giovedì 24 novembre 2016

Vaticano
Videomessaggio del Santo Padre per la VI edizione del Festival della Dottrina Sociale della Chiesa (Verona, 24-27 novembre 2016)
Sala stampa della Santa Sede
[Text: Italiano, English, Español]
Dal 24 al 27 novembre 2016 è in programma a Verona la VI edizione del Festival della Dottrina Sociale della Chiesa, sul tema: “In mezzo alla gente”. Riportiamo di seguito la trascrizione del videomessaggio che Papa Francesco invia questa sera ai partecipanti all’evento:
Videomessaggio del Santo Padre
Un caro saluto a tutti voi che partecipate al VI Festival della Dottrina sociale della Chiesa. Il tema di quest’anno è: “In mezzo alla gente”. Esso esprime una grande verità: noi siamo fatti per stare con gli altri - lo ricordavo all’indomani della mia elezione a vescovo di Roma. La nostra umanità si arricchisce molto se stiamo con tutti gli altri e in qualsiasi situazione essi si trovano. È l’isolamento che fa male non la condivisione. L’isolamento sviluppa paura e diffidenza e impedisce di godere della fraternità. Bisogna proprio dirci che si corrono più rischi quando ci isoliamo di quando ci apriamo all’altro: la possibilità di farci male non sta nell’incontro ma nella chiusura e nel rifiuto. La stessa cosa vale quando ci facciamo carico di qualcun altro: penso a un ammalato, a un vecchio, a un immigrato, a un povero, a un disoccupato. Quando ci prendiamo cura dell’altro ci complichiamo meno la vita di quando siamo concentrati solo su noi stessi.

Stare in mezzo alla gente non significa solo essere aperti e incontrare gli altri ma anche lasciarci incontrare. Siamo noi che abbiamo bisogno di essere guardati, chiamati, toccati, interpellati, siamo noi che abbiamo bisogno degli altri per poter essere resi partecipi di tutto ciò che solo gli altri ci possono dare. La relazione chiede questo scambio tra persone: l’esperienza ci dice che di solito dagli altri riceviamo di più di quanto diamo. Tra la nostra gente c’è un’autentica ricchezza umana. Sono innumerevoli le storie di solidarietà, di aiuto, di sostegno che si vivono nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità. Impressionante è come alcune persone vivono con dignità la ristrettezza economica, il dolore, il lavoro duro, la prova. Incontrando queste persone tocchi con mano la loro grandezza e ricevi quasi una luce per cui diventa chiaro che si può coltivare una speranza per il futuro; si può credere che il bene è più forte del male perché ci sono loro. Stando in mezzo alla gente abbiamo accesso all’insegnamento dei fatti. Faccio un esempio: mi hanno raccontato che poco tempo fa è morta una ragazza di 19 anni. Il dolore è stato immenso, in tantissimi hanno partecipato al funerale. Ciò che ha colpito tutti è stata non solo l’assenza di disperazione, ma la percezione di una certa serenità. Le persone dopo il funerale si comunicavano lo stupore di essere uscite dalla celebrazione sollevate da un peso. La mamma della giovane ha detto: “Ho ricevuto la grazia della serenità”. La vita quotidiana è intessuta di questi fatti che segnano la nostra esistenza: essi non perdono mai efficacia anche se non entrano a far parte dei titoli dei quotidiani. Succede proprio così: senza discorsi o spiegazioni si capisce cosa nella vita vale o non vale.
Stare in mezzo alla gente significa anche avvertire che ognuno di noi è parte di un popolo. La vita concreta è possibile perché non è la somma di tante individualità, ma è l’articolazione di tante persone che concorrono alla costituzione del bene comune. Essere insieme ci aiuta a vedere l’insieme. Quando vediamo l’insieme, il nostro sguardo viene arricchito e risulta evidente che i ruoli che ognuno svolge all’interno delle dinamiche sociali non possono mai essere isolati o assolutizzati. Quando il popolo è separato da chi comanda, quando si fanno scelte in forza del potere e non della condivisione popolare, quando chi comanda è più importante del popolo e le decisioni sono prese da pochi, o sono anonime, o sono dettate sempre da emergenze vere o presunte, allora l’armonia sociale è messa in pericolo con gravi conseguenze per la gente: aumenta la povertà, è messa a repentaglio la pace, comandano i soldi e la gente sta male. Stare in mezzo alla gente quindi fa bene non solo alla vita dei singoli ma è un bene per tutti.
Stare in mezzo alla gente evidenzia la pluralità di colori, culture, razze e religioni. La gente fa toccare con mano la ricchezza e la bellezza della diversità. Solo con una grande violenza si potrebbe ridurre la varietà a uniformità, la pluralità di pensieri e di azioni ad un unico modo di fare e di pensare. Quando si sta con la gente si tocca l’umanità: non c’è mai solo la testa, c’è sempre anche il cuore, c’è più concretezza e meno ideologia. Per risolvere i problemi della gente bisogna partire dal basso, sporcarci la mani, avere coraggio, ascoltare gli ultimi. Penso ci venga spontaneo chiederci: come si fa a fare così? Possiamo trovare la risposta guardando a Maria. Ella è serva, è umile, è misericordiosa, è in cammino con noi, è concreta, non è mai al centro della scena ma è una presenza costante. Se guardiamo a Lei troviamo il modo migliore di stare in mezzo alla gente. Guardando a Lei possiamo percorrere tutti sentieri dell’umano senza paure e pregiudizi, con Lei possiamo diventare capaci di non escludere nessuno. Questo è il mio augurio per tutti voi.
Prima di salutarvi desidero ringraziare il Vescovo di Verona per l’accoglienza, tutti i volontari per la loro disponibilità e generosità, don Adriano Vincenzi per il lavoro svolto per la conoscenza e l’attualizzazione della dottrina sociale della Chiesa. E mi raccomando: non dimenticatevi di pregare per me. Grazie!
Traduzione in lingua inglese 

A warm greeting to all of you attending the Sixth Festival of the Social Doctrine of the Church. The theme this year is: “In the midst of the people”. This expresses the great truth – we are made to be with others – that I reiterated in the aftermath of my election as bishop of Rome. Our humanity is greatly enriched if we are with all other people, whatever their situation. It is isolation, not sharing, that harms. Isolation develops into fear and distrust, and prevents us from enjoying fraternity. It must be said that we run greater risks when we isolate ourselves than when we open ourselves up to others: the possibility of harming ourselves resides not in encounter but in narrow-mindedness and denial. The same is true when we take responsibility for another person: I think of the sick, the elderly, immigrants, the poor, the unemployed. When we take care of another person, we complicate our lives less than when we concentrate only on ourselves.
To stay in the midst of the people does not only mean being open and encountering others, but also letting ourselves be encountered. We need to be looked at, called, touched, challenged; we need others so we can participate in all that which only others can give to us. Relationships demand this exchange between people: experience teaches us that usually we receive more from others than we give. Among our people there is a genuine human richness. There are innumerable stories of solidarity, of help, of support, experienced in our families and in our communities. It is impressive to see how some people bear, with dignity, economic hardship, pain, hard work and difficulties. Meeting these people, you touch their greatness with your hand, and receive almost a light by which it becomes clear that hope for the future can be cultivated; it can be believed that good is stronger than evil, because they are there. In the midst of the people, we have access to the teaching of facts. To provide an example: I was told that recently a girl died, aged just nineteen. It was immensely painful, and many people attended the funeral. What struck all those present was not only the absence of desperation, but the perception of a certain serenity. After the funeral, those who were there expressed their wonder at leaving the celebration with the sense of being relieved of a burden. The mother of the girl said, “I have received the grace of serenity”. Daily life is woven of these facts, that mark our existence: they never lose their effectiveness even though they never make the headlines. It happens just like that: without speeches or explanations one understands what does or does not have value in life.
Being in the midst of the people also means being aware that each one of us is part of a population. Real life is possible because it is not the sum of many individualities, but rather the articulation of many people who work together to constitute the common good. Being together helps us to see the whole. When we see the whole, our outlook is enriched and it becomes evident that the roles that each person fulfils within social dynamics can never be isolated or rendered absolute. When the people are separated from those in command, when decisions are made by power and not by popular sharing, when those who command are more important than the people and decisions are made by the few, or anonymously, or always dictated by real or presumed emergencies, then social harmony is endangered, with serious consequences for the people: poverty increases, peace is jeopardised, money takes control and the people suffer. Being in the midst of the people therefore is good not only for the life of individuals, but is good for all.
Being in the midst of the people highlights the plurality of colours, cultures, races and religions. People enable you to touch the richness and beauty of diversity. Only by great violence can variety be reduced to uniformity, the plurality of thoughts and actions to a sole way of acting and thinking. When you are with the people you touch humanity: there is never just the head, there is always the heart too; there is more concreteness and less ideology. To resolve the problems of the people, it is necessary to start from the ground, to get our hands dirty, to be courageous, to listen to others. I think that it comes naturally to us to ask, how can one do this? We can find the answer by looking to Mary. She is a servant, humble and merciful, she journeys with us, she is concrete. She never takes centre stage but hers is a constant presence. If we look to Her, we find the best way of being in the midst of the people. Looking to Her, we can all follow human paths without fear or prejudice, and with Her we can become capable of not excluding anyone. This is my hope for all of you.
Before bidding farewell, I would like to thank the bishop of Verona for his welcome, all the volunteers for their willingness and generosity, and Don Adriano Vincenzi for his work in the study and implementation of the social doctrine of the Church. And may I remind you, do not forget to pray for me. Thank you.
Traduzione in lingua spagnola 

Un afectuoso saludo para todos vosotros que participáis en el VI Festival de la Doctrina Social de la Iglesia. El tema de este año, que es: "En medio de la gente", expresa una gran verdad: estamos hechos para estar con los demás, como recordaba el día después de mi elección como Obispo de Roma. Nuestra humanidad se enriquece mucho si estamos con todos los demás y en cualquier situación en que se encuentren. Lo que hace daño es el aislamiento, no la compartición. El aislamiento es caldo de cultivo para el miedo y la desconfianza e impide disfrutar de la fraternidad. Es necesario que nos digamos que se corren más riesgos cuando nos aislamos que cuando nos abrimos a los demás: la capacidad de hacerse daño no es propia del encuentro, sino del cierre y del rechazo. Lo mismo vale cuando nos hacemos cargo de alguien: pienso en una persona enferma, en un anciano, en un emigrante, en un pobre, en un desempleado. Cuando nos ocupamos de los demás nos complicamos menos la vida que cuando estamos centrados solamente en nosotros mismos.
Estar en medio de la gente no significa solamente ser abiertos y encontrar a los demás, sino también dejarse encontrar. Somos nosotros los que necesitamos que nos miren, que nos llamen, que nos toquen, que nos interpelen, somos nosotros los que necesitamos a los demás para poder participar en todo lo que solamente los demás nos pueden dar. La relación exige este intercambio entre las personas; la experiencia nos dice que, por lo general, de los demás recibimos más de lo que damos. Hay una verdadera riqueza humana entre nuestra gente. Son innumerables las historias de solidaridad, de ayuda, de apoyo, vividas en nuestras familias y en nuestras comunidades. Es impresionante cómo algunas personas viven con dignidad las dificultades económicas, el dolor, el trabajo duro, las pruebas. Cuando encuentras a estas personas sientes de cerca su grandeza, y es como si una luz te mostrase con claridad que se puede cultivar una esperanza para el futuro; se puede creer que el bien es más fuerte que el mal porque ellas están aquí. Estando en medio de la gente tenemos acceso a la enseñanza de los hechos. Pongo un ejemplo: Me dijeron que hace poco murió una chica de 19 años. El dolor fue inmenso, muchísimos asistieron al funeral. Lo que sorprendió a todos no fue solo la ausencia de la desesperación, sino la percepción de una cierta serenidad. Las personas, después del funeral, se decían unas a otras con asombro que habían salido de la celebración como liberadas de un peso. La madre de la joven dijo: "He recibido la gracia de la serenidad". La vida cotidiana está entretejida con estos hechos que marcan nuestra existencia: nunca pierden eficacia aunque no pasen a ser titulares de los diarios. Sucede así: sin discursos ni explicaciones se entiende lo que en la vida vale o no la pena.
Estar en medio de la gente también significa darse cuenta de que cada uno de nosotros es parte de un pueblo. La vida concreta es posible porque no es la suma de tantas individualidades, sino la articulación de tantas personas que contribuyen a la creación del bien común. Estar juntos nos ayuda a ver el conjunto. Cuando vemos el conjunto, nuestra mirada se enriquece y resulta evidente que los papeles que desempeña cada uno dentro de la dinámica social nunca pueden ser aislados o absolutos. Cuando se separa al pueblo de los que mandan, cuando se toman decisiones basadas en el poder y no en la compartición popular, cuando el que manda es más importante que el pueblo y las decisiones las toman unos pocos, o son anónimas, o están siempre dictadas por emergencias verdaderas o presuntas, la armonía social se ve amenazada y las consecuencias son graves para las personas: aumenta la pobreza, peligra la paz, manda el dinero y la gente está mal. Por lo tanto, estar en medio de la gente no solamente hace bien a la vida del individuo, sino que es un bien para todo el mundo.
Estar en medio de la gente pone de manifiesto la pluralidad de colores, culturas, razas y religiones. La gente nos enseña la riqueza y la belleza de la diversidad. Solamente con una gran violencia se podría reducir la variedad a uniformidad, la pluralidad de pensamientos y acciones a una sola manera de hacer y de pensar. Cuando estás con la gente percibes la humanidad: nunca existe solamente la cabeza, siempre existe también el corazón; hay más sustancia y menos ideología. Para resolver los problemas de la gente hay que empezar desde abajo, ensuciarse las manos, tener valor, escuchar a los últimos. Creo que surge espontánea la pregunta de: ¿Cómo se hace ? Podemos encontrar la respuesta contemplando a María. Ella es sierva, es humilde, es misericordiosa, está en camino con nosotros, es concreta, no se pone nunca en el centro del escenario, pero es una presencia constante. Si nos fijamos en ella encontraremos la mejor manera de estar en medio de la gente. Si la miramos podremos recorrer todos los senderos de lo humano sin miedo y sin prejuicios; con ella podremos llegar a ser capaces de no excluir a nadie. Este es mi deseo para todos vosotros.
Antes de saludaros me gustaría dar las gracias al obispo de Verona por su acogida, a todos los voluntarios por su disponibilidad y generosidad, a don Adriano Vincenzi por su trabajo en pro del conocimiento y la actualización de la doctrina social de la Iglesia. Y, por favor, no os olvidéis de rezar por mí. ¡Gracias!