giovedì 8 dicembre 2016

(Mimmo Muolo) Beato chi guarda la storia con gli occhi degli ultimi. Beato cioè chi non si accontenta «dello sguardo furbo» dei mercati o di quello digitale «degli smartphone con le loro ormai appendici umane», ma va a cercare gli occhi dei poveri. «Proprio come ha fatto il segretario generale della Cei, Nunzio Galantino con i suoi interventi ora raccolti in volume». È lo storico Alberto Melloni a presentare così il libro 'Beati quelli che non si accontentano' (Editrice Ave), che ieri pomeriggio è stato presentato nella sede dell' Istituto Sturzo, a Roma, presenti lo stesso autore, il già citato Melloni, il vaticanista Andrea Tornielli e Nicola Antonetti (presidente dell' Istituto ospitante), moderati dal presidente nazionale dell' Azione Cattolica, Matteo Truffelli.Secondo Melloni questo libro «ha la capacità di riuscire a far vedere che rinchiudere la Chiesa nell' ambito ristrettissimo della 'politica politicante' non fa bene né alla Chiesa né alla politica». Al contrario, in questo «tempo di guerra», la Chiesa in Italia è chiamata a fare il percorso indicatole da papa Francesco che è quello della sinodalità, andando verso un'«espressione di autentica communio ». Tutto questo, ha aggiunto, si risolverà anche in un servizio all' Italia, poiché «oggi c' è bisogno di ricucire un Paese profondamente ferito». Il libro, infatti, si compone di due parti: discorsi civili e discorsi ecclesiali. E proprio in riferimento ai primi, Tornielli ha ricordato come l' esempio di Alcide De Gasperi, al centro di uno dei contributi del volume, «sia da prendere sul serio anche oggi che viviamo in un' epoca di sfide simili a quelle che egli dovette affrontare. Soprattutto bisogna superare la fase dei vescovi pilota, ma anche dei laici che hanno bisogno di farsi pilotare». Al termine della presentazione, monsignor Galantino ha sottolineato che nel volume ha trasfuso la fatica di «mettersi in gioco senza la pretesa di infallibilità, ma con lo scopo di contribuire a costruire ponti e non muri, come dice papa Francesco, fuori e dentro la Chiesa». Il grazie del presule è andato ai vescovi e ai tanti sacerdoti e laici che collaborano alla Cei, dove - ha detto - «non c' è un uomo solo al comando, Galantino appunto, che va contro qualcuno (queste sono fantasie) », ma persone che lavorano per il bene comune.