sabato 18 marzo 2017

L'Osservatore Romano
Con «l’aumento degli incidenti di matrice razziale e questa decisione», l’Europa sta mandando un messaggio chiaro: «le comunità religiose non sono più le benvenute». Così Pinchas Goldschmidt, presidente della Conferenza dei rabbini europei, ha commentato la sentenza della corte di giustizia dell’Unione europea che ha considerato legittimo il divieto di indossare il velo islamico al lavoro, più precisamente che non costituisce una discriminazione diretta la norma interna stabilita da un’impresa che vieta di indossare in modo visibile qualsiasi segno politico, filosofico o religioso.«La decisione manda segnali a tutti i gruppi religiosi nell’Ue. I leader politici dovrebbero invece agire per assicurare che l’Europa non isoli le minoranze religiose e rimanga un continente diverso e aperto», ha osservato Goldschmidt.
Anche la Chiesa anglicana ha criticato la pronuncia dei giudici, affermando che impedirebbe ai cristiani di esercitare la loro libertà religiosa. Il vescovo di Leeds, Nicholas Baines, ha detto che questa sentenza «solleva questioni vitali sulla libertà di espressione, non solo di religione, e dimostra che la negazione della libertà di religione non è un atto neutrale, al contrario di quanto si vuole far intendere».
È intervenuto inoltre Izzeddin Elzir, imam di Firenze e presidente dell’Unione delle comunità islamiche in Italia, il quale ha definito la decisione della corte «una sentenza di mercato, non una sentenza di valore. E se l’Europa decide di seguire il mercato, rischia che il rispetto per la libertà dell’essere umano prima o poi verrà cancellato», ha aggiunto. Com’è noto i giudici sono stati chiamati a pronunciarsi su due casi, avvenuti in Francia e in Belgio, entrambi riguardanti il diritto di indossare il velo islamico sul posto di lavoro. Elzir osserva che la sentenza deve essere comunque contestualizzata: «La situazione italiana è diversa, ma certamente questo pronunciamento della corte non aiuta la convivenza pacifica. Si stanno costruendo muri mentali che purtroppo fanno breccia su muri di diffidenza già esistenti. Stiamo assistendo, sia negli Stati Uniti sia in Europa, alla diffusione di un clima di paura e gli spazi di libertà stanno diminuendo», ha detto al Sir.
L'Osservatore Romano, 17-18 marzo 2017.