manutenzione su edifici esistenti del quale è disponibile il progetto esecutivo.
Verso un progetto “dinamico”: al centro dell’attenzione, condivisione e integrazione.
Entrambi i progetti che verranno presentati, mettono in luce la complessità e le molteplici sfaccettature di un tema, come quello della manutenzione, che è stato purtroppo relegato troppo tempo ad un ruolo marginale rispetto a quello della progettazione. Più che parlare di procedure sarebbe meglio parlare di un percorso che sta intraprendendo la CEI, un percorso articolato che ingloba, mette a confronto le esperienze messe in atto nelle varie diocesi, tenendo sempre presente alcuni punti-chiave fra cui il rispetto dell’identità dell’immobile su cui si interviene.