martedì 21 marzo 2017

Filippine
Leader cristiani delle Filippine sul primo storico accordo fra governo e ribelli. Finalmente la pace
L'Osservatore Romano
I leader delle Chiese cristiane delle Filippine accolgono con soddisfazione il recente primo accordo di pace raggiunto tra il governo di Manila e i ribelli comunisti rappresentati dal Fronte democratico nazionale. E, anzi, auspicano che il prossimo round al tavolo dei negoziati possa finalmente approdare a risultati giusti e duraturi, ponendo così termine a uno scontro che dura da quasi mezzo secolo e che ha lasciato sul terreno circa 40.000 morti tra combattenti e civili. «I negoziati non dovrebbero impantanarsi in un vortice di accuse e controaccuse», si sostiene nella dichiarazione diffusa dalla Philippine Ecumenical Peace Platform, sigla che raggruppa le principali realtà cristiane del paese e che ha appunto salutato il recente accordo come un primo risultato della «forza del principio del dialogo».
Il governo e i rappresentati dal Fronte democratico nazionale filippino, come è noto, hanno raggiunto pochi giorni fa un importante accordo per tornare al tavolo dei negoziati di pace, dopo la precedente rottura del dialogo e del cessate il fuoco del febbraio scorso. L’intesa è stata raggiunta nel corso di due giorni di colloqui informali avvenuti nei Paesi Bassi. Al termine il consigliere presidenziale, Jesus Dureza, ha dichiarato alla stampa che i negoziati per discutere i termini di un più ampio cessate il fuoco riprenderanno la prima settimana di aprile, con la mediazione della Norvegia. Un nuovo successivo round dei colloqui è già previsto per giugno. In base all’intesa, il governo di Manila si è impegnato a liberare 23 prigionieri politici. Quattro di essi prenderanno parte ai negoziati, mentre gli altri 19 sono stati scarcerati principalmente per ragioni umanitarie.
I leader cristiani — per i cattolici la dichiarazione è stata siglata dall’arcivescovo di Cagayan de Oro, Antonio J. Ledesma — invitano perciò i filippini a «pregare e lavorare per la pace», mettendo contemporaneamente in guardia nei confronti di quanti «mirano a rovinare» i negoziati. Infatti, viene sottolineato con realismo, anche se «ci saranno ancora sicuramente ostacoli verso una pace giusta e duratura», l’importante sarà «continuare a essere vigili e fare in modo che le parti rimangano coinvolte» nei colloqui. In questo senso, un «futuro migliore attende coloro che cercano la pace».
È dal 1968 che i guerriglieri comunisti filippini hanno avviato una dura lotta contro il governo di Manila, diventando uno dei più longevi e sanguinari movimenti di ribellione armata di tutto il continente. In passato i Paesi Bassi hanno ospitato i colloqui di pace fra i due fronti, interrotti nel 2004. Nonostante i tentativi dell’ex presidente Benigno Aquino, che ha fatto dei negoziati uno degli obiettivi del suo mandato, il tentativo di riaprire le trattative è naufragato nell’aprile del 2013, riaccendendo lo scontro.
L'Osservatore Romano, 20-21 marzo 2017