sabato 18 marzo 2017

Francia
L'Osservatore Romano
Padre Jacques Mourad, monaco siriano della comunità di Mar Moussa, per cinque mesi ostaggio del cosiddetto stato islamico; padre Philippe Blot, membro delle Missions etrangères de Paris, impegnato nel soccorso dei rifugiati nordcoreani; suor Marie-Catherine Kingbo, fondatrice in Niger della congregazione delle serve di Cristo. Sono i tre “grandi testimoni” della Nuit des témoins 2017, organizzata in Francia dalla fondazione di diritto pontificio Aiuto alla Chiesa che soffre.
Dal 23 al 27 marzo, a Reims, Parigi, Sainte-Anne-d’Auray, Monaco e Perpignan, si terranno altrettante veglie di preghiera per i cristiani perseguitati. In particolare a Parigi, nella cattedrale di Notre-Dame, avrà luogo nel tardo pomeriggio di venerdì 24 una concelebrazione eucaristica presieduta dal vescovo ausiliare Jérôme Beau, alla quale seguirà la veglia.
Si tratta della nona edizione della Notte dei testimoni, promossa da Aide à l’Église en détresse. L’obiettivo è «attirare la pubblica attenzione sulla dura realtà della persecuzione contro i cristiani e per impedire che sulle loro storie cali la consueta indifferenza».
I tre testimoni convocati per l’occasione offriranno al riguardo il loro impegno. Nel corso delle serate verranno inoltre portati in processione i ritratti dei sacerdoti e religiosi uccisi nell’ultimo anno in Messico, in Repubblica Democratica del Congo e in altri paesi. «La forza di questa iniziativa — spiega Marc Fromager, direttore di Aide à l’Église en détresse — è dare la parola a testimoni che vivono ciò che dicono, spesso a rischio della loro vita. È la parola in atti e ciò tocca il cuore».
L’invito è dunque a onorare i martiri della fede, preti, religiosi, religiose e laici impegnati in regioni difficili, come la Corea del Nord, ha ricordato Alessandro Monteduro, direttore di Acs-Italia, e il Niger, «dove Boko Haram sta espandendo costantemente il proprio raggio di azione. L’obiettivo della formazione terroristica è dar vita a uno stato islamico con la più rigida applicazione della sharia». Circa la Siria, Monteduro — ricordando il sesto anniversario dall’inizio della crisi (15 marzo 2011) — rileva che prima del conflitto i cristiani erano circa un milione e mezzo, cioè il dieci per cento della popolazione. Secondo una stima della diocesi di Alep dei Caldei, nel 2016 nell’intera Siria ne sono rimasti circa 500.000. Il restante milione ha abbandonato la nazione. Ad Aleppo si è passati da 160.000 a 35.000, a Homs da 40.000 a 2000.
Per tutti questi motivi è necessario continuare nell’opera di sensibilizzazione: «Il fenomeno è gravemente sottovalutato. In Europa l’attenzione si desta solo quando si verifica qualche fatto di cronaca, ma una volta passato il clamore si ritorna alla consueta indifferenza. Per questo — sottolinea Monteduro — la nostra fondazione organizza dei grandi eventi, in Francia come in altre nazioni».

L'Osservatore Romano, 17-18 marzo 2017.