giovedì 12 gennaio 2017

(Luis Badilla - Francesco Gagliano - ©copyright) Domenica la Chiesa celebra la 103.ma Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, il Messaggio del Papa per questa ricorrenza propone come tema centrale la questione dei “Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce” (pubblicato l'8 settembre scorso). Perché la 103.ma Giornata? Vatican.va ricorda il contesto storico in cui nacque questo evento: "Questa ricorrenza trova la sua origine nella lettera circolare “Il dolore e le preoccupazioni” che la Sacra Congregazione Concistoriale inviò il 6 dicembre 1914 agli Ordinari Diocesani Italiani. In essa, si chiedeva per la prima volta di istituire una Giornata annuale di sensibilizzazione sul fenomeno della migrazione e anche per promuovere una colletta a favore delle opere pastorali per gli emigrati italiani e per la formazione dei missionari d’emigrazione. Conseguenza di quella missiva fu, il 21 febbraio 1915, la celebrazione della prima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato".
Fra il 1915 e il 1962 la Giornata fu celebrata ogni anno con diverse variazioni nella sua impostazione originaria - emigranti/migranti - restando però sempre legata alla sua vocazione più ampia: i migranti. Col passare degli anni e alla luce dei cambiamenti epocali subentrati nei decenni scorsi, la Giornata si è gradualmente consolidata nella odierna dicitura, "rifugiati e migranti".
Paolo VI
In epoca più recente, nel suo Radiomessaggio del 24 novembre 1963, il beato Paolo VI così aprì la sua allocuzione: «La carità della Chiesa ha fissato una giornata particolare, che sarà quest’ anno domenica 1° dicembre, inizio dell’ Avvento, per gli Emigranti. L’ Emigrazione - da un Paese all’ altro, ovvero entro il territorio d’ uno stesso Paese - costituisce oggi uno dei fenomeni più importanti e più gravi nella vita del mondo. La Chiesa, attenta e sollecita verso i problemi dell’ umanità, non è stata indifferente davanti al problema dell’Emigrazione. Durante e dopo la guerra specialmente, quando tale fenomeno si è verificato nella sua forma più dolorosa e più disordinata delle trasmigrazioni dei Profughi, non ha tardato ad interessarsi con ogni mezzo a sua disposizione: quello dell’ assistenza caritativa, quello degli interventi diplomatici, quello delle precisazioni dottrinali, per temperare i disagi e i disordini dell’ emigrazione violenta, o forzata, o priva di guida e di aiuto. 
La Santa Sede, per la voce specialmente di Papa Pio XII, di venerata memoria, ha parlato molte volte su questione così complessa e penosa; e per quanto riguarda particolarmente gli aspetti religiosi e pastorali dell’ Emigrazione, essa ha emanato una Costituzione Apostolica, ormai ben nota, dal titolo «Exsul Familia» (in latino). Più recentemente il Nostro Predecessore Papa Giovanni XXIII, di felice ricordo, ha piuttosto osservato il fenomeno dell’ Emigrazione spontanea, ed ha chiaramente confermato il diritto che per sè gli uomini hanno alla scelta della loro dimora e alla ricerca, anche fuori delle loro normali residenze, di lavoro e di benessere, riconoscendo così all’Emigrazione un legittimo titolo fondamentale. 
L’occhio materno della Chiesa ha poi guardato più oltre, alle conseguenze cioè che derivano dall’Emigrazione; conseguenze che, nelle loro prime manifestazioni, sono talvolta piene di difficoltà, di stenti, di affanni, di pericoli per chi emigra; piene di sofferenze d’ogni genere e non meno di pericoli per coloro che rimangono nelle dimore abituali, privi dei loro congiunti partiti per sedi forestiere e lontane».
Il dolore di Papa Montini
Nel Radiomessaggio di 53 anni fa Paolo VI pronunciava parole tuttora estremamente attuali: «Conseguenze ancora piene di disturbi e di inconvenienti per coloro nelle cui regioni avviene la estesa Emigrazione. Questi spostamenti di popolazioni, resi facili e rapidi dai mezzi moderni di comunicazione, hanno incidenze d’ogni genere sulla nostra società; e se una è positiva, quella economica, molte altre sono, almeno al principio del fenomeno emigratorio, negative, specialmente per quanto riguarda gli animi degli Emigranti, avulsi dai loro ambienti, e non ancora assorbiti organicamente e spiritualmente negli ambienti nei quali sono arrivati. 
Noi guardiamo in modo particolare a ciò che gli Emigranti soffrono in tali loro spostamenti: soffrono un trauma spirituale e morale, che turba ogni interiore giudizio, e mentre nei loro animi si insinuano aspirazioni d’ogni genere, tra le quali una è buona e degna, quella d’una migliore condizione di vita, una facile confusione di idee si produce, nella quale sono scossi i principii, sui quali si fondava l’onestà, la normalità, la umanità della loro psicologia. Quanti Emigranti perdono così ogni abitudine religiosa, quanti sentono avversione e rancore verso la società, nella quale ancora non hanno un posto ordinato e soddisfacente, e quanti sono sconvolti negli stessi affetti familiari dalla tristezza delle condizioni in cui si trovano e dall’insorgenza di disordinate passioni! 
L’Emigrazione provoca crisi religiose e morali così gravi e così diffuse e avviene con tali sofferenze e tali penose conseguenze, che il ministero pastorale della Chiesa non può disinteressarsi di essa; e quanto più in questi anni il fenomeno emigratorio si accentua e si inasprisce, tanto più la sollecitudine del Clero diocesano, dei Religiosi e del Laicato cattolico deve intervenire e mostrare una capacità tempestiva e molteplice di portare conforto e assistenza agli Emigranti pari al bisogno, oggi cresciuto ed urgente. Perciò anche Noi alziamo la Nostra voce implorante per un nuovo sviluppo dell’azione religiosa e assistenziale in favore degli Emigranti. Essa spera di trovare ascolto, - per l’amore a Nostro Signor Gesù Cristo, che negli Emigranti è sofferente, è pellegrino, è bisognoso -, presso i Vescovi Nostri Fratelli, presso i Parroci, presso le tante istituzioni cattoliche di beneficenza e di assistenza, presso l’Azione Cattolica e le associazioni operanti sotto la guida della Chiesa».
Stralci del Messaggio per la Giornata di domenica 17 gennaio 2017 di Papa Francesco
- «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato» (Mc 9,37; cfr Mt 18,5; Lc 9,48; Gv 13,20). Con queste parole gli Evangelisti ricordano alla comunità cristiana un insegnamento di Gesù che è entusiasmante e, insieme, carico di impegno.
- Ma gli Evangelisti si soffermano anche sulla responsabilità di chi va contro la misericordia: «Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare» (Mt 18,6; cfr Mc 9,42; Lc 17,2).
- Come non pensare a questo severo monito considerando lo sfruttamento esercitato da gente senza scrupoli a danno di tante bambine e tanti bambini avviati alla prostituzione o presi nel giro della pornografia, resi schiavi del lavoro minorile o arruolati come soldati, coinvolti in traffici di droga e altre forme di delinquenza, forzati alla fuga da conflitti e persecuzioni, col rischio di ritrovarsi soli e abbandonati?
- Le migrazioni, oggi, non sono un fenomeno limitato ad alcune aree del pianeta, ma toccano tutti i continenti e vanno sempre più assumendo le dimensioni di una drammatica questione mondiale. Non si tratta solo di persone in cerca di un lavoro dignitoso o di migliori condizioni di vita, ma anche di uomini e donne, anziani e bambini che sono costretti ad abbandonare le loro case con la speranza di salvarsi e di trovare altrove pace e sicurezza.
- Sono in primo luogo i minori a pagare i costi gravosi dell’emigrazione, provocata quasi sempre dalla violenza, dalla miseria e dalle condizioni ambientali, fattori ai quali si associa anche la globalizzazione nei suoi aspetti negativi. La corsa sfrenata verso guadagni rapidi e facili comporta anche lo sviluppo di aberranti piaghe come il traffico di bambini, lo sfruttamento e l’abuso di minori e, in generale, la privazione dei diritti inerenti alla fanciullezza sanciti dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia.
- Tra i migranti, invece, i fanciulli costituiscono il gruppo più vulnerabile perché, mentre si affacciano alla vita, sono invisibili e senza voce: la precarietà li priva di documenti, nascondendoli agli occhi del mondo; l’assenza di adulti che li accompagnano impedisce che la loro voce si alzi e si faccia sentire. In tal modo, i minori migranti finiscono facilmente nei livelli più bassi del degrado umano, dove illegalità e violenza bruciano in una fiammata il futuro di troppi innocenti, mentre la rete dell’abuso dei minori è dura da spezzare.
- Come rispondere a tale realtà? Prima di tutto rendendosi consapevoli che il fenomeno migratorio non è avulso dalla storia della salvezza, anzi, ne fa parte. Ad esso è connesso un comandamento di Dio: «Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto» (Es 22,20); «Amate dunque il forestiero, perché anche voi foste forestieri nella terra d’Egitto» (Dt 10,19). Tale fenomeno costituisce un segno dei tempi, un segno che parla dell’opera provvidenziale di Dio nella storia e nella comunità umana in vista della comunione universale.
- Pur senza misconoscere le problematiche e, spesso, i drammi e le tragedie delle migrazioni, come pure le difficoltà connesse all’accoglienza dignitosa di queste persone, la Chiesa incoraggia a riconoscere il disegno di Dio anche in questo fenomeno, con la certezza che nessuno è straniero nella comunità cristiana, che abbraccia «ogni nazione, razza, popolo e lingua» (Ap 7,9). Ognuno è prezioso, le persone sono più importanti delle cose e il valore di ogni istituzione si misura sul modo in cui tratta la vita e la dignità dell’essere umano, soprattutto in condizioni di vulnerabilità, come nel caso dei minori migranti.
- Inoltre occorre puntare sulla protezione, sull’integrazione e su soluzioni durature. Anzitutto, si tratta di adottare ogni possibile misura per garantire ai minori migranti protezione e difesa, perché «questi ragazzi e ragazze finiscono spesso in strada abbandonati a sé stessi e preda di sfruttatori senza scrupoli che, più di qualche volta, li trasformano in oggetto di violenza fisica, morale e sessuale» (Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2008).
- Del resto, la linea di demarcazione tra migrazione e traffico può farsi a volte molto sottile. Molti sono i fattori che contribuiscono a creare uno stato di vulnerabilità nei migranti, specie se minori: l’indigenza e la carenza di mezzi di sopravvivenza – cui si aggiungono aspettative irreali indotte dai media –; il basso livello di alfabetizzazione; l’ignoranza delle leggi, della cultura e spesso della lingua dei Paesi ospitanti.
- È necessario, pertanto, che gli immigrati, proprio per il bene dei loro bambini, collaborino sempre più strettamente con le comunità che li accolgono. Con tanta gratitudine guardiamo agli organismi e alle istituzioni, ecclesiali e civili, che con grande impegno offrono tempo e risorse per proteggere i minori da svariate forme di abuso. E’ importante che si attuino collaborazioni sempre più efficaci ed incisive, basate non solo sullo scambio di informazioni, ma anche sull’intensificazione di reti capaci di assicurare interventi tempestivi e capillari.
- In secondo luogo, bisogna lavorare per l’integrazione dei bambini e dei ragazzi migranti. Essi dipendono in tutto dalla comunità degli adulti e, molto spesso, la scarsità di risorse finanziarie diventa impedimento all’adozione di adeguate politiche di accoglienza, di assistenza e di inclusione. Di conseguenza, invece di favorire l’inserimento sociale dei minori migranti, o programmi di rimpatrio sicuro e assistito, si cerca solo di impedire il loro ingresso, favorendo così il ricorso a reti illegali; oppure essi vengono rimandati nel Paese d’origine senza assicurarsi che ciò corrisponda al loro effettivo “interesse superiore”.
- La condizione dei migranti minorenni è ancora più grave quando si trovano in stato di irregolarità o quando vengono assoldati dalla criminalità organizzata. Allora essi sono spesso destinati a centri di detenzione. Non è raro, infatti, che vengano arrestati e, poiché non hanno denaro per pagare la cauzione o il viaggio di ritorno, possono rimanere per lunghi periodi reclusi, esposti ad abusi e violenze di vario genere. In tali casi, il diritto degli Stati a gestire i flussi migratori e a salvaguardare il bene comune nazionale deve coniugarsi con il dovere di risolvere e di regolarizzare la posizione dei migranti minorenni, nel pieno rispetto della loro dignità e cercando di andare incontro alle loro esigenze, quando sono soli, ma anche a quelle dei loro genitori, per il bene dell’intero nucleo familiare.
- In terzo luogo, rivolgo a tutti un accorato appello affinché si cerchino e si adottino soluzioni durature. Poiché si tratta di un fenomeno complesso, la questione dei migranti minorenni va affrontata alla radice. Guerre, violazioni dei diritti umani, corruzione, povertà, squilibri e disastri ambientali fanno parte delle cause del problema. I bambini sono i primi a soffrirne, subendo a volte torture e violenze corporali, che si accompagnano a quelle morali e psichiche, lasciando in essi dei segni quasi sempre indelebili. È assolutamente necessario, pertanto, affrontare nei Paesi d’origine le cause che provocano le migrazioni.
- Infine, desidero rivolgere una parola a voi, che camminate a fianco di bambini e ragazzi sulle vie dell’emigrazione: essi hanno bisogno del vostro prezioso aiuto, e anche la Chiesa ha bisogno di voi e vi sostiene nel generoso servizio che prestate. Non stancatevi di vivere con coraggio la buona testimonianza del Vangelo, che vi chiama a riconoscere e accogliere il Signore Gesù presente nei più piccoli e vulnerabili.